Celiachia: un tavolo permanente regionale per coordinare gli interventi

All’unanimità la commissione Sanità, presieduta da Stefano Scaramelli, licenzia una proposta di risoluzione con precisi impegni anche sull’aggiornamento del percorso assistenziale e  sulla circolarità dei buoni
Firenze – La Giunta regionale deve ripristinare il tavolo permanente regionale sulla celiachia, che coinvolga i diversi attori del sistema e l’Associazione nazionale celiachia. Il tavolo dovrà individuare e coordinare gli interventi utili alla prevenzione ed alla diagnosi della malattia, oltre a quelli che favoriscano il normale inserimento nella vita sociale dei soggetti celiaci. Lo prevede una proposta di risoluzione, licenziata all’unanimità dalla commissione sanità, presieduta da Stefano Scaramelli.
La Giunta dovrà inoltre attivare la piena circolarità dei buoni su tutto il territorio regionale, anche attraverso la loro dematerializzazione e l’utilizzo della carta sanitaria, e dovrà rivedere la normativa regionale, alla luce delle nuove realtà economiche emergenti in campo alimentare, come i laboratori artigianali, la vendita a terzi e on line, bar, ristoranti, coinvolgendo le associazioni di categoria. Dovrà, infine, essere aggiornato il percorso assistenziale alla luce del recente Protocollo per la diagnosi ed il follow up della celiachia.
La proposta di risoluzione nasce da un’audizione che la commissione ha svolto il 25 maggio scorso con l’Associazione nazionale celiachia, nel corso della quale sono stati messi a fuoco una serie di problemi specifici. Secondo i dati ministeriali, che si riferiscono al 2014, sono oltre 14 mila i celiaci in Toscana, un dato sottostimato rispetto alla consistenza reale della malattia, perché, sempre nel 2014, risultano diagnosticati meno del 37% dei soggetti interessati (il 28% a livello nazionale).
Il percorso di diagnosi della celiachia nel nostro paese dura ancora sei anni e la malattia non diagnosticata causa gravi complicanze. L’unica terapia è l’esclusione del glutine dall’alimentazione, eliminando non solo i cibi derivati da cereali che lo contengono, ma anche il glutine ‘nascosto’ negli eccipienti (ad esempio in salumi, sughi, salse, gelati) o nei prodotti che ne sono stati contaminati durante la lavorazione industriale.
A complicare ancora più la situazione ci sono infine alcuni aspetti generali, come il controllo e la razionalizzazione della spesa sanitaria ed il dilagare di informazioni al consumatore, prive di fondamento scientifico, che spingono la popolazione ad adottare una dieta senza glutine, perché “più salutare” ed in grado di “far dimagrire”.
La proposta di risoluzione sarà all’esame del Consiglio nella prossima seduta. (dp)
Camilla Marotti



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