Guido Crosetto: «Pensiamo ai fatti nostri come fanno gli altri Paesi»

Onorevole Crosetto, che succede? Si candida: collegio sicuro, non aveva detto addio al Parlamento? «Ho ceduto allo stalking di Giorgia Meloni, che ha insistito, visto che ho aiutato a scrivere il programma. Ma mi candido al proporzionale, in Parlamento vado solo se posso incidere, non per fare opposizione o inciuci. Dopo i 50 anni, un uomo non può perdere tempo: se non si governa, rinuncio, per questo ho rifiutato il seggio uninominale, che comporterebbe nuove elezioni in caso di mie dimissioni». Perché avete scelto di puntare sul patriottismo come parola d’ordine della campagna elettorale? «Guardi Macron, la Merkel, Trump, la Cina: il confronto nel mondo non è più tra aziende che si strappano pezzi di ricchezza ma tra Stati che si muovono per garantire i propri interessi nazionali: quelli dell’Italia, a parte FdI, non li garantisce nessuno: bisognava dare un messaggio forte». Ma quanto sono patrioti gli italiani? «Poco: più che alla Patria, da noi ciascuno è devoto a casa propria. E infatti qualsiasi spin doctor ci avrebbe sconsigliato di puntare sul patriottismo. Ma i veri politici non lavorano per se stessi o per il partito bensì per il Paese». A chi vi rivolgete: al popolo o alle élite? «Il messaggio patriottico deve penetrare nella pelle delle classi dirigenti, che lo possono portare avanti. Erano europeiste, oggi sono globaliste e mondialiste. Devono tornare nazionaliste. Ma l’unico modo è far diventare il patriottismo un sentimento popolare: imporlo nel dibattito ci consente di seminarlo anche negli avversari». Forza Italia non è patriottica, con quel nome? «Il Berlusconi iniziale lo era, poi i giudici lo hanno massacrato e si è sfaldato tutto. Per essere patriottico però, devi essere democratico, invece il partito è rimasto ancorato alla proprietà di una sola persona. Quando naufragarono le primarie, capii che non c’era nulla da fare e lasciai». La nuova Lega sovranista di Salvini è patriottica? «La svolta della Lega segue il progetto di leadership di Salvini. L’anima vera della Lega è rimasta quella di Bossi, radicata al Nord. Noi abbiamo uno spirito nazionale originario. Oltre ai piedi per terra: non promettiamo l’impossibile». Per questo non volete uscire dall’Europa? «Per questo vogliamo prima rivedere i Trattati. La situazione è surreale: tutti fanno promesse mirabolanti e al contempo dicono di voler rispettare i parametri Ue: è impossibile, i trattati sono una gabbia e l’Europa una prigione». Cos’è successo alla Ue, perché non ha funzionato? «È una burocrazia, ormai consolidata, che non deve rendere conto al popolo ma solo ai poteri forti. Pur di salvare un istituto tedesco che ha sbagliato speculazioni l’Europa è pronta ad affamare un’intera nazione come la Grecia o a rovinare una vecchietta truffata dalla propria banca». La flat tax è un’altra promessa irrealizzabile? «L’aliquota fiscