Dieta vegetariana e vegana: un rischio per lo sviluppo neurocognitivo

Caserta – Lo scorso 28 febbraio ha preso il via l’edizione 2018 dello storico Corso formativo residenziale organizzato dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) e dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), evento che rientra nel programma di Educazione Continua in Medicina del Ministero della Salute e che si compone di una serie di incontri che fino a maggio di quest’anno analizzeranno a fondo le innumerevoli tematiche medico-scientifiche inerenti alla salute del bambino. Presso l’Hotel Novotel di Caserta si è tenuto il primo meeting del Corso, con focus sull’argomento “Diete vegetariane in gravidanza e in età evolutiva”.

SIPPS e FIMP, insieme alla SIMP (Società Italiana di Medicina Perinatale), hanno deciso di approfondire, attraverso un Position Paper, il problema dell’adeguatezza delle diete vegetariane relativamente alla crescita e allo sviluppo neurocognitivo dei bambini, oltre agli effetti di questi regimi alimentari come fattori di esposizione (sia di rischio che di prevenzione) per le patologie trasmissibili e non trasmissibili e per i disturbi della condotta alimentare, sulla base della ricerca e della valutazione delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili, gestite secondo criteri metodologici validati.

“Anche in Italia, come nel resto del mondo, il numero delle persone che abbracciano stili alimentari diversi, fra cui quelli vegetariani, declinati nelle varie forme, è in aumento”, spiega la Dottoressa Margherita Caroli, coordinatore della Position Paper sulle diete vegetariane in gravidanza e relatrice del Corso. “In alcuni casi, intere famiglie, a volte con conoscenze nutrizionali insufficienti, abbracciano nuovi modelli alimentari, intraprendendo un percorso che necessita peraltro di assunzioni calibrate dei diversi alimenti. I bambini quindi, soprattutto in questi casi, potrebbero venire esposti a stili alimentari non ideali per la loro crescita”.

“Per un corretto sviluppo del bimbo, le diete latto-ovo-vegetariane e vegane sono inadeguate, soprattutto considerando l’ambito neurologico, psicologico e quello motorio”, spiega il relatore Andrea Vania, Professore di Nutrizione Pediatrica all’Università La Sapienza di Roma. Fin dai primi mesi di vita, precisano gli specialisti, la scelta migliore è quella che prevede il consumo prevalente di alimenti vegetali, ma anche l’uso, seppur limitato, di prodotti animali. Latte, uova e alimenti ricchi di vitamina B12, ferro e omega 3, devono trovare posto in tavola.

A questo proposito, in Italia è stato recentemente segnalato un allarmante, sensibile incremento dei casi di deficit materno di vitamina B12, una malattia rara che può comportare danni neurologici anche molto gravi per il bambino. Nel 2016, infatti, i casi di questa patologia, identificati attraverso lo screening neonatale esteso, sono cresciuti di tre volte rispetto al 2015 (da 42 a 126). Tra le cause di questo incremento c’è proprio la sempre maggior diffusione di diete vegetariane e vegane, che molte donne decidono di non sospendere nemmeno quando si trovano in stato di gravidanza. Per approfondire l’argomento, leggi l’intervista dell’Osservatorio Malattie Rare agli esperti Carlo Dionisi Vici, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Patologia Metabolica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, e Giancarlo la Marca, presidente SIMMESN e direttore del Laboratorio Screening Neonatale Allargato dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze.



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