Da Foggia una grande risposta: basta caporalato

La manifestazione contro il caporalato è un successo. Migliaia di persone sono arrivate a Foggia da tutto il Paese: giovani, lavoratori, cittadini, pensionati e soprattutto braccianti stranieri, i primi ad essere coinvolti dal fenomeno. È partito poco dopo le 18.30, nel piazzale della Stazione, il corteo organizzato dai sindacati per dire basta allo sfruttamento del lavoro nelle campagne. L’iniziativa è stata lanciata dopo le vittime dei due incidenti stradali costati 16 morti, tutti migranti impegnati nei campi, che ha riportato anche nell’agenda politica il tema del caporalato. Fin dal concentramento c’è stata grande affuenza, con la Cgil che è arrivata a Foggia da ogni regione della penisola (qui le foto).

“Siamo a Foggia unitariamente per rivendicare l’applicazione della legge 199 contro lo sfruttamento”. Così il segretario generale della Flai Cgil, Ivana Galli. “I ministri Salvini e Di Maio hanno detto che c’è bisogno di droni, di perfezionare la legge con interventi straordinari, invece basterebbe la volontà politica di applicare la norma”.

Gesmundo (Cgil Puglia): grande risposta contro i caporali

L’iniziativa dunque è pienamente riuscita. “Una grande manifestazione, organizzata in pochissimo tempo, con una straordinaria partecipazione di lavoratori, pensionati, giovani, semplici cittadini provenienti anche da regioni lontane. E tanti braccianti stranieri, le vittime di questo sistema arcaico e insieme moderno di sfruttamento, che lega caporali e imprese e che sposta ogni giorno in questa terra migliaia di persone con mezzi obsoleti e in condizioni pericolose” Lo afferma il segretario generale della Cgil, Pino Gesmundo. “Di questo sono morti i sedici braccianti – aggiunge -, non di un fortuito incidente stradale, per questo siamo in piazza oggi in una caldissima giornata di agosto”

L’indignazione e l’attenzione delle istituzioni però non deve fermarsi. “Non possiamo ricordare il modo in cui vivono, lavorano e si spostano questi uomini e queste donne solo quando sono vittime di tragici eventi. Chiediamo ancora una volta la piena applicazione della legge 199. Non ci sono piaciute le parole del premier Conte e del ministro Salvini. Glielo diciamo noi perché la legge 199 contro il caporalato non ha funzionato come si immaginava: perché non è stata applicata fino in fondo. In parte per responsabilità politica, in larga parte per responsabilità del sistema delle imprese che era chiamato a collaborare nel costruire risposte al bisogno di un trasporto e un collocamento pubblico per superare il ricatto di intermediari senza scrupoli. Così non è stato e questo dimostra la connivenza delle imprese, che per trarre maggior profitto sfruttano forza lavoro senza l’applicazione di alcuna norma circa orari, salari, accoglienza”.

Da Foggia, conclude Gesmundo, “si alza ancora una volta il grido di dolore degli sfruttati ma anche di lotta ed emancipazione da queste condizioni di ricattabilità. Noi continueremo nella nostra battaglia quotidiana, campagna per campagna, denunciando e invitando a denunciare i datori di lavoro e i caporali. Ma assieme alla politica va costruito un nuovo modello di agricoltura soprattutto nel Mezzogiorno, che tenga conto di come questa forza lavoro straniera sia oggi fondamentale per uno dei settori più importanti al Sud qual è quello primario. Attrezzando di conseguenza servizi pubblici per il collocamento, i trasporti, l’accoglienza. Una cosa deve essere chiara: sfruttare, non applicare i contratti, servirsi dei caporali è un reato penale grave e deve continuare a essere perseguito come previsto dalla legge 199”.

Centinaia di lavoratori migranti hanno sfilato per le vie di Foggia. La loro richiesta è forte e chiara: un lavoro dignitoso e il rispetto dei diritti.



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