Gli intarsi e le sfumature lignee naturali di Carlo Turri creatore di armoniche bellezze

ANAGNI – Se il portafoglio da viaggio – sempre lo stesso per la cassa comune – che accompagna nelle vacanze il nostro gruppetto di amici potesse parlare, racconterebbe tante e curiose storie da scriverne un coinvolgente romanzo. L’ultima avventura da lui vissuta racconta di un legame di passione per il legno, di sapore creativo e artistico, ed è avvenuta in quel di Anagni, bella cittadina dove volevamo, tra l’altro, visitare solo il duomo di Santa Maria Annunziata (1104) con la sua cripta affrescata dedicata a San Magno (XII/XIII sec, 540 mq). Purtroppo questo non è stato possibile: occorre obbligatoriamente visitare anche, acquistando un biglietto da 9 euro (niente sconti per giornalisti, vecchietti, ecc.) l’annesso Tesoro (perché?!). Poi, per puro caso, lungo la vicina strada Vittorio Emanuele (al n. 291) che dal duomo procede in lenta discesa, abbiamo incontrato un negozietto quasi invisibile che esponeva in vetrina un quadro. Naturalmente di per sé un quadro non richiama l’attenzione, ma “quell’opera” ha suscitato l’interesse di tutti per la sua particolarità ed unicità: era fatto interamente con sottili lamine di vari legni intarsiati. Mentre lo osservavamo un gentile signore ci ha invitati ad entrare ad ammirare il suo negozietto: una piccola pinacoteca di opere d’arte – non è esagerata questa definizione di quella eccellenza artigiana – che ha subito richiamato alla mente lo studiolo di Federico da Montefeltro di Urbino (opera realizzata in 4 anni a partire dal 1473 da artisti fiamminghi e italiani). Queste, come quelle, proponevano tarsie lignee di nobile e squisita fattura con effetti di profondità prospettica, sfumature cromatiche e minuziosità di particolari da lasciare stupefatti, sia per la bravura tecnica, sia per la pazienza e il tempo necessari a realizzarle.
Allora il portafoglio da viaggio ha preso la parola: “Ma come, richiedete il mio intervento per quelle pur belle pitture della cripta e non chiedete il mio contributo per questa meraviglia?”.
Il legno ha radici lontane, legami antichi con l’uomo che vanno dal fuoco per scaldare le umide caverne alla costruzione di case, alla fabbricazione di manufatti artigianali e poi artistici per arredarle. Un giorno qualcuno (presumibilmente nel Medioevo o subito dopo), dalla lunga immaginazione esistenziale, ha pensato di raccontare col caldo, tipico linguaggio del legno, sublimandolo, l’armonia e la bellezza delle cose umane e della natura. Ciò, ricercando faticosamente in quelle essenze le cromie giuste, le venature più adatte, “gli scarti” imperfetti, i soli con la giusta duttilità e la corretta sfumatura, in grado di creare, con le opportune manipolazioni, una rassegna di manufatti che vanno oltre la materia spostando concretamente il loro contenuto nel difficile campo artistico, recuperando nel contempo archetipi genetici della Creazione, difficilmente recuperabili con le sole pittura e scultura, diventando un vanto per la tradizione ebanistica italiana dal Rinascimento.
Essere e non apparire, nel campo artistico per farlo occorre porre nuovi fondamenti nel “corpus” e nello sfondo di un’opera; gli elementi posti nelle creazioni di Carlo Turri (è di lui che stiamo parlando), alle porte di questo terzo millennio, richiamano un mestiere ed una “bottega” ormai scomparsi, a cui nessuno, o pochissimi ormai si dedicano. Delicatezza ed energia, pazienza e mestiere – la figlia Rita sta collaborando da anni col padre – si accompagnano a visioni romanticamente affascinanti e quietamente familiari, spesso richiamanti la classicità o il folcloristico, la cultura o la religiosità, il sacro e lo spirituale, o semplicemente l’estetico (l’artista ha arredato anche yacht per benestanti orientali), prorompenti di ricerca tecnica, sensuale candore e acuta profondità realistica, come nelle piccole coccinelle munite delle loro zampette o nelle sfumature della camicia di un contadino al lavoro nei campi.
Un’arte certa che mentre inventa ed intarsia il legno, crea opere irripetibili ed uniche in grado di resistere al tempo (ogni opera viene protetta da un apposito fondo e da una copertura finale conservante).
Turri, nonostante la sua non più giovane età, non ha smesso di ricercare e di migliorarsi (“…è una continua sfida con me stesso per sondare i miei limiti…”). Egli non pretende di illuminare il mondo, ma ricerca perfezione ed equilibrio più completo e pieno nelle forme per parlare con semplicità a tutti gli amanti del bello, e noi possiamo confermare che ha raggiunto un alto livello di perfezione tecnica ,creando opere di magnifica qualità.
Non c’è bisogno del critico per dialogare con queste creazioni, che non sono solo una forma certosina di decorazione (con varie tecniche: tarsia a cappello, a toppo, a secco…) realizzata con tante piccole tessere (1-3 mm) in legno di pero, gelso, cipresso, salice, pino, quercia… ma anche di essenze esotiche dalle varie tonalità (come il rosso del pau Brazil), che hanno permesso l’eliminazione dell’originaria coloritura di quelle nostrane. Poste e incollate su di una superficie unita, diventano una serie di carezze ristoratrici con valenze introspettive e idealizzanti che coinvolgono da subito, una potente produzione di stile figurativo classico, nobilizzata con eleganza e impregnata d’energia vitale che crea anche elementi di raffinato lirismo, frutto non solo di mestiere ma anche di riflessione e di gusto.
Carlo Turri nasce ad Anagni nel 1936, frequenta l’istituto d’arte diventandone poi docente e specializzandosi nel campo della tarsia lignea; lavora a Roma per circa 9 anni, poi ritorna al suo paese dove circa cinquant’anni fa, dopo l’apprendistato presso la bottega di Aurelio D’Avoli, apre un suo laboratorio d’ebanisteria. Inizia quindi ad esporre in molte città italiane ricevendo premi e riconoscimenti (ha donato un quadro a Giovanni Paolo II che l’ha ricevuto in udienza ed uno al presidente della Repubblica Sandro Pertini).
Ha esposto con successo anche in Belgio, Inghliterra, Giappone, Australia e negli Usa…
Alla fin fine, sia che visitiate il duomo, la cripta ed il museo sia che non lo facciate, vi consigliamo perciò di entrare comunque nella botteguccia e nel laboratorio di Carlo Turri, da dove uscirete più ricchi sia che amiate l’arte sia che non ve ne intendiate, ma soprattutto da dove non uscirete mai delusi.
Materiam superant Ars et Opus (l’arte, le arti, ed il lavoro, superano, nobilizzano, la materia).
La foto, scattata dall’autore di questo scritto, ritrae Rita e Carlo Turri.
Franco Cortese Notizie in un click



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