Cibo, casa, salute e qualche sfizio nel carrello delle famiglie torinesi

Il 2015 registra un +5,6% rispetto al 2014, grazie alla crescita generalizzata di tutte le categorie. Si riduce al 53% della spesa complessiva l’aggregato alimentare+casa, che nel 2013 valeva ben il 58%, ma aumentano altre spese obbligate come salute e istruzione. Si aprono comunque spazi per spese di tipo voluttuario, complessivamente in crescita del 15,2%.
TORINO – Presentati  a Palazzo Birago i dati 2015 della tradizionale indagine sulle spese delle famiglie torinesi, realizzata dalla Camera di commercio di Torino con la collaborazione di Luigi Bollani, docente di statistica sociale presso l’Università degli Studi di Torino. Monitorati quest’anno gli acquisti di 200 famiglie torinesi, residenti in città o nei comuni limitrofi, interpellate mediante la compilazione di un libretto di acquisti e di un questionario per le spese più onerose.
Si attesta a 2.357 euro mensili la spesa media delle famiglie torinesi nel 2015, registrando un +5,6% rispetto al 2014. In crescita sia l’alimentare (+4,9%), sia il non alimentare (+5,7%), che sfiora i 2mila euro mensili.
“Nel 2015 le famiglie torinesi sono tornate a spendere con maggiore fiducia, dopo gli anni della crisi: ce lo dice l’incremento della spesa complessiva (+5,6% rispetto al 2014), l’aumento generalizzato in tutte le categorie, ma anche la mutata percezione dell’andamento economico, con il netto calo delle famiglie che denunciano una diminuita capacità di acquisto, passate dal 68% nel 2014 al 33% del 2015 – ha spiegato Vincenzo Ilotte, Presidente della Camera di commercio di Torino. – Nuovo respiro quindi per le spese “voluttuarie”, come vacanze, pasti fuori casa e cultura, cresciute in un anno del 15,2%. Da questi dati si percepisce come le famiglie, dopo anni di sacrifici legati all’incertezza causata dalla crisi, abbiano acquisito consapevolezza dei nuovi scenari economici delineati in maniera sempre più nitida, e abbiano iniziato a guardare oltre. Interessante anche notare come stiano cambiando le abitudini alimentari dei consumatori, cambiamenti dettati non solo da un diverso potere di spesa, ma anche da un diverso approccio al tema dell’alimentazione”.
La spesa alimentare
Rappresenta il 15,4% dei consumi totali ed è passata da 345 a 362 euro mensili, con un incremento del +4,9%. La quota più rilevante è rappresentata dalla spesa per la carne (il 22% del totale), seguono gli acquisti di pane e cereali (15%), latte, formaggi e uova (15%) e verdura (12%). Nel 2015 gli incrementi più significativi hanno riguardato la frutta (+10,4%, +3euro), il pesce (+7,9%, +2euro), la verdura (+6,7%, +3euro). Questa tendenza verso scelte di consumo più sane rispetto al passato si conferma anche nella progressiva contrazione della quota carne, che pur stabile nel 2015, è passata nell’ultimo biennio dal 24% al 22%.
Sempre più diffuso sembra essere l’autoconsumo, con la produzione casalinga di materie prime e conservati: il 42% delle famiglie ha dichiarato, infatti, di avervi fatto ricorso, contro il 37% rilevato nel 2008.
La dimensione del nucleo familiare è un fattore determinante per gli acquisti: le famiglie numerose risparmiano sulla spesa rispetto ai single, che da soli arrivano a spendere 266 euro, contro i 116 procapite nelle famiglie di 4 o più componenti. Dolci, prodotti di drogheria, pane, latticini prevalgono nella spesa delle famiglie più numerose, mentre sono le coppie senza figli a spendere di più per frutta e verdura e pesce. I nuclei degli ultra 64enni si confermano i più moderati e parsimoniosi e, tra l’altro, i meno propensi verso la spesa di bevande, alcoliche e non, che vengono acquistate soprattutto dagli under 25.
