DISABILITA’, M5S: DENUNCIA AL COMMISSARIO UE SU PATTO SALUTE

ROMA – “Abbiamo scritto al Commissario Europeo per la Salute e la Sicurezza Alimentare, Vytenis Andriukaitis, chiedendo che la Commissione valuti la conformità delle misure contenute nel Patto per la Salute 2014-2016 con il diritto vigente a livello UE”.

Così i deputati, senatori ed europarlamentari M5S firmatari del documento.

“In particolare, chiediamo all’Europa di pronunciarsi rispetto al passaggio dell’articolo 6 del Patto per la salute nel quale si afferma che gli interventi relativi ‘alla non autosufficienza, alla disabilità, alla salute mentale adulta e dell’età evolutiva, alle dipendenze, all’assistenza ai minori” vanno erogati ‘nei limiti delle risorse programmate per il sistema sanitario regionale’.

A nostro parere si tratta di un’affermazione discriminatoria, particolarmente odiosa perché applicato a una categoria di persone bisognose, i cittadini con disabilità, che contrasta con l’articolo 32 della Costituzione e con il principio di presa carico dei cittadini in difficoltà da parte dello Stato.

Entrando nel dettaglio, quanto contenuto nel Patto per la Salute a nostro parere si discosta sostanzialmente dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l’integrazione delle persone con disabilità e dalla strategia europea in materia di disabilità 2010-2020 che, tra gli obiettivi, stabiliscono: ‘non sono accettabili, nell’ambito di misure di austerità dei conti pubblici, tagli ingiustificati ai servizi per persone con disabilità o ai progetti finalizzati alla loro inclusione sociale, dal momento che questi tagli significherebbero il venir meno della garanzia di alcuni diritti fondamentali ed inalienabili delle persone con disabilità’.

Inoltre, l’Unione Europea è firmataria della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, entrata in vigore il 21 gennaio e ratificata dall’Italia il 3 marzo 2009, che prevede il dovere di ‘valorizzare la persona disabile di per sé, come soggetto autonomo, a prescindere dal contesto familiare in cui è collocato, anche  se ciò può comportare un aggravio economico per gli enti pubblici’.

Ci sembra che ce ne sia a sufficienza per chiedere il parere del Commissario competente in materia”.



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