“Dal Bradano al Piave”, il contributo lucano alla Grande Guerra

Presentato il progetto, capofila il Comune di Oppido, sulla partecipazione della Basilicata al primo conflitto mondiale. Saranno coinvolte le scuole dell’Alto Bradano per una riflessione sulla cultura della pace, della solidarietà e dell’integrazione

La prima guerra mondiale e il contributo della Basilicata tributato alla causa in termini di soldati caduti, dispersi e decorati al valore. Nel centenario della prima guerra mondiale ad indagare questo inedito rapporto è un progetto culturale presentato questa mattina in una conferenza stampa nella Sala Verrastro del palazzo della Giunta regionale. “Dal Bradano al Piave” prende il nome dalla pubblicazione di Rocco Di Bono (Telemaco Edizioni) in cui firmano le prefazioni i due presidenti lucani Pittella e Lacorazza. Ha per capofila il comune di Oppido lucano e coinvolgerà, a partire dal prossimo anno scolastico, gli istituti dei nove comuni che insistono sull’area dell’Alto Bradano (Oppido, Genzano, Acerenza, Banzi, Forenza, Lavello, Tolve, Palazzo San Gervasio, Pietragalla) e tutti quelli che vorranno aderire dall’intera Basilicata. Con il patrocinio della Presidenza della Giunta e del Consiglio regionale, l’iniziativa si avvale della collaborazione della Cineteca lucana di Oppido che metterà a disposizione i suoi preziosi archivi di testi, immagini, pellicole e cimeli; della sezione di Acerenza dell’Associazione Combattenti e Reduci; dell’Istituto comprensivo “F. Giannone” di Oppido lucano, capofila degli istituti scolastici da coinvolgere in una serie di attività; della casa editrice “Telemaco” che si occuperà, tra l’altro, di una rivista on line e una cartacea in cui confluiranno i contributi realizzati dagli studenti. Candidato a finanziamento alla Struttura speciale per gli anniversari storici della Presidenza del Consiglio dei Ministri il progetto ha già ottenuto una positiva valutazione preliminare.
Apprezzamento ha espresso il presidente della Regione Marcello Pittella che, nel farsi portatore anche del plauso del presidente del Consiglio Lacorazza, ha elogiato il progetto “finalizzato non solo rinsaldare il ricordo del grande tributo di sangue lucano versato durante la Grande Guerra facendo tesoro delle esperienze che emergono nel libro di Rocco Di Bono, ma anche a stimolare una riflessione sul nostro presente. “Oggi – ha spiegato il presidente Pittella – siamo alle prese con quella che potrebbe esser definita ‘quarta guerra mondiale’, quella che quotidianamente ci viene raccontata dai media e veste i panni della guerra di religione, dell’esasperazione dei conflitti tra popoli, delle drammatiche traversate del Mediterraneo, della leggerezza di pensiero che sempre più affida consapevolezza e coscienza critica alla rete, di un linguaggio spesso violento che disorienta. Di fronte a tutto questo è nostro dovere contribuire a diffondere il seme della concordia, della pace, dell’integrazione, del dialogo. Spetta alle istituzioni compiere uno sforzo in più per recuperare lo spirito di comunità e trasferire consapevolmente l’immagine di una Basilicata come un luogo in cui tante culture diverse possano interagire; come una regione interculturale che, anche attraverso un sussulto culturale, ponga al centro temi come unità, condivisione, profondità. Il progetto è, inoltre, un esempio virtuoso di collaborazione ed è apprezzabile per lo sforzo di coinvolgimento del mondo della scuola chiamato – ha concluso il presidente Pittella – ad essere palestra di memoria e, allo stesso tempo, di fresca conoscenza grazie ai contributi che gli studenti potranno apportare”.
“Il progetto è un buon esempio di sinergie tra amministrazioni e partner del territorio. Ed è grande la fiducia che riponiamo in un positivo accoglimento della pratica inoltrata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per un pieno riconoscimento del valore di questa iniziativa”. Così la sindaca di Oppido lucano, Antonietta Fidanza, in conferenza stampa tenendo a sottolineare che “l’idea del progetto trae spunto dalla pubblicazione di Di Bono e articola una serie di iniziative nelle scuole con l’intento di portare all’attenzione delle giovani generazioni il contributo enorme della Basilicata agli eventi bellici della prima guerra mondiale. Stimolati dalla lettura di questo libro gli studenti saranno coinvolti in laboratorio intergenerazionale e interculturale per contribuire alla costruzione di un dibattito incentrato sulla cultura della tolleranza, del rispetto e della valorizzazione delle diversità, del rifiuto della guerra come prassi di compressione delle libertà altrui: dibattito quanto mai necessario oggi che si ripetono i drammi umanitari e si riacutizzano tensioni etniche, razziali, religiose. Statisticamente Oppido lucano, in proporzione al numero di abitanti, è il comune che conta il numero più elevato di caduti e decorati. Vogliamo evitare che i loro nomi restino incisi solo sui monumenti commemorativi, ma che siano anche di stimolo per il radicamento della cultura della pace. L’auspicio è che sui libri di scuola siano riscritte le pagine di storia in cui nella ricostruzione della Grande Guerra di quel tassello lucano oggi non si trova traccia”.
“E’ stato un po’ come pagare un debito nei confronti della memoria di mio nonno. Narro infatti le vicende che mi raccontava lui e ho ulteriormente indagato”. Spiega così Rocco Di Bono come è nato il suo libro – la sua terza fatica letteraria – che interviene, soprattutto, a colmare un certo vuoto nel racconto più in generale. “Prima del mio volume c’era solo il testo di Antonio Bocca del 1965, tra l’altro introvabile, a dare contro del contributo lucano alla prima guerra mondiale. Non c’è altra traccia nelle ricostruzioni storiche dei tanti contadini lucani, partiti dalle terre bagnate dal Bradano, rapidamente istruiti soldati, finiti in trincea a ridosso del Piave e, poi, in tanti tributati di medaglie al valore. Proprio come mio nonno erano poco più che ventenni e furono condotti a mille chilometri di distanza: il che, per l’epoca, significava davvero andare in un altro mondo, per di più un anticipo dell’inferno. Il libro è come un arazzo: c’è il disegno complessivo della grande vicenda storica e ci sono i tanti singoli episodi. All’indomani di quella esperienza, così traumatica, tanto il mondo nella sua totalità quanto la vita dei singoli non sono stati più quelli di prima”. Per l’editore Donato Pepe il libro è “un prezioso strumento di lavoro, per i tanti giovani che lo utilizzeranno come modello di ricerca e di organizzazione dei dati attingendo da materiali e documenti, lettere dal fronte, ricordi custoditi gelosamente dalle famiglie, su cui saranno invitati a lavorare nell’arco del progetto”.



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