Criptovalute, un far west da regolare

Ultimamente si parla molto di criptovalute, un concetto sfuggente, determinato da numeri, algoritmi e reti. Molto differente dalle monete tradizionali, battute dagli Stati ed emesse dalle banche centrali, che le controllano e ne determinano il valore. “Il meccanismo di questi oggetti non è molto trasparente, così come le stesse piattaforme che li producono. Però non possiamo sottovalutare la dimensione del fenomeno. Solo il Bitcoin ha un valore di mercato pari al prodotto interno lordo della Danimarca. Ethereum, che è la seconda piattaforma, si avvicina al prodotto interno lordo della Slovacchia. Purtroppo c’è un grosso difetto di regolamentazione”. A dirlo, ai microfoni di RadioArticolo1. è Marcello Minenna, docente all’università Bocconi di Milano e alla London graduate School, oltre che dirigente della Consob.

“Le criptovalute – continua Minenna – sono nate nel dark web, per consentire pagamenti di prodotti e servizi irregolari, ma non è più così. Oggi vengono accettate da Bloomberg, da Subway, da Expedia, e dalla stessa Microsoft. C’è quindi urgenza di un intervento regolatorio. Se lo consideriamo un mezzo di pagamento, allora si dovranno applicare le regole del mezzo di pagamento. Se lo si considera uno strumento finanziario, si dovranno mettere in atto le regole della sollecitazione all’investimento”. Non occuparsene, “pensando di estrometterle dalla contabilizzazione nel sistema bancario, nei bilanci di banche e assicurazioni o nelle imprese di investimento”, non è infatti una grande idea. Anche perché sui mercati finanziari internazionali cominciano ad affacciarsi “offerte di derivati su criptovalute”.

“È quindi indubbio – afferma lo studioso – che c’è bisogno di un coordinamento sovranazionale. Perché c’è il rischio concreto di trovarsi di fronte a risparmiatori che sulla scia di un qualche entusiasmo partecipano ad attività ai limiti della legge. La stessa Cina si è accorta che tramite i Bitcoin e le criptovalute si stanno verificando fughe di capitali all’estero, fuori dal controllo della banca centrale”.

I divieti però, secondo Minenna, non servono a nulla: “Serve invece un intervento di disciplina serio. Bisogna fare in modo che tutti partecipino realmente a questa nuova tecnologia e a questo nuovo mezzo di pagamento/strumento finanziario. Altrimenti ci saranno sempre ondate speculative e gente che verrà in qualche maniera defraudata, oltre che persone che li useranno per portare capitali all’estero”.

Quello che c’è oggi, infatti, è veramente “un far west”. Con una sana regolamentazione, invece, la criptovaluta “diventerà uno strumento come altri”. Certo, “bisognerà trovare delle regole di sana convivenza, come per ogni fenomeno nuovo”. Questa tecnologia, però, è “sicuramente di grande interesse per modernizzare del sistema finanziario globale”.

“Nella logica della dematerializzazione dei mezzi di pagamento – conclude Minenna – , ci si muove sempre di più con soluzioni elettroniche, e le criptovalute sono in effetti costruite in una logica di facilitazione. Non è un fuoco di paglia, le dimensioni ce lo dicono. Come al solito, c’è un ritardo di comprensione. Non è un fenomeno destinato a scomparire e genererà sempre più interesse. Mi auguro che i prossimi incontri degli organismi sovranazionali mettano queste questioni all’ordine del giorno. Bisogna trovare una soluzione ragionevole e coordinata con l’operatività delle banche centrali. Abbiamo bisogno di un modo sano per conviverci”.



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