Disabilità, lo sport contro l’emarginazione

“Lo sport è uno strumento per promuovere la propria personalità e superare le difficoltà nella vita. In modo ancora più importante nel caso degli atleti con disabilità”. Con queste parole la vicepresidente del Consiglio regionale, Angela Motta, ha portato oggi il saluto ai campioni e ai dirigenti dello sport paralimpico presenti oggi all’Arena Piemonte, nell’ultimo giorno del Salone internazionale del libro di Torino, di scena al Lingotto, nell’incontro moderato da Vittorio Oreggia, direttore dell’agenzia La Presse. Promozione di valori che l’Assemblea legislativa ha supportato anche attraverso gli Stati generali dello sport e del benessere.

“Lo sport praticato dalle persone con disabilità non è un mondo a parte me è parte del mondo” così si è espressa Silvia Bruno, presidente per il Piemonte del Comitato paralimpico italiano (Cip), sintetizzando il pensiero che sostiene l’attività del Comitato. “Una opportunità per i disabili riconosciuta dallo Stato”.

Patrizia Saccà, componente della Giunta nazionale del Cip sintetizzato la sua vicenda personale, spiegando che “lo sport è stato uno strumento che ho utilizzato per evitare il rischio emarginazione e canalizzare la rabbia che avevo in corpo, soprattutto gareggiando anche con i normodotati. Chi subisce un incidente deve trovare una nuova forma di vita”.

Don Andrea Bonsignori, direttore della Scuola Cottolengo di Torino, inserisce i giovani nelle attività sportive. “La volontà è quella di fare un mix totale di ragazzi disabili e normodotati, per superare i pregiudizi e promuovere quel salto culturale necessario e credo che sia il momento di accelerare in questa direzione”.

Farhan Hadafo sprinter azzurro di origine somala, finalista a a Rio 2016. Ha rivendicato la sua doppia nazionalità ed ha “ringraziato quanti hanno creduto in me, comprese le istituzioni italiane che gli hanno permesso di diventare cittadino italiano. Vivo a Torino dall’età di quattro anni. In questo modo posso coronare il mio sogno di gareggiare e vincere per me e per le due bandiere che amo: quella somala e quella italiana”.

Gianfranco Martin, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Albertville ha raccontato le grandi soddisfazioni che ha Sestriere, con una scuola di sci in cui ci sono anche atleti disabili, soprattutto non vedenti. “ Ho creato la Freewhite, bianco libero, perché da sempre mi sono accorto del senso di libertà che ti dà la neve. Ho capito che l’ambiente dei paralimpici mi poteva dare tanto dal punto di vista personale. Lo sport prima di tutto deve essere per tutti. Ci deve essere una formazione a monte per dare equità di comportamento umano e tecnico”

Gabriele Araudo e Gregory Le Perdi, due campioni di della nazionale di sledge hockey su ghiaccio (già Campioni d’Europa e quarti alle ultime Paralimpiadi) hanno portato la loro testimonianza. Le Perdi diventato disabile causa un incidente in auto, solo dopo alcuni anni si è avvicinato casualmente allo sport paralimpico. “L’esperienza dei Tori Seduti (la fortissima compagine torinese serbatoio della nazionale), con l’aiuto degli atleti normodotati, è stata importante. L’integrazione è fondamentale”.

Diversa l’esperienza di Araudo che è diventato disabile a causa di un virus al midollo spinale. “Nel 2007, con gli Europei di hockey a Pinerolo, la mia vita è cambiata. Mio padre faceva il volontario e mi spinse a provare. La vita continua anche se sei su una carrozzina. La vita si reinventa”.

Giovanni Ferrero, direttore della Consulta persone in difficoltà (Cpd). “Il nome è vecchio, ma è importante la storia dell’ente che io mi onoro di rappresentare. Il 3 dicembre portiamo tremila ragazzi di Torino a vivere una giornata di testimonianza nel giorno dedicato alle disabilità. I giovani hanno un’apertura diversa dagli adulti, non vedono differenze. Il problema è quando tornano a casa trovano un diverso approccio alla disabilità da parte degli adulti”.

Roberto La Barbera, uno dei paratleti più noti, la sua è la “Storia di un ragazzo in gamba”, il suo libro autobiografico. “Quando avevo ancora le due gambe ho vinto tantissimo come ballerino, anche professionista. A diciotto anni mi sono ritrovato senza un piede, ho patito ma non mi sono arreso. Mia moglie, con la quale ho messo al mondo tre figli, mi ha spinto a dedicarmi allo sport paralimpico. Ho poi anche fatto l’istruttore di ballo senza un piede. Quando mi sono avvicinato all’atletica leggera avevo 28 anni e oggi sono tra i migliori sei atleti al mondo nel salto in lungo”.

È salito sul palco dell’Arena Piemonte anche Andrea Foglio campione di rugby unificato. “Il mio sogno è sempre stato quello di giocare con la palla ovale – ha detto l’atleta piemontese -. Grazie al Biella Rugby tutto ciò è stato possibile”.

Nel corso dell’incontro è stato proiettato il video di saluto di Ian Mckinley, azzurro di rugby che gareggia con i normodotati nonostante abbia perso l’uso di un occhio. Infortunatosi nell’ultimo incontro di “Guiness Cup”, non è potuto intervenire all’incontro.



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