AGRICOLTURA: CON I PATENTINI FITOFARMACI ECCO L’ENNESIMO PASTICCIO ALL’ITALIANA

Non ancora concluso oltre il 40% dei corsi per ottenere i patentini per l’uso sostenibile dei fitofarmaci nei campi, centinaia di agricoltori sono in attesa e da tempo senza armi contro i parassiti delle colture
Il mestiere dell’agricoltore si è modificato, soprattutto nell’ultimo decennio, diventando più complicato e trasformando la figura dell’agricoltore in quella dell’imprenditore agricolo. Questo passaggio ha comportato un maggior carico di responsabilità e di certo una maggiore necessità di formazione professionale. È il caso della formazione introdotta dalla normativa comunitaria sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. La direttiva europea 2009/128/CE, infatti, recepita in Italia dal D.Lgs. n.150/2012 e in seconda battuta dal Piano di azione nazionale (PAN) hanno modificato la modalità di formazione per ottenere il cosiddetto “patentino fitofarmaci” (ovvero l’abilitazione all’acquisto ed uso dei prodotti fitosanitari). Modifiche normative recepite con forte ritardo dalle singole regioni con la Puglia che non si è certo distinta per celerità e chiarezza.
“Il problema di ritardi, come spesso avviene, è ricaduto sui lavoratori – dichiarano il deputato Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S della Commissione Agricoltura alla Camera, e la consigliera Regionale Antonella Laricchia (M5S) – in particolare su chi in campagna ci passa tutte le giornate e con grandi sacrifici prova a portare a raccolta le proprie coltivazioni. Questi lavoratori sono stati e sono ancora in attesa di terminare il corso di primo rilascio o rinnovo dell’abilitazione, alcuni da quasi un anno e, nel frattempo, non possono ritirare i prodotti per la difesa delle loro coltivazioni, pena pesanti sanzioni, per loro e per i rivenditori, previste dalla nuova normativa”.
Per questo, il M5S si è rapidamente attivato presso l’Osservatorio fitosanitario pugliese e, dopo diverse settimane, è riuscito ad ottenere i dati dei corsi effettuati in Puglia, con resoconto dei relativi esami. L’Osservatorio ha confermato il forte ritardo accumulato nello svolgimento degli esami: solo per citare la categoria degli utilizzatori professionali su 156 corsi organizzati in provincia di Bari, ad oggi solo 80 sono stati chiusi con la prova finale, mentre ben 76 sessioni d’esame devono ancora svolgersi. Non va meglio nelle altre province: ancora 28 prove da effettuare a Foggia su 124 corsi conclusi, 20 su 55 a Taranto, 42 su 62 a Lecce mentre a Brindisi degli 88 corsi autorizzati se ne sono tenuti solamente 16. Per i consulenti, invece, mancano all’appello 4 esami sui 12 corsi effettuati stando ai dati forniti. La Regione Puglia dovrebbe aver approntato una bozza di revisione della DGR n. 627 del 30.03.2015 finalizzata a rendere più agevole lo svolgimento degli esami, in attesa del parere del Servizio Sanità Pubblica Sicurezza sul Lavoro, ma di cui si disconoscono le modifiche proposte.
“Una situazione inaccettabile – continuano Laricchia e L’Abbate (M5S) – La lentezza e la farraginosità delle strutture regionali non deve pesare sugli agricoltori. Abbiamo già consegnato una interrogazione in Regione Puglia indirizzata all’Assessore Di Gioia per conoscere i motivi del ritardo, quali modifiche sono in cantiere sulla delibera di Giunta n. 627 del 2015 che stabilisce le modalità di svolgimento dei corsi, proponendo altresì agli uffici competenti di provare a smaltire l’arretrato, senza aggravio di spese per i cittadini, ad esempio spostando il personale ASL competente all’interno delle commissioni esaminatrici che svolgono gli esami anche in orari di ufficio. Manterremo alta l’attenzione sul tema – concludono i portavoce 5 Stelle – fino a quando non verrà ristabilito un ordine ed una procedura formativa con tempi certi per tutti gli agricoltori”.



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