Space is the Place

Storie di spazio, storie di spazi
di Massimo Padalino

Piccola co(s)mica considerazione: quando nasce una stella sono sempre in pochi ad accorgersene. Perché nel mondo così come nel cielo ce ne sono già tante, che una in più o in meno non fa poi tanta differenza. Poi quella stella comincia a brillare. Forte. Sempre più forte. Finché nessuno potrà più ignorarla e tutti la guarderanno con co(s)mica ammirazione. Ebbene, è in questo preciso istante che la parola stella diventa una metafora spaziale, poiché, oltre ai corpi celesti, comincerà a indicare le persone baciate dal destino, dalla fama, dalla santità, le belle donne, i begli uomini eccetera.

Space is the Place è un oggetto letterario non identificato. Sorvola i cieli della letteratura rock come lo potrebbe fare un libro di Greil Marcus (vedi alla voce Lipstick Traces, ma togli punk e inserisci space rock). Space is the place è anche il titolo di un film «piuttosto facile da riassumere: dopo aver vagato nello spazio per anni a bordo di un razzo alimentato a musica, Sun Ra individua un pianeta che ritiene adatto alla rinascita della razza nera. Tornato sulla Terra, si ritrova nella Oakland del 1972 o giù di lì (dove le Pantere Nere sono nel mirino della polizia e dell’FBI). Per tutto il film Sun Ra lotterà contro il Sorvegliante, un demoniaco giocatore di carte che sfrutta la schiavizzazione del popolo nero. Sun Ra prometterà un “alter-destino” a chi vorrà seguirlo nello Spazio, ma il Sorvegliante, l’FBI e la NASA lo costringeranno ad abbandonare la Terra».
Non solo Sun Ra è uno degli esponenti dello space rock tra i più citati nel volume, ma anche la trama del film – utopica, visionaria e fuori di testa – ben rappresenta il lavoro di Padalino.
Lasciati perdere i Beatles (che escono dalla porta per rientrare dalla finestra) e Vinicio Capossela (in questo caso definitivamente), l’autore parte a razzo nel cosmo della cultura e traccia legami tra 1) alcune concezioni della fisica contemporanea 2) alcuni topoi della fantascienza 3) alcune scoperte della tecnica musicale (il Theremin, il Moog, il Synth, l’Intonarumori di Luigi Russolo) 4) alcune visioni dell’urbanistica 5) alcune scoperte della NASA (il suono delle costellazioni e l’International Space Orchestra) e la musica.
Definire quindi queste coltissime pagine “un saggio sullo space rock” è un insulto al libro e all’autore. Certo c’è molto su questo genere musicale, ma la prosa è diversa, magmatica: basti leggere le quattro “pennellate” con cui si dipinge quell’attimo di storia in cui una major decide di pubblicare il brano cosmico per eccellenza: Space Oddity di David Bowie.
«Il pianeta Terra è blu/E non c’è niente che io possa fare.
A dire il vero, qualcosa ci sarebbe, vero, David Robert Jones? Perché la tua storia ha qualcosa di davvero spaziale, che noi racconteremo così: Londra, maggio 1969. Dopo l’iniziale freddezza verso quella canzone, la Mercury Records ha finalmente deciso: il primo a registrarla sarai tu (che poi ne saresti l’autore). Bella mossa, Mr Jones, specialmente alla luce di quanto stiamo per scoprire. Suppergiù fra sessanta giorni, per l’esattezza martedì 20 luglio, accadrà un evento di portata… spaziale. Che notiziona, ragazzi! Ma le belle notizie non finiscono qui: “Ho appena ricevuto una lettera” ricorderà un giorno David-nessuno-mi-conosce-Bowie (alla vigilia della sua stratosferica trasformazione in David-tutti-mi-amano-e-mi-adorano-Bowie), “dice che vogliono pubblicarla come singolo”».
Coinvolgente, psichedelico, zeppo di riferimenti (tra gli altri compaiono John Cage, Albert Einstein, Lewis Carroll, Iannis Xenakis, David Byrne, gli Swan, Stockhausen…) la lettura di questo libro è controindicata per chiunque soffra di vertigini. È invece indicatissima per coloro che adorano la sensazione di risucchio nello stomaco e gli space trip in genere.

Massimo Padalino ha collaborato con magazine musicali e quotidiani come Blow Up, Rockerilla, Il Mucchio Extra e il Manifesto; è stato redattore della webzine Movimenta e del digital magazine SentireAscoltare. Ha partecipato al volume collettivo Rock e altre contaminazioni: 600 album fondamentali (Tuttle Edizioni 2003); ha pubblicato due volumi con i testi commentati dei Beatles e una fortunata biografia su Vinicio Capossela. Vive a Torviscosa (UD).



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