Dall’VIII secolo San Pietro di Novalesa aiuta a capire un mondo affascinante ed ormai scomparso

NOVALESA (TO) – Le vestigia superstiti che spesso sono giunte fino a noi insieme ad affreschi, documenti ed opere d’arte degli antichi edifici monastici – più frequentemente dal periodo romanico – sono molto utili per aiutarci a capire un mondo affascinante ed ormai scomparso, sia sotto il profilo storico-culturale sia sul piano più prettamente religioso e spirituale.
Le comunità di frati o suore alle quali dobbiamo la conservazione e la consegna a noi di quelle ricchezze vengono spesso trascurate dai grandi avvenimenti, salvo qualche sporadico ringraziamento in discorsi e pubblicazioni varie. Meriterebbero di più. Ad esempio, preziosa è stata la presenza dei Rosminiani alla Sacra di San Michele dal 1836 ad oggi e della comunità Benedettina, custode fin dall’VIII sec del complesso dell’Abbazia di Novalesa di cui ci occupiamo in questa ricerca.
A volere i Benedettini in questo luogo fu un esponente del governo gallo-romano di quell’epoca, il patrizio Abbone, qui inviato a guardia e protezione  dello strategico passo del Moncenisio.  Dedicato ai santi Pietro ed Andrea, nel 726 nacque dunque il primo nucleo di edifici abbaziali, con finalità militari ma anche religiose. Chiese, terre e beni oltre che da Abbone giunsero in eredità o dono con gli anni successivi anche da personaggi famosi, come Carlo Magno che vi soggiornò più volte, ed arricchirono il patrimonio dell’Abbazia. Nel 906 venne saccheggiata dai Saraceni, di fronte al cui pericolo i frati erano scappati rifugiandosi a Torino, poi rimase abbandonata per qualche decennio.
Nel periodo successivo l’Abbazia rinacque a nuova vita producendo nuovi edifici e strutture che le permisero circa 3 secoli di importanza e splendore, durante i quali giunse ad ospitare anche 500 monaci.  Verso la fine del XIII secolo inizia però il lento ma inesorabile ed inevitabile declino, innescato dalla “Commenda/appannaggio” in virtù della quale il potere fu tolto ai monaci e dato a famiglie nobili (in questo caso i Provana), fatto che determinò il progressivo abbandono da parte dei monaci: nel 1645 ne rimase solo uno! Per recuperarla vennero ancora chiamati i frati, questa volta i cistercensi, che vi rimasero fino all’emanazione della “legge Rattazzi” (1855). Dopo tale data e per tali scelte e motivi accadde di tutto: l’Abbazia venne soppressa, si lasciò il sito ad un Istituto Idroterapico e termale, poi ad un collegio di Torino che ne fece una residenza estiva per i suoi convittori. Infine finalmente arrivò “Nova Lux” su Novalesa (come nell’VIII secolo scrisse un ignoto monaco sul libro mastro dell’Abbazia, il Chronicon); nella fattispecie nel 1972, allorquando l’Amministrazione Provinciale di Torino acquisì quel complesso riconsegnandolo in mano ai Benedettini. La Provincia intervenne decisamente con massicci lavori di manutenzione, recupero e restauro su quei preziosi beni rimasti, aiutata ad onor del in questo recupero dalla Fondazione CRT di Torino. Ecco allora rinascere dagli scavi archeologici ulteriori testimonianze del passato, che si affiancarono alle antiche strutture, al suggestivo chiostro dalle grezze e tozze colonne con grandi arcate, agli affreschi tardo medioevali, alla chiesa e alle 4 cappelle esterne isolate nel verde circostante: Santa Maria dell’VIII-XI secolo, San Michele dell’VIII-IX secolo, Cristo Salvatore dell’XI secolo e il vero gioiello d’arte di quest’area, Sant’Eldrado (che fu qui abate tra l’822 e l’840) dell’XI secolo; affreschi la ricoprono integralmente su tutte le pareti e sull’intera volta, illustranti la vita di Eldrado e di San Nicola di Bari, con al centro un suggestivo ed autorevole Cristo assiso in gloria, di bella fattura, di mano ignota con un linguaggio artistico romanico. Infine, segnaliamo le tante tracce di tutte le epoche artistiche rimaste a Novalesa, tra cui: nella chiesa madre ricostruita nel XVIII secolo, elementi del tardo gotico, fondamenta romane e residui di affreschi dell’XI secolo che espongono la lapidazione di Santo Stefano; sotto le ali del chiostro, XI secolo, testimonianze del XVI secolo e l’organo a canne del Settecento. Tutto questo merita la visita di almeno una giornata (all’interno è possibile anche soggiornare in vita monastica o in foresteria). Visite il sabato e la domenica dalle 9 alle 11.30 per chiesa, chiostro e cappella di San Eldrado (circa 50′);
In luglio ed agosto visite guidate nei giorni feriali alle 10.30 ed alle 16.30 per scolaresche e gruppi numerosi (max 25 persone). Su prenotazione visite guidate il mercoledì e venerdì dalle 9.30 alle 11.30.
La chiesa è aperta senza guida: nei giorni feriali dalle 9 alle 12 e dalle 15.30 alle 17.30; nei giorni festivi dalle 9 alle 12.
Con pioggia o neve le visite possono essere sospese. Soprattutto se avete bambini visitate le vicine cascate di cui pochi conoscono l’esistenza.  Telefono 0122/653210; oppure, per maggiori informazioni, La Ressia: 0122/653116.
Fonti: Novalesa, Enciclopedia on-line Treccani (2008). L’abbazia di Novalesa, speciale Tracce di Piemonte, pubblicazione Provincia di Torino (1997). Fragmenta Novalicensia: Abbazia di Novalesa, Centro Culturale Diocesano di Susa (2012).
La foto fa parte dell’archivio dello scrivente
Franco Cortese Notizie in un click



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