Terni è una città per le donne?

A ciò che è accaduto domenica notte noi rispondiamo nella conferma del nostro impegno quotidiano e non estemporaneo. Dalle ultime assemblee cittadine dello scorso novembre 2017 alla Casa delle Donne di Terni era emerso che tutte noi abbiamo imparato a convivere con il timore di aggressioni e questo, in quanto donne e a prescindere dal periodo storico o da momenti particolari della nostra vita, è qualcosa che riguarda la cultura patriarcale in cui viviamo e non è un fenomeno isolato.

E’ una questione che riguarda gli uomini che in casa e fuori casa credono di poter possedere una donna senza il suo consenso, esercitare potere e violenza sulle donne come fossero oggetti inanimati.

Ogni nostra azione dentro e fuori la Casa ha sempre come obiettivo lo sviluppo, l’alleanza e lo scambio tra donne come soggettività critiche, indipendenti e libere di pensare se stesse e la città come un luogo vivibile per tutte e tutti, dove alle donne non sia richiesto di limitare la propria libertà di movimento in quanto donne. Le nostre azioni si svolgono sul piano culturale e di sensibilizzazione, sul piano politico e dell’ascolto, del dialogo con le istituzioni. Ma soprattutto le nostre azioni si trovano lungo un percorso in cui le mobilitazioni sono il frutto di processi condivisi durante assemblee pubbliche in cui le donne si confrontano per arrivare insieme a trovare modi e contenuti della protesta, delle proposte e dell’esercizio della libertà.

Quello che è successo domenica 21 gennaio mattina e poi di sera, è quello che è già accaduto un anno fa proprio all’interno della Stazione ferroviaria di Terni dove ci sono state aggressioni ad almeno due donne. E’ quello che succede sui posti di lavoro e nelle case. E’ quello che è accaduto nei femminicidi di Laura Livi, Giuseppina Corvi, Ilaria Abbate, Raffella Presta, Daniela Crispolti, Margherita Peccati e tante altre. Sono questi eventi che ci hanno portato (per dire solo gli ultimi) a presidiare sotto i tribunali di Terni e Perugia, al corteo del 25 novembre 2016 con una manifestazione cittadina che partiva proprio dalla stazione dei treni e poi l’8 marzo 2017 presidiando zone periferiche partendo con un altro corteo da piazza della Pace e il 24 novembre 2017 con un corteo femminista notturno partito da Via Carrara. Facendo un lavoro di rete, di relazioni, di ascolto e condivisione a livello locale, nazionale e internazionale e non estemporaneo sull’onda della “notizia”.

E’ per questo che non ci stiamo con i tentativi di strumentalizzazione politica che cavalcano gli eventi per i propri tornaconti elettorali, ridimensionando e riducendo a epifenomeno quello che invece è centrale: i maltrattamenti e la violenza sessuale di un uomo su una donna! E ci auguriamo che gli aggressori siano individuati, arrestati e giudicati al più presto.

Noi continuiamo ad essere dalla parte delle donne, a sostenere e pretendere ieri come oggi le stesse cose: Libertà di movimento | Riqualificazione delle aree degradate della città | Maggiore illuminazione | Verde pubblico e aree attrezzate | Mezzi pubblici circolanti anche di notte | Interventi giudiziari adeguati | Riconoscimento e finanziamento dei servizi dedicati al contrasto alla violenza.
Noi non vogliamo aver paura di uscire da sole, noi pretendiamo di vivere in una società in cui essere rispettate!!! Non chiediamo protezione. Perché, ribadiamo, le strade sicure le fanno le donne che le attraversano, sono le aree urbane che devono essere adeguate alla fruizione e attraversamento delle donne e dei cittadini a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Chiediamo investimenti in progetti culturali ed educativi, crediamo che educare bambine e bambini al di là degli stereotipi sessuali imposti dalla cultura patriarcale possa far crescere persone più libere e felici, che non hanno paura dell’altro in quanto diverso. La paura è il deterrente per qualsiasi restrizione delle libertà!



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