AMBIENTE: CHERNOBYL, 30 DI STUDI CONFERMANO NESSUNA CONSEGUENZA IN FVG

Udine – Sono passati poco più di 30 anni dallo scoppio del reattore n. 4 della centrale termonucleare di Chernobyl in Ucraina, ma quell’evento è ancora riscontrabile in tracce nei campioni di suolo o di muschi prelevati in Friuli Venezia Giulia.
Per ricordare quell’evento drammatico, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa FVG) ha organizzato un convegno a Udine, con l’obiettivo di capire soprattutto quali sono state in Friuli Venezia Giulia le ricadute ambientali e sanitarie dell’incidente.
“Quel tragico episodio rappresentò un momento di svolta nell’affrontare il tema della radioattività”, ha rimarcato l’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito, nel suo indirizzo di saluto, aggiungendo che “rese chiaro la necessità di costituire una rete di radioprotezione anche in regione”, dove non sono presenti centrali nucleari, ma dove ci possono essere effetti dovuti alla presenza di centrali negli Stati contermini.
“La rete di radioprotezione è attiva – ha continuato l’assessore – e 30 anni di monitoraggio confermano che l’incidente di Chernobyl non ha dato conseguenze né sull’ambiente in generale, né in termini di danni diretti alla popolazione, sebbene l’attenzione debba continuare a rimanere alta”.
Il direttore dell’Arpa, Luca Marchesi, ha ricordato che in Friuli Venezia Giulia la vigilanza radiologica è assicurata tramite il Centro regionale di radioprotezione di Arpa con sede a Udine. Il Centro effettua analisi su matrici ambientali e alimentari. In particolare il laboratorio di Arpa effettua misure sul particolato atmosferico ed il “fall-out”, cioè la misura della radioattività nell’aria e nelle polveri ricadute al suolo.
Marchesi ha ricordato tra l’altro che il centro Arpa è parte del più ampio sistema di controllo della radioattività nazionale ed internazionale. In quanto tale è tenuto a mantenere degli standard operativi elevati, partecipando anche a delle esercitazioni internazionali, come quella che si è tenuta il 17 marzo, che ha simulato un incidente nella vicina centrale di Krsko in Slovenia, al fine di verificare la prontezza di risposta del sistema di emergenza, oltre alla sua armonizzazione a livello internazionale.
Proprio su questo aspetto l’assessore Vito ha anticipato che “il prossimo 18 ottobre, nell’ambito degli accordi bilaterali Italia-Slovenia, è già programmato un incontro a cui parteciperà anche il Centro di radioprotezione dell’Arpa e questo è un importante segno di attenzione verso il nostro territorio e le sue necessità”. Nel corso del convegno è stato descritto l’evento di Chernobyl in dettaglio. Dal 26 aprile del 1986 ai primi di maggio, lo scoppio del reattore n. 4 provocò una nube radioattiva, trasportata prima verso la Scandinavia e in seguito, per il mutare delle condizioni meteo, in direzione sud-ovest, interessando il Friuli Venezia Giulia in 3 successivi momenti. Non appena riscontrato l’evento anomalo in Friuli Venezia Giulia si è attivata una prima rete di monitoraggio, afferente al dipartimento di Fisica sanitaria dell’Ospedale S.M.M di Udine, che è poi confluita nel Centro di riferimento regionale per il controllo della radioattività ambientale, oggi confluito in Arpa.
Nel convegno di Udine sono stati riportati tutti i dati raccolti nei 30 anni di studio, sia quelli riferiti alla contaminazione ambientale, sia quelli relativi al rischio e alla dose alla popolazione. Arpa ha presentato i risultati di 30 anni di monitoraggio e studio della radioattività ambientale, nonché gli studi radioecologici effettuati in Friuli Venezia Giulia. Le conclusioni del convegno sono confortanti. Pur essendo stato, infatti, il Friuli Venezia Giulia contaminato in maniera significativa dai radionuclidi provenienti da Chernobyl, in nessun caso ci sono stati pericoli diretti per la salute umana e per l’ambiente. Il Cesio radioattivo (CS-137), tuttavia, è ancora presente sul territorio regionale; ciò non desta preoccupazione, ma ha consentito di avviare importanti studi sull’evoluzione dei radionuclidi negli ambienti naturali e all’interno degli ecosistemi. Ha permesso, inoltre, di sviluppare dei protocolli di campionamento e di misura su numerose matrici ed indicatori di radioattività ambientale, come suolo, muschi, funghi. Durante il convegno è stato possibile iscriversi per effettuare delle visite guidate ai laboratori del Centro regionale di radioprotezione di Arpa FVG ed è stato distribuito un gadget contenente “atomi di Cesio-137” provenienti da Chernobyl. ARC/EP/com
Convegno a 30 anni da Chernobyl



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