Usa-Russia, “cosa dovrebbe fare Trump se vuole davvero collaborare con Mosca”

Se l’amministrazione Usa ha intenzione di avviare delle discussioni con Mosca sulla cyber sicurezza, dovrebbe optare per un impegno accorto in un numero limitato di incontri, orientati strategicamente verso gli interessi nazionali e tenendo sempre a mente che la Russia non è un alleato.

A scriverlo è Suzanne Spaulding– già sottosegretario alla cybersecurity e alla protezione delle infrastrutture critiche presso il Dipartimento per la Sicurezza interna dal 2013 al 2016 con Barack Obama – che sul Washington Post ha analizzato la proposta fatta dal presidente Donald Trump di creare un gruppo di lavoro congiunto Usa-Russia sulla sicurezza cibernetica.

Secondo la Spaulding, Trump con la Russia dovrebbe seguire l’esempio dei dialoghi che l’ex capo di Stato democratico avviò con la Cina in materia di sicurezza informatica. Grazie a quei colloqui, infatti, si è registrata – secondo gli addetti ai lavori – una significativa riduzione delle attività di cyber spionaggio commerciale da parte di Pechino.

La Cina, prosegue l’ex sottosegretario, detiene un record per ciò che concerne il furto di informazioni commerciali sensibili a danno degli Usa condotto per favorire le proprie industrie e, per anni, ha respinto le affermazioni statunitensi che lo spionaggio commerciale non poteva essere tollerato in un’economia globale.

Ma l’amministrazione Obama, dice ancora la Spaulding, rimase chiara e coerente nelle comunicazioni con la Cina: questo tipo di attività era inaccettabile. Nel 2014, per esempio, cinque membri dell’esercito cinese sono stati accusati di cyber furto. Alla fine dell’estate del 2015, mentre il presidente cinese Xi Jinping si stava preparando per la sua prima visita ufficiale negli Stati Uniti, i media hanno riferito che il governo degli Usa stava preparando delle sanzioni contro la Cina. I messaggi e le azioni costanti della Casa Bianca fino a quel momento hanno reso credibili tali minacce. Non avendo voglia di rovinare le immagini del suo arrivo negli Stati Uniti, Xi ha inviato dei consiglieri a Washington per negoziare subito una via d’uscita. Con questa mossa gli Usa hanno ottenuto dei negoziati che hanno poi prodotto un accordo, annunciato giorni dopo dai presidenti dei due Paesi. Il risultato è stato che, per la prima volta, la Cina ha convenuto – almeno ufficialmente – di non rubare le informazioni aziendali sensibili a beneficio delle proprie entità commerciali. Essere colto nel bel mezzo di una violazione di un impegno assunto a livello presidenziale ha aumentato la posta in gioco per i cyber criminali cinesi. Se non altro ha almeno aumentato notevolmente i costi, richiedendo loro di essere più mirati e furtivi nei futuri attacchi. L’accordo ha anche istituito un importante meccanismo per colloqui regolari e opportune comunicazioni professionali di alto livello. “Durante il mio mandato”, ha rimarcato la Spaulding, “abbiamo chiarito in ogni riunione che la sua continuazione sarebbe stata garantita solo se la Cina avesse continuato a rispettare gli accordi presi. Non abbiamo mai lasciato intendere di essere pronti ad andare avanti. Al contrario, i membri dell’attuale amministrazione sembrava che non potessero nemmeno aspettare di essere in carica per iniziare a indebolire la loro influenza sulla Russia. Settimane prima dell’inaugurazione, Michael Flynn stava già discutendo con l’ambasciatore russo le sanzioni imposte dalla precedente amministrazione. Si può davvero pensare che la discussione abbia lasciato trasparire una concreta determinazione dell’amministrazione in arrivo nel mantenere le sanzioni in vigore a meno che la Russia non avesse cambiato il suo comportamento?”.

La politica dell’amministrazione dai suoi esordi, sottolinea l’esperta, non è incoraggiante per coloro che cercano una posizione più dura contro le interferenze russe. Al contrario, i rapporti dei media indicano che la Casa Bianca continua a lavorare per indebolire l’attuale legge sulle sanzioni al Congresso



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