VIVISEZIONE, NUOVA STRISCIATA DELLA SENATRICE A VITA ELENA CATTANEO A MEZZO STAMPA

stefano

VIVISEZIONE, NUOVA STRISCIATA DELLA SENATRICE A VITA ELENA CATTANEO A MEZZO STAMPA: SE LA PRENDE CON GLI SCIENZIATI ANTIVIVISEZIONE.

LAV: CON I SUOI MONOLOGHI LEI È PER IL PARTITO UNICO. SU ACCUSA DI USO “A SPROPOSITO” DEL TERMINE VIVISEZIONE E “FOTO E VIDEO SPESSO FALSI O VECCHI DI DECENNI”, LA SFIDIAMO IN UN CONFRONTO PUBBLICO!

L’accusa rivolta agli animalisti di fare propaganda antivivisezionista, rivolta dalla Sen. a vita Elena Cattaneo a mezzo stampa, è paradossale considerando il suo nuovo ampio “monologo” pubblicato oggi da La Repubblica (pag. 26): “forse la  Senatrice è per il partito unico?”, si chiede la LAV (www.lav.it).

In merito alle argomentazioni trattate dalla Senatrice, vengono esposti i soliti falsi miti, tra cui il più comune: la vivisezione non esiste più. Bisognerebbe, quindi, suggerire alla Sen. Cattaneo di leggere più attentamente la Legge che vige in materia di sperimentazione che autorizza procedure invasive e dolorose tra cui l’innesto di cannule, impianti, abrasioni, fratture ossee effettuate anche senza anestesia (640 in soli 3 anni con un numero indefinito di animali – fonte Ministero della Salute, relative al triennio 2010-2012) che portano a morte con convulsioni, tremori, paralisi e incredibili sofferenze. Nel caso non bastasse il Decreto Legislativo, potrebbe andare a leggere le autorizzazioni rilasciate dal Ministero della Salute e, per doverosa trasparenza, rendere pubblico l’elenco dei luoghi in cui si fa sperimentazione animale e il tipo di procedure: oppure la Senatrice mette in discussione addirittura l’Ente regolatorio nazionale?

Anche un sopralluogo all’ECVAM, il Centro di validazione delle alternative, potrebbe essere d’aiuto nel conoscere le tecniche più all’avanguardia dove ricercatori di tutto il mondo, con altissime professionalità, collaborano per dare modelli attendibili, utili per l’uomo, per il Pianeta e le malattie di cui purtroppo siamo afflitti.

Se chi usa animali volesse davvero essere trasparente verso il cittadino, aprirebbe le porte dei laboratori a giornalisti e telecamere, ma ovviamente questo non avviene. Addirittura per decenni è stato secretato il semplice nome dei laboratori autorizzati a compiere esperimenti su animali, fino al 1997 quando la LAV ha ottenuto l’accesso a queste informazioni detenute dal Ministero della Salute, grazie ad una positiva sentenza del TAR del Lazio.

In tema di trasparenza e diritto di critica, è significativo che negli ultimi giorni la posizione vivisezionista della Sen. Cattaneo sia stata smentita da vari scienziati, tra cui biologi e ricercatori afferenti ad Università e Dirigenti di Ricerca presso l’Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare del CNR, professionisti allibiti dalle descrizioni bucoliche, fuorvianti e scorrette utilizzate per indurre errate emotività nel lettore che, come spesso avviene, conosce solo la posizione di chi usa animali, quindi è coinvolto in prima persona.

L’elenco dei ricercatori che si oppongono al modello animale, non per ragioni etiche, ma per concrete considerazioni scientifiche sulla non attendibilità e arretratezza di tale modello è sempre più ampio, così come, parallelamente, crescono oltre confine gli interessi verso i metodi in vitro, con un business stimato di 70 miliardi nei prossimi anni.

Che il modello animale non sia utile per l’uomo non è certo una novità, e sono addirittura le stesse agenzie regolatorie e le industrie che dichiarano la pericolosità della sperimentazione animale, come nel caso della recente campagna dell’AIFA, dove consigliavano molta prudenza nel somministrare farmaci ai bambini perché non sono adulti in miniatura, quindi figuriamoci se può esserlo un topo! E’ noto che gli effetti dei farmaci possono variare tra adulti e bambini, e perfino tra maschi e femmine. Anche nel campo della veterinaria lo stesso Ministero evidenzia le differenze tra specie. A proposito dell’elevato costo dei farmaci uso veterinario, infatti, afferma: “Sul prezzo del medicinale veterinario, regolato dal mercato, incidono aspetti produttivi, commerciali e distributivi che rivestono un ruolo rilevante nella sua definizione. Occorre infatti che ogni principio attivo sia studiato sulla specie animale a cui è destinato, con indicazioni e posologie accuratamente sperimentate per ognuna di esse, tenuto conto dei diversi metabolismi e di conseguenza, della differente farmacodinamica e farmacocinetica.”  

Solo per citare alcuni dati concreti, secondo gli studi condotti su animali l’alcol è un buon alimento mentre il sale è genotossico e dei 31 ingredienti che compongono il caffè, 23 sono risultati cancerogeni. Su 3000 trattamenti medici utilizzati oggi, solo l’11% è di dimostrata efficacia e l’80% dei “nuovi farmaci” non sono che copie più care di quelli vecchi. Su 1000 sostanze potenzialmente efficaci sugli animali per curare l’infarto sono una è risultata efficace nell’uomo!

“Saremmo ben felici di vedere la Senatrice impegnata nella promozione dei metodi alternativi, visto che ribadisce più volte il suo supporto e dovere morale nel ridurre il più possibile il ricorso a cavie – dichiara la biologa Michela Kuan, responsabile LAV Vivisezione – ci aspettiamo, quindi, faccia di tutto per implementare tali metodi, come oltretutto sancisce la legge, attraverso la promozione di corsi di formazione, rigidi sistemi di controllo ed elenco delle persone con competenze bio-statistiche, perché, per quel che risulta a noi, queste figure professionali non esistono nel nostro Paese. Potrebbe cominciare ospitando in Senato la Mostra della Piattaforma italiana sulle alternative (IPAM) che fa capo a quella europea – European Consensus-Platform for Alternatives (ECOPA), che ha già debuttato Roma ma purtroppo non è stata visitata da nessuno afferente al suo team.”

Come ha recentemente citato Thomas Hartung, Professore Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, proprio in un convegno sui metodi alternativi ospitato alla Sapienza di Roma (gennaio 2016): “La difficoltà non sta nel creare delle nuove idee, ma nel fuggire dalle vecchie”.

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