vivi ed i morti s’incontrano tra compassione e turbamenti al cimitero dei Cappuccini di Palermo

PALERMO – C’è un luogo in questa città dove i vivi ed i morti s’incontrano provocando sensazioni ed  emozioni diverse: è quello del cimitero dei Cappuccini. Questo perché – viene da chiedersi – è un luogo ed uno spettacolo macabro o un luogo d’incontro tra la vita e la morte in armonia coi ricordi e la compassione? O entrambi?

Troviamo almeno due luoghi in Italia in cui buona parte della materia che compone il corpo umano, pur dopo il decesso, non si è del tutto decomposta e, con la fisicità rimasta, turba, inquieta e fa riflettere.

Uno di questi luoghi è il cimitero dei Cappuccini di Palermo, nel quartiere Cuba, annesso alla chiesa di Santa Maria della Pace. I Cappuccini, qui giunti nel 1534, originariamente seppellivano i confratelli in fosse comuni poi divenute insufficienti per cui, nel 1597, costruirono un cimitero più grande. L’altro è a Urbania, (Pesaro Urbino).

In quelle di Palermo si tratta di catacombe annesse alla chiesa e al convento risalenti alla fine del Sedicesimo secolo, create per dare degna sepoltura ai frati che operavano in città ed i cui corpi, col tempo, in questo luogo vennero raccolti, deposti in casse e nicchie, tutti decorosamente vestiti con gli abiti che portavano in vita.

Dopo il primo frate che nel 1599 vi ebbe sepoltura (uno degli ultimi fu sepolto nel 1871, successivamente alla legge del 1837 che aveva proibito l’esposizione dei cadaveri) vi furono trasportati i corpi di altri frati originariamente sepolti altrove; quindi, col tempo ed i secoli, cominciarono ad esservi sepolti, per loro espresso desiderio, i corpi dei benefattori e poi via via di altri estranei al convento: sacerdoti, ufficiali, donne, professionisti…, di volta in volta ampliando il numero dei corridoi per fare spazio alle nuove salme. Pare che queste siano oggi arrivate a circa 8.000!

Diversi sono stati i metodi usati per conservare quei cadaveri. Oltre a quello a base di iniezioni varie del dottor Solafia, di cui parleremo più avanti, ve ne era un secondo (adottato in periodi di grosse epidemie) con bagni in soluzioni di arsenico o di acqua di calce. Un terzo metodo, più comune ed usato, vedeva l’essiccamento dei corpi collocati in celle/colatoi di tufo dove, grazie anche alle condizioni ambientali, perdevano i liquidi; corpi che venivano estratti dopo circa 8 mesi e lavati con aceto e per qualche giorno esposti all’aria prima della vestizione finale. Vi è infine un quarto metodo, non qui presente ma tipico di Urbania (Pesaro Urbino), in cui la presenza di particolari microrganismi facilita il processo di mummificazione.

A Palermo, alcuni soggetti e aspetti singolari richiamano l’attenzione del visitatore: i vestiti d’epoca di alcune signore in sete e merletti, l’espressione di alcuni volti, le donne con la fronte cinta da una lamiera ad indicare di essere morte nubili, i capelli che cingono ancora quasi completamente le teste di qualche corpo…

Il cadavere che però richiama la maggiore attenzione e ne fa poi conservare a lungo il ricordo è quella della piccola Rosalia Lombardo, dal volto sereno, deceduta per una infezione ai bronchi il 6 dicembre 1920 e straordinariamente conservato dal medico Solafia che non lasciò indicazioni sul metodo usato. Il corpicino conserva tutti gli organi interni e probabilmente è stato trattato con iniezioni di alcool, formaldeide, acido salicilico e glicerina. Da alcuni anni viene custodito sotto una teca di cristallo in atmosfera di azoto con umidità costante al 65%; questo modo di conservazione e le indagini eseguite sono state però contestate dalla sorella omonima e dalla di lei figlia Rosanna perchè avrebbero rovinato il cadaverino.

Le catacombe dei Cappuccini sono un luogo e spettacolo macabro ed impressionante per alcuni, per altri, la veglia eterna in un sito dove i vivi dialogano con i morti in un’armonia di memorie, ricordi e compassione nel pieno rispetto di quei defunti.

Comunque sia in quelle catacombe – oltre che la cultura, le tecniche di conservazione e la storia – la spiritualità e l’etica dei sentimenti traspaiono da molte frasi/epitaffi ricchi di emozionalità e sensazioni di un tempo che fu. Forme letterarie vibranti che, ancora, ci parlano di affetti troncati di un’umanità appartenente a caste ed a ceti tra i più abbienti (nobili, prelati, commercianti… tra cui il signor Antonino Prestigiacomo, forse un lontano parente dell’ex ministro oggi onorevole di Forza Italia, morto il 4/X/1844).

Qualche sintetico esempio:  “Nell’ottavo lustro dopo quattro lune, di morte lenta e crudele… Supremo esempio di molte e rare virtù… Ah! sventura, oh! dolore, nemmeno 18 anni di vita… era cadavere… Visse anni XX, mesi IX, giorni XXIV, rapita dalla morte decesse nel maggio 1862 il dì 16…”.   Figlia, amico, fratello, sorella: in quei “sotterranei chiostri”, come dice il Pindemonte, furono in molti “agli estinti versar lagrime pie… a cui quei corpi freddi rispondono: i due mondi un piccol varco divide, e unite in amistà congiunte non fur la vita mai tanto e la morte”.

Orario per i visitatori: 9/13 – 15/18.

Per raggiungere queste catacombe, dal centro di Palermo a piedi si attraversa Porta Nuova, quindi si segue via Pindemonte (poeta che qui trasse ispirazione per i suoi I Sepolcri, dopo la visita del 2 novembre 1777) strada che porta in piazza Cappuccini dove si trova l’entrata.

Fonti delle notizie: padre Flaviano Domenico Farella, Notizie storiche sulla Chiesa e le Catacombe dei Padri Cappuccini di Palermo; Ivan Censi, Carlo Vannini La veglia eterna: le Catacombe dei Cappuccini di Palermo, Logos editori; Dario Piombino Mascali Il maestro del sonno eterno, La Riza, Palermo, 2009; Catacombe dei Cappuccini, opuscolo, la Tipografica Palermo; vari siti di Internet.

L’utilizzo dalla foto tratta dal sito omonimo è stata autorizzata telefonicamente martedì 13 dicembre alle 10,45.

Franco Cortese  Notizie in un click                  



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