“STUPIDARIO DEL SI'”

IL LIBRO DEL LUNEDI’ (QUESTA SETTIMANA DI MARTEDI’…) – MAURO MELLINI (CON SALVO FLERES) E UN IRRESISTIBILE “STUPIDARIO DEL SI'”.

NESSUN INSULTO AI SOSTENITORI DEL REFERENDUM, MA UN’ANALISI FEROCE E SENZA SCONTI (E SORRIDENTE!) DELLE SCIOCCHEZZE “ETRUSCHE” DI QUESTI MESI.

IL FRONTE DEL NO PRENDA NOTA: QUESTI SONO ARGOMENTI (E TONI) UTILI PER VINCERE. ALTRO CHE GLI “IMBALSAMATORI” ALLA ZAGREBELSKY…

FORSE, UN SOLO “ERRORE” DA PARTE DEGLI AUTORI: PENSARE CHE TUTTO LO SCHIERAMENTO DEL NO GIOCHI DAVVERO PER VINCERE…

Ogni settimana Giuditta’s files consiglia un libro italiano. Questa settimana ci occupiamo di “Lo stupidario del Sì – Le ragioni del No” di Mauro Mellini e Salvo Fleres (Bonfirraro Editore).

Mauro Mellini è uno splendido ottantanovenne, che non ha perso il gusto della battaglia intellettuale e politica, e soprattutto non si è fatto sottrarre da nessuno il piacere dell’intelligenza, del sorriso, della comprensione delle cose.

Ammetto una preconcetta “faziosità” a suo favore. E’ – per me – un padre della patria, intesa come la patria ideale e politica che tanti di noi avrebbero voluto e vorrebbero ancora. Ed è – altra medaglia d’onore per lui – un uomo che ha molto più dato che ricevuto dalla vita pubblica e dall’Italia “ufficiale”.

Mettiamo un pochino d’ordine. Mellini è l’uomo che ha issato Marco Pannella sul cavallo vincente della battaglia divorzista: come avvocato, ha demolito i contorcimenti e gli attorcigliamenti della giurisprudenza della Sacra Rota; come politico fine, ha intuito per primo la valenza e l’enorme dimensione anche sociale e quantitativa delle famiglie non riconosciute, dei prigionieri della indissolubilità del matrimonio.

Alcuni anni più tardi, è l’uomo che ha forse più di ogni altro concepito e costruito la battaglia radicale e garantista sulla “giustizia giusta”: dal caso Tortora all’intuizione dell’esistenza di un “partito dei pm”, passando per la comprensione delle follie e delle distorsioni create dall’abuso dei cosiddetti “pentiti”.

Ne è stato ripagato, in casa radicale, anche da parte di Marco Pannella (spiace ricordare questa pagina: ma, come diceva Sciascia, se i morti sono “pensionati della memoria”, occorre “pensionarli di verità, non di menzogna”), con freddezza, distanza, e probabilmente con una punta di invincibile gelosia. Se è lungo l’elenco dei debitori di Pannella (chi scrive ne fa parte), forse Pannella stesso va incluso nell’elenco dei debitori di Mellini.

Più avanti, da esemplare membro non togato del Consiglio Superiore della Magistratura, ha fornito anche al centrodestra berlusconiano l’opportunità di condurre la battaglia sulla giustizia in termini generali e di principio, su una limpida linea liberale, promuovendo riforme complessive, e non solo per un caso (sia pur peculiare e rilevantissimo). Le cose sono andate diversamente, come si sa.

E tutto questo Mellini l’ha fatto con cultura, passione, sensibilità, e anche con una propensione all’ironia, al grande umorismo, senza mai cadere nella noia, nella pedanteria, nel tono professorale.

Alla sua tenera età, adesso (insieme a Salvo Fleres) ha appena pubblicato un agile pamphlet in vista del referendum del 4 dicembre prossimo: gli autori hanno voluto chiamarlo “Lo stupidario del Sì – Le ragioni del No”.

Attenzione, non è un libro di insulti. Mellini è feroce, ma non ama le volgarità gratuite. E infatti gli autori chiariscono subito che non ci sono argomenti “ad hominem”: il libro se la prende con le “stupidate”, non contro veri o presunti “stupidi”. Anzi – precisano – molto spesso quelle “stupidate” sono dette (dolosamente!) proprio da persone non stupide: e in questo senso gli autori, appropriatamente, parlano anche di una sorta di “furbettario”.

A onor del vero, alcune sono proprio stupidate senza appello. Da Confindustria che prevede un crollo di 4 punti di Pil in caso di vittoria del No, fino alle prodezze dell’ineffabile ministra Boschi. La prima: chi vota No offende il Parlamento che ha fatto la riforma. La seconda: se vince il No, si sprecano due anni di lavoro parlamentare. La terza: la vittoria del sì è necessaria per combattere il terrorismo. Ciascuno stabilisca a quale di queste tre “stupidate” boschiane assegnare la medaglia d’oro, quella d’argento, quella di bronzo.

Poi però, e qui il lavoro di Mellini e Fleres si fa serio, si affrontano anche gli argomenti più insidiosi del fronte del Sì. Ne segnalo due, in particolare, con le razionali e convincenti risposte degli autori. Prima insidia: meglio questa riforma di niente. Rispondono correttamente Mellini e Fleres: ma perché fare qualcosa tanto per farla? La Costituzione non è un passatempo. Seconda insidia: il fronte del No non esprime una proposta alternativa. Risposta sensata: per quante contraddizioni e ambiguità abbia il fronte del No, il referendum verte sulla riforma Renzi-Boschi, non su altro.

