SU IL TEMPO INTERVISTA A LERNER GAD – «I PROGRESSISTI HAN PERSO LA BUSSOLA. UN GIORNO L’ITALIA SI VERGOGNERÀ»

Parla Gad Lerner Il giornalista: «Nelle parole di Salvini e Di Battista un “patriottismo proletario” come quello che in passato aprì la strada al Ventennio» «I progressisti han perso la bussola. Un giorno l’Italia si vergognerà»

La Lega el’Italia. Da Umberto Bossi a Matteo Salvini al Potere. Il Tempo ha intervistato il giornalista di sinistra Gad Lerner che, anni fa, con «Milano, Italia» in tv raccontò, per primo, il Carroccio agli italiani. Da Bossi a Salvini: cosa è cambiato? «La rabbia incanalata dalla Lega di Bossi sul finire degli anni Ottanta scaturiva dalla fine di un rapporto vantaggioso di una parte delNord privilegiato conla vecchia classe politica. Quel rapporto non fruttava più ed emerse una classe politica leghista scatenata contro “Roma ladrona” ed i terroni. Quella era una Lega secessionista che però aveva già un’impronta che si ritrova oggi. Autentica, magari volgare, che si riconosce nel linguaggio e nei sentimenti del popolo. Dicono di imitare il linguaggio del popolo ma in realtà lo denigrano. Chi rompe i codici in quel periodo è Umberto Bossi accompagnato da intellettuali reazionari come Gianfranco Miglio, o da giornalisti come Vittorio Feltri, stufi del politicamente corretto nel nome di una missione: parlare come il popolo». Che c’è di sbagliato? «A parte che per me è offensivo verso il popolo questo atteggiamento, in quello spirito dissacratore ritrovo lo stesso meccanismo con cui gli intellettuali fascisti anticiparono le leggi razziali». Che c’entra Salvini? «Oggi quell’intuizione di intercettare questa pulsione sotterranea l’ha avuta Matteo Salvini, capace di trasferirla dal nord all’intero territorio nazionale. I flussi migratori e la crisi europea lo hanno certo aiutato a far dimenticare ai meridionali la Lega Nord contro il sud. Alcune parole come nord o “basta euro” sono state cancellate e la Lega è diventata il partito della destra italiana. Una destra con radici antiche». Dove? «Questa destra di oggi strizza l’occhio all’iconografia del fascismo perché questa sua retorica di prima gli italiani è antica. Affonda nel Giovanni Pascoli del 1911, ammirato per “la grande proletaria” che si è mossa con la guerra coloniale in Libia. Secondo Pascoli grazie a quella politica coloniale migliaia di migranti italiani potevano avere uno sbocco per le loro vite. Un patriottismo proletario che, dopo dieci anni, avrebbe fatto vincere il fascismo. Trovo questo nella retorica di un Alessandro Di Battista, 5 Stelle, quando dice “dovete essere patrioti e non seguire la grande finanza”». Chi è per lei Salvini? «Salvini è il politico più potente d’Italia. Soprattutto per la subalternità culturale dei media verso dilui. Perché questo Governo appena nato è una vittoria anzitutto della Lega». E i 5 Stelle? «Vedo i 5 Stelle subalterni perché la Lega di Salvini è dotata di unaforte ideologia. I 5 Stelle sono friabili e non mi stupirei se Salvini li travolgesse dopo averli egemonizzati. Vede, una componente di sinistra che li ha votati i 5 Stelle non è detto non possa scivolare ancora più a destra». Non sarà che un certo rosicare a sinistra ha fatto perdere di vista la realtà? «Lei sa che io ho scritto un libro su Concetta Candido («Concetta. Una storia operaia», Feltrinelli), l’addetta alle pulizie che si è data fuoco dopo che le erano stati rifiutati i sussidi di disoccupazione. La vedrò stasera perché lei è sopravvissuta. La fotografia del divorzio tra classi subalterne e sinistra c’è l’ho ben chiara. Ma per me resta il fatto che le ragioni che han portato Salvini a stravincere pur essendo il terzo partito alle elezioni del 4 marzo, per me quelle ragioni sono argomenti di cui tra qualche anno gli italiani si vergogneranno».



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