Via libera alla riforma dell’ordinamento penitenziario

Dalla Conferenza Unificata del 31 gennaio è arrivato un parere favorevole, ma a maggioranza, sulla riforma dell’ordinamento penitenziario in attuazione della delega (cfr. anche “Regioni.it” n. 3313). In ogni caso si tratta di un “via libera” condizionato all’accoglimento, non rinunciabile, delle osservazioni formulate dalle Regioni e Province autonome contenute nel documento che è stato consegnato al governo nel corso. Le Regioni Campania, Liguria, Lombardia e Veneto hanno espresso un parere negativo, dovuto soprattutto all’incertezza degli oneri finanziari. Una preoccupazione condivisa in parte anche dalla altre Regioni che nel documento consegnato all’esecutivo hannop sottolineato che anche in caso di accoglimento integrale delle osservazioni regionali “il provvedimento comporterà nuovi oneri, in misura significativa per i servizi sanitari regionali, non coperti e al momento non quantificabili”.
Si riporta di seguito il testo consegnato al governo (senza l’allegato) e pubblicato integralmente sul portale www.regioni.it, sezione “Conferenze”.
Posizione sullo schema di decreto legislativo recante riforma dell’ordinamento penitenziario in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83 e 85, lettere a), b), c), d), e), f), h), i), l), m), o), r), s), t) e u), della legge 23 giugno 2017, n. 103
Parere, ai sensi degli articoli 2, comma 3 e 9, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281
Punto 1) O.d.g. Conferenza Unificata
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime parere favorevole a maggioranza condizionato all’accoglimento, non rinunciabile, delle osservazioni formulate dalle Regioni e Province autonome di seguito riportate. Le Regioni Campania, Liguria, Lombardia e Veneto esprimono parere negativo in merito all’incertezza degli oneri finanziari.
Anche in caso di accoglimento integrale delle osservazioni regionali si sottolinea che il provvedimento comporterà nuovi oneri, in misura significativa per i servizi sanitari regionali, non coperti e al momento non quantificabili.
Considerazioni generali
Le intenzioni che ispirano il decreto sono quelle di migliorare la qualità delle attività sanitarie e dei diritti delle persone sottoposte a misure detentive. In particolare, si pongono le basi per equiparare il diritto alla cura per le persone con patologie psichiatriche a quanto previsto per tutte le altre patologie.
Questa impostazione è condivisibile, e si pone in diretta continuità con la recente chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari.
Tuttavia, le previsioni non sono certamente a costo zero per il Servizio sanitario nazionale. Si tratta infatti di impostare un rinnovato sistema di trattamento delle patologie psichiatriche, con una forte accentuazione delle misure alternative alla detenzione.
La Legge 9/2012 e successive modificazioni e integrazioni, che ha sancito la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, è stata accompagnata da un finanziamento da destinare alla costruzione delle nuove strutture REMS e all’assunzione di nuovo personale, sia da destinare alle REMS sia per il potenziamento dei servizi di salute mentale; la clausola di invarianza prevista all’art. 26 chiarisce invece che in questo caso quanto previsto deve essere attuato con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili.
Questa previsione non è realistica.
Va ricordato che già in occasione dell’accordo sull’ultimo riparto delle risorse destinate alla sanità penitenziaria, le Regioni e PA hanno sottolineato come tali risorse siano sottodimensionate di circa il 50% rispetto alla spesa effettivamente sostenuta dalle Regioni stesse.
Risulta particolarmente impattante la previsione di sezioni speciali all’interno degli Istituti penitenziari, da dedicare alle persone con disturbi mentali per le quali non sia possibile una misura alternativa.
Nella relazione illustrativa viene citato l’esempio delle REMS, strutture a gestione esclusivamente sanitaria che accolgono persone con misura di sicurezza detentiva. Va tuttavia rilevato che le REMS sono strutture esterne agli Istituti penitenziari, che fanno parte delle Aziende sanitarie.
Pare molto complesso, rischioso ed oneroso pensare a strutture a esclusiva gestione sanitaria all’interno degli Istituti, ove vige il regolamento penitenziario. Pertanto si propone di eliminare questa previsione.
L’art. 14 lettera b, modellato sull’art. 94 DPR 309/90 che disciplina l’affidamento in prova per le persone tossico o alcoldipendenti, estende tale possibilità anche alle persone con gravi infermità psichica. Come per l’art. 94 del DPR 309/90, e sulla base dell’esperienza dell’attuazione di questa norma, sarà indispensabile prevedere disposizioni attuative (migliore definizione di “grave infermità psichica”, modalità di certificazione, criteri di idoneità del programma terapeutico, ecc..) per garantire i diritti delle persone alla cura ma anche la sicurezza e per minimizzare comportamenti opportunistici.
Si segnalano inoltre alcuni altri punti:
la modifica dell’art.2 comma 2 lettera D del D.Lgs 230/99 con l’inserimento della parola “marginalità” inserisce una previsione secondo la quale il SSN dovrebbe assicurare al detenuto e all’internato interventi di contrasto alla marginalità sociale. Questa previsione appare decisamente eccedente rispetto al mandato del SSN. Allo stesso modo non pare proponibile, per la persona con misure alternative priva di abitazione, prevedere che la stessa sia espletata in un luogo di cura indipendentemente dal programma terapeutico.



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