Insomma, siamo dinanzi a un lavoro agile, piacevole e utile. Se il fronte del No vuole vincere, farebbe bene a tenere in gran conto questi argomenti. E anche a valorizzare un “grande vecchio” come Mellini: altro che gli “imbalsamatori” alla Zagrebelsky.

Forse gli autori commettono un solo errore, se posso permettermi: pensare che tutto lo schieramento del No giochi davvero per vincere. Ma questa è un’altra storia, come si sa…

Purtroppo, stiamo ancora pagando a caro prezzo gli errori del Nazareno, quando vertici e sottovertici di Forza Italia andavano in tv a dire: “Siamo protagonisti con Renzi eccetera eccetera” e tentavano di imbavagliare alla Camera e al Senato i dissenzienti, inducendo tanti di noi a una rottura dolorosa.

Forse (senza chiedere a nessuno pentimenti e abiure) sarebbe il caso di recuperare gli argomenti che utilizzammo, già allora, con Raffaele Fitto e gli amici che avviarono in quel momento l’esperienza dei Conservatori e Riformisti. Chiedemmo a Renzi tre cose: l’abolizione secca del Senato, il presidenzialismo, e l’introduzione di un tetto fiscale in Costituzione. Renzi ha detto no su tutto, impedendo, a nostro avviso, un vero passaggio alla Terza Repubblica. Peggio ancora, la “riforma” ha inserito elementi di caos, altro che semplificazione. Si pensi alla follia dei dieci (dieci!) diversi procedimenti legislativi previsti dal nuovo articolo 70: un vero luna-park per ricattatori e frenatori parlamentari, per minoranze di blocco, per professionisti della dilazione e della trattativa al ribasso (anzi: al rialzo di spesa pubblica). In sostanza, per tanti di noi la “riforma” va bocciata non perché faccia troppo, ma perché fa troppo poco. Non perché sia “autoritaria”, ma perché è confusionaria.

Aggiungo queste considerazioni come piccola nota a margine, come affettuoso “emendamento aggiuntivo”, al bel lavoro di Mellini e Fleres. Sperando che il loro “stupidario” sia letto, e magari – perfino! – usato da qui al 4 dicembre. E’ chiedere troppo?

PS

Da un paio di settimane, Renzi e la sua cerchia etrusca stanno cercando di spostare l’obiettivo (che era pericolosamente puntato su loro stessi), e hanno iniziato a parlare della riforma: ovviamente, lo fanno con una propaganda faziosa e grossolana. Ma lo fanno: e, dal loro punto di vista, fanno bene. Il fronte del No, invece, o gioca a perdere, o si attesta sull’immobilismo costituzionale, oppure attacca selvaggiamente Renzi sul piano personale (metodo usato per anni contro Berlusconi). Tre errori, uno peggiore dell’altro.

LETTURE – IL BEL SAGGIO DI FRANCESCO POSTORINO SU CARLO ANTONI

Su Formiche

Carlo Antoni e quella terza “nuance” tra Croce e Einaudi. Liberismo e sensibilità sociale, rifiuto del paternalismo di stato e ricerca di un taglio non solo economicista. Il bel saggio di Francesco Postorino per Rubbettino.

http://formiche.net/2016/10/09/carlo-antoni-e-quella-terza-nuance-tra-croce-e-einaudi/

GRAFFI

I “graffi” sono il seguitissimo mini-corso di inglese curato da Giuditta (che è una micia British!) per il premier Renzi, sempre più imbarazzante e sempre meno fluent nel suo English. Mentre la prima edizione del corso era dedicata a idioms e phrasal verbs, questa seconda edizione è focalizzata su citazioni tratte da libri inglesi o americani, anche nel tentativo di incoraggiare a letture un pochino più impegnative un Primo Ministro (apprendiamo dai retroscena) troppo preso dalle miniserie tv, da lui stesso suggerite e indicate (pare) come punto di riferimento culturale per la sua cerchia etrusca.

Le citazioni di questa settimana sono tratte da: “Loser takes all” di Graham Greene (prima edizione Heinemann 1955, ora ed. Penguin):

“I have no belief in luck. I am not superstitious, but it is impossible, when you have reached forty and are conspicuously unsuccessful, not sometimes half-believe in a malign providence”

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PER ORA IL NUMERO DEI PREANNUNCI E’ GIUNTO A: 2251

NOVITA’: PER L’ALTISSIMO NUMERO DEI PREANNUNCI DI PARTECIPAZIONE, LA CONVENZIONE BLU SI TERRA’ IL 5-6 NOVEMBRE (NON PIU’ IL 22-23 OTTOBRE) A ROMA, PRESSO L’HOTEL THE CHURCH.

PRESTO CHI HA PREANNUNCIATO LA SUA PARTECIPAZIONE SARA’ CONTATTATO (VIA MAIL E TELEFONICAMENTE) PER OGNI DETTAGLIO ORGANIZZATIVO.

I PUNTI DELLA CONVENZIONE BLU, OLTRE AL MODELLO DELLE PRIMARIE AMERICANE:

1.   RINEGOZIARE IN UE.

2.   CHOC FISCALE: MENO TASSE, MENO SPESA, MENO DEBITO. TAGLIO SIMULTANEO DI 48 MLD DI TASSE E SPESA PUBBLICA, E PIANO DI ATTACCO AL DEBITO.

3.   RIFORMA DELLE PENSIONI A CAPITALIZZAZIONE INDIVIDUALE, DALLA PARTE DI GIOVANI E GENERAZIONI FUTURE.

4.   IMMIGRAZIONE: MODELLO CANADA E AUSTRALIA.



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