La spesa non alimentare
Aumenta del 5,7%, passando da 1.887 a 1.995 euro mensili: si tratta del terzo anno consecutivo di crescita, dopo quattro di calo.
L’aggregato casa, che comprende l’abitazione in senso stretto, ma anche utenze domestiche, servizi per la casa e arredamenti, si conferma comunque la prima voce di spesa non alimentare (il 51,6%), in crescita dell’1% (+10 euro) rispetto al 2014. Si incrementa in particolare l’attenzione nei confronti dell’ambiente domestico: ben il 28% delle famiglie (il 25% nel 2014) ha effettuato interventi di manutenzione o ristrutturazione.
Trasporti e comunicazioni rappresentano la seconda voce di spesa non alimentare con il 14,5%, ma in calo rispetto al 2014 (-2,5%, -7 euro): qui rientrano gli esborsi per carburante, parcheggi e mezzi pubblici e le spese per assicurazioni e bolli. In media si spendono invece 70 euro per telefoni, ricariche, abbonamenti a internet.
In netto aumento (+26,4%, +23 euro) le spese sanitarie e alla salute, riguardanti sia gli acquisiti di medicinali e ticket sia gli onorari dei medici.
Le famiglie sostengono un aumento anche delle spese per l’istruzione, passate da 25 a 30 euro in media (+19,4%), soprattutto per rette scolastiche e acquisto libri di testo. In crescita anche per il secondo anno consecutivo le spese per abbigliamento e calzature (+27%, +21 euro), dopo 2 anni di contrazione.
Ma nell’incremento della spesa non alimentare, c’è spazio anche per spese non strettamente necessarie: vacanze (+23 euro), pasti fuori casa (+21 euro), ricreazione e spettacoli (+2 euro). Se si considera un aggregato complessivo di sole “spese voluttuarie”, che comprende queste voci più alcune altre come la cura del corpo, gli accessori (borse e pelletteria), le assicurazioni, le gestioni finanziarie o le spese veterinarie, si può evidenziare come dopo anni di calo (dal 2008 al 2013), dal 2014 l’incremento di queste spese è in progressivo aumento, con valori superiori alla media (+8,6% nel 2014, +15,2% nel 2015).
Aggregato alimentari + casa
Un’altra buona notizia si evidenzia calcolando l’aggregato alimentari + casa, il cui peso risulta essere per il secondo anno consecutivo in calo: nel 2013 queste spese, denominate irrinunciabili, assorbivano il 58% del budget famigliare, ma nel 2015 la quota è scesa al 53%.
Reddito e capacità di spesa
In calo la percezione della crisi. Diminuiscono le famiglie che dichiarano di aver subito nell’anno una diminuzione del reddito: sono il 24% rispetto al 35% del 2014 e al 47% del 2013. In netto calo anche la percentuale di chi denuncia una diminuita capacità di spesa (33%), valore che nel 2014 si attestava ben al 68% e all’83% nel 2013.
Abitudini di consumo
Ogni anno l’indagine analizza alcuni particolari comportamenti e scelte di consumo:
– l’equo e solidale (35%): mediamente, nel biennio 2014-2015, il 35% delle famiglie torinesi ha acquistato prodotti del commercio equo e solidale, in ripresa rispetto al biennio 2012-2013, quando la percentuale si fermava al 21%.
– acquisto di generi biologici (64%): ben due famiglie su tre nell’ultimo biennio hanno acquistato abitualmente prodotti bio: si trattava di meno di una famiglia su due nel 2006.
– acquisto on line (35%): se dieci anni fa solo una famiglia su dieci utilizzava Internet per effettuare acquisti, oggi questo canale è adottato da una famiglia su tre.
– acquisto a rate (17%): ha registrato un andamento declinante durante la crisi economica, mentre nell’ultimo biennio risulta essere una modalità di pagamento adottata da oltre il 16% delle famiglie.
–  acquisto di beni di seconda mano (32%): abitudine rilevata nel 2015 per la prima volta. Una famiglia su tre, seppur saltuariamente, ha effettuato acquisti di prodotti usati, oggi facilmente reperibili sia presso negozi ad essi destinati, sia online.



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