Dazi USA-Cina: prospettive per Made in Italy agroalimentare

Volano le esportazioni del Made in Italy agroalimentare in Cina, che nel 2017 hanno toccato la quota record del +15%. A dirlo è Coldiretti, che prevede ulteriori vantaggi per l’Italia dalla lotta dei dazi commerciali tra Pechino e Washington.

Coldiretti ha preso in oggetto i dati dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) sull’export dei prodotti italiani nei Paesi extra-UE nel 2017, che mostrano come le esportazioni del Made in Italy agroalimentare verso la Cina abbiano raggiunto lo scorso anno un aumento del 15%, con un valore di oltre 448 milioni di euro.

Il vino, spiega Coldiretti, ha toccato il massimo storico di oltre 130 milioni di euro nel 2017, grazie all’aumento del 29%. A crescere sensibilmente anche l’olio d’oliva (con +25% e 37 milioni di euro), i formaggi (con +27% e 16 milioni di euro) e la pasta (+14% e 23 milioni di euro).

L’analisi di Coldiretti è stata diffusa in occasione dell’entrata in vigore dei dazi cinesi su 128 prodotti importati dagli USA. I dazi imposti da Pechino, lo ricordiamo, sono lo risposta alle misure restrittive del commercio attivate nelle settimane precedenti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump su prodotti, come carne di maiale, vino e frutta, importati dalla Cina, per un totale di 3 miliardi di dollari.

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Dazi USA-Cina: prospettive per Made in Italy

Il Made in Italy, spiega Coldiretti, “potrebbe avvantaggiarsi della guerra commerciale” tra USA e Cina, soprattutto per quanto riguarda il settore vitivinicolo. Gli Stati Uniti hanno esportato vino in Cina per un valore di 70 milioni di euro, in aumento del 33% nel 2017 e si collocano al sesto posto nella lista dei maggiori fornitori, immediatamente dietro all’Italia.

Per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi, la Cina, precisa la Confederazione, è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo, ma è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi. Si tratta, quindi, di un mercato strategico per i viticoltori italiani.

Per quanto riguarda la frutta fresca, continua Coldiretti, l’Italia può esportare al momento in Cina solo kiwi e agrumi, anche se “il lavoro sugli accordi bilaterali per pere e mele è ad uno stadio avanzato e potrebbe aprire opportunità, dopo lo stop alle forniture statunitensi”. Si tratta di “superare barriere tecniche cinesi che riguardano molti prodotti del Made in Italy come l’erba medica disidratata”.

In realtà, aggiunge la Confederazione, l’estendersi della guerra dei dazi tra i due giganti dell’economia mondiale ai prodotti agroalimentare apre anche “scenari inediti e preoccupanti nel commercio mondiale”, con il rischio di “anomali afflussi di prodotti sul mercato comunitario che potrebbero deprimere le quotazioni”. Una situazione che, conclude Coldiretti, va “attentamente monitorata” per valutare la necessità di attivare misure di intervento straordinarie.

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