“Archeologia delle Alpi”: pubblicato il terzo volume

Le ricerche archeologiche in Trentino contribuiscono, anno dopo anno, a svelare aspetti inediti e a tratteggiare la storia più antica del territorio e dei suoi primi abitanti. Lo stato dell’opera è presentato nel terzo volume, fresco di stampa, della collana “AdA Archeologia delle Alpi 2016” edita dall’Ufficio beni archeologici della soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento.
La pubblicazione di 178 pagine, a cura di Franco Nicolis e Roberta Oberosler, riporta le attività più recenti di scavo, studio, ricerca, tutela e valorizzazione condotte dalla Soprintendenza. Si compone di una prima parte con contributi e approfondimenti a cura degli archeologi della Soprintendenza, di collaboratori e di studiosi di altre istituzioni scientifiche, mentre la seconda parte è un agile notiziario che traccia un quadro delle indagini svolte sul territorio provinciale.

Nell’Anno europeo del patrimonio culturale il volume intende essere uno strumento di comunicazione e un momento di condivisione con tutta la comunità – addetti ai lavori, studiosi ma soprattutto interessati – del lavoro svolto dagli archeologi. La connotazione distintiva è l’approccio interdisciplinare ai temi trattati che vede confrontarsi fianco a fianco studiosi di discipline diverse. Partendo dall’attività dell’Ufficio beni archeologici nei diversi campi della tutela, studio, conservazione e valorizzazione, l’obiettivo è quello di fare conoscere il patrimonio comune edi renderlo accessibile a chi desideri approfondire gli argomenti presentati. Come sottolinea nella presentazione il Soprintendente Franco Marzatico “la tempestiva pubblicazione degli esiti di indagini e ricerche contribuisce in modo determinante alla crescita delle conoscenze, stimolando il dibattito scientifico e il continuo aggiornamento dei dati sulle dinamiche storiche del territorio”.
Il campo di indagine è ampio e variegato e comprende un arco temporale che va dal paleolitico al medioevo.Di particolare interesse i contributi che gettano nuova luce sulla storia più antica dell’area gardesana come quello che presenta le indagini nel deposito pluristratificato dell’Epigravettiano recente e del primo Mesolitico di Arco, in via Serafini, e quello dedicato alla necropoli con sepolture d’epoca romana rinvenuta sempre ad Arco in località Chiarano, presso la Casa di Cura “Eremo”. Di epoca romana è anche la lapide funeraria ritrovata presso il sito dell’ex Manifattura Tabacchi di Rovereto. Rimanendo nella Valle dell’Adige, un articolo è dedicato alle sepolture prone rinvenute nel contesto cimiteriale della chiesa di Sant’Apollinare a Piedicastello, a Trento. Si avvale di dati geoarcheologici lo studio che analizza i possibili rapporti tra la frana dei Lavini di Marco e i depositi alluvionali del fiume Adige che seppellirono il sito archeologico di Navicello di Rovereto.
Ma lo scavo stratigrafico condotto con metodo archeologico si applica anche a contesti di periodi più recenti come ad esempio la Grande Guerra. Quella che gli addetti ai lavori chiamano “l’archeologia del nonno” è stata applicata al valico del Menderle in Vallarsa dove sono venuti alla luce i resti di un soldato dell’Esercito italiano caduto sul campo di battaglia nell’attacco italiano alle linee austriache più avanzate al costone del Menderle nel 1916. Lo studio osteologico fornisce informazioni sui caduti, base necessaria a qualunque tentativo di identificazione personale; le ricerche archeologiche, antropologiche e archivistiche permettono di ricostruire, in parte, l’azione bellica.
Nel notiziario viene inoltre dato conto della ricerche archeologiche sulla cresta di Siusi nella Val Duron, di nuove evidenze archeologiche a Garniga Terme e delle più recenti scoperte a Gardolo di Mezzo, a nord di Trento, dove è stata riportata alla luce una necropoli a cremazione della Cultura di Luco/Laugen. La Val di Non si conferma come uno dei luoghi più significativi per la storia antica del Trentino grazie alle indagini condotte a Cles, nel luogo di culto dei Campi Neri, e a Sanzeno, non a caso sede del Museo Retico. Il quadro storico è completato dai ritrovamenti afferenti all’archeologia medievale effettuati in occasione di lavori presso numerose chiese come a Caldes, Canal San Bovo, Civezzano, Dro, Folgaria, Ossana, Rovereto, Tassullo e a Telve presso Castellalto.



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