Speranza, sfida al Pd: via Rosatellum, Jobs act e Buona scuola e battiamo la destra

«Sono pronto a incontrare Renzi. Vogliamo discutere nel merito di legge elettorale, di bilancio e delle politiche sbagliate di questi anni, e farlo subito. Lo sfido, noi siamo disponibili già lunedì mattina. È l’ultima occasione per capire se il filo si è definitivamente spezzato o si può ancora riannodare». Ecco la proposta del leader di Mdp Roberto Speranza al segretario dem Matteo Renzi. Un incontro, domani stesso. Per capire se i giochi sono già chiusi o è possibile riaprire una discussione: «La destra, ovunque, è fortissima. E nessuno di noi può fare finta di niente. Io di certo non voglio».

Speranza, sta veramente dicendo che lunedì mattina, cioè domani, è pronto a incontrare l’arcinemico Renzi?

«Se si tratta di discutere di come cambiare la legge elettorale e la legge di bilancio, sono disposto a incontrare chiunque, anche lui. Lui è disponibile?».

Vuole trattare con Renzi, il segretario per il quale siete andati via dal Pd?

«Io parlo a tutto il Pd, ma so bene che non si può cambiare la legge elettorale e di bilancio senza che il suo segretario scelga di farlo. Per questo, ho deciso di sfidarli: riapriamo una discussione, a partire da questi due temi. Così si capiranno le reali intenzioni dei soggetti in campo».

È la solita tattica del cerino? Anche Renzi ha aperto a Mdp, ma nulla è cambiato.

«Ha aperto? Sicuro… poi ho sentito parlare di “traditori”. Vorrei essere chiaro: tra noi non c’è alcun problema personale, ma di linea politica. A meno che il segretario del Pd non continui ad avere più affinità a ragionare con Berlusconi, Salvini e Alfano».

Questo incontro sarebbe la premessa per avviare un percorso di ricostruzione del centrosinistra in vista delle politiche?

«La rottura nel Pd è arrivata dopo una frattura nella società italiana. Con studenti, insegnanti, lavoratori e mondo ambientalista. Se si ha il coraggio di ricomporre questa frattura, e di ragionare di una politica di radicale discontinuità, allora anche noi dobbiamo avere il coraggio di confrontarci».

E se invece Renzi rifiuta di incontrarla?

«Allora è chiaro che per noi l’unica possibilità sarà quella di presentare un progetto alternativo, democratico e popolare, al quale tra l’altro stiamo già lavorando».

Torniamo al merito della trattativa. Cosa chiedete a Renzi sul Rosatellum?

«Martedì in Senato si apre la discussione. Se vuole aprire un confronto reale, abbandoni la strada della fiducia ed eviti un’ulteriore violenza al Parlamento. Lavoriamo per migliorare il testo».

Niente fiducia, e poi?

«Il Rosatellum prevede che due terzi del Parlamento siano nominati dalle segreterie di partito. Modifichiamolo, introducendo le preferenze nelle liste bloccate proporzionali oppure aumentando il numero dei collegi uninominali. E si preveda anche il voto disgiunto, per ampliare la possibilità di scelta degli elettori e togliere la camicia di forza in cui vengono costretti oggi i soggetti politici».

E sulla legge di bilancio?

«Il testo attuale è molto debole, ancora con bonus e regalie fiscali. Rimettiamo al centro la dignità del lavoro. Siamo in un tempo in cui è in discussione la civiltà del lavoro. E il Jobs act, che si proponeva di stabilizzare i lavoratori, ha fallito: nel 2017 in Lombardia solo 12 contratti su 100 sono a tempo indeterminato. E poi c’è la Buona scuola, che ha fatto arrabbiare tutti, e l’alternanza scuola-lavoro, che sembra un modo per offrire manodopera a basso costo».

Ma voi su cosa siete disposti a cedere, in questa trattativa con Renzi?

«Noi non sediamo in consiglio dei ministri, né abbiamo ruoli. Io ho lasciato l’incarico di capogruppo e il Pd per contestare leggi sbagliate. Noi siamo pronti a confrontarci».

Certo, la questione Bankitalia non aiuta a ricostruire un confronto.

«Ho trovato irresponsabile l’inseguimento dei grillini in quella vicenda. Tra l’altro si sta scherzando col risparmio degli italiani».

Speranza, perché lancia questa sfida a Renzi? Cosa c’è sotto?

«La destra è molto forte, ovunque nel mondo. Mi ha molto colpito la vicenda austriaca. E ricordo il caso tedesco, dove l’Afd ha recuperato mezzo milione di voti dall’Spd, un dato impressionante. Questo è un problema per tutti. E io non voglio fare finta di nulla».

Davvero è possibile non rassegnarsi a due sinistre alle prossime elezioni?

«Il nostro obiettivo è battere la destra, ma per farlo bisogna cambiare radicalmente alcune politiche sbagliate dei governi progressisti che ci hanno allontanato dalla nostra gente e tirato la volata ai populisti».

In realtà c’è chi dice che avete già deciso di lanciare una sinistra radicale. È così?

«E chi sarebbe la sinistra radicale, Fratoianni e Vendola? Hanno governato la Puglia, descriverli come degli estremisti radicali è fuori dalla realtà. Le nostre biografie parlano di una sinistra di governo».

Ma a questo punto che differenza c’è tra voi e Pisapia? Dite le stesse cose…

«Penso che Pisapia dovrebbe stare da questa parte. Ma il progetto non si può fermare sui nomi, né su una persona. Noi non perdiamo più tempo, Pisapia valuterà».

Un’ultima cosa: finché c’è D’Alema, c’è un tabù per la ricostruzione del centrosinistra?

«Questa atteggiamento è stupido e inaccettabile. D’Alema è un grande protagonista della storia del centrosinistra»    Intervista a Repubblica  di Tommaso Ciriaco



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