Ungheria e Polonia devono adeguarsi a fondamentali principi di libertà

Estero

Siamo Europa chiude la 3 giorni in piazza Fiera con oltre 1200 visitatori
Una nuova Europa nella quale ci sia una convivenza tra le istituzioni sovranazionali e le democrazie nazionali. Il politologo Sergio Fabbrini chiude la prima edizione di #siamoeuropa assieme allo storico Michele Marchi proponendo un’Europa che riparte da un accordo fra Stati che assieme decidono quali politiche attuare congiuntamente. “Siamo Europa”, festival dedicato alle politiche europee ideato dal Servizio Europa della Provincia e dalla Fondazione Trentina Alcide Degasperi, per tre giorni ha animato il dibattito pubblico a Trento coinvolgendo anche istituti scolastici e ricercatori universitari.

“A Trento – ha esordito Fabbrini – c’è costantemente un grande impegno a discutere di questioni europee, dimostrando una ricchezza del dibattito culturale”. Marchi, storico dell’Università di Bologna, si è soffermato su una Francia ferita e divisa in seguito al ballottaggio del 7 maggio che ha portato Emanuel Macron alla presidenza. “Ci sono stati 12 milioni di astenuti, 3 milioni di schede bianche e 1 milione di schede nulle. Solo il 16% di chi ha votato Macron al ballottaggio era d’accordo con il suo programma. Le elezioni parlamentari francesi dell’11 e 18 giugno saranno incerte, anche perché i neogollisti vogliono una rivincita. Un’eventuale grande coalizione sarebbe una novità all’interno del sistema politico francese”.

Nel racconto storico dei rapporti tra Francia e Germania Fabbrini ha sottolineato come spesso le battute d’arresto ai processi di integrazione europea siano dovute a meccanismi di politica interna. A partire dal 1954 “quando l’Assemblea nazionale francese votò contro la Comunità europea di difesa. I francesi scelsero l’Euro anche per poter condizionare dall’interno la Germania. Si è creata la moneta, ma non una politica economica”.

Fabbrini si è soffermato sul fatto che l’Europa oggi non abbia bisogno di guerre commerciali, ma debba far sì che “paesi membri come Ungheria e Polonia si adeguino a fondamentali principi di libertà. Si è andati troppo avanti nella regolamentazione da parte di Bruxelles; dobbiamo tornare al 1954 pensando a difendere noi stessi visto l’attuale inquilino della Casa Bianca a Washington”.  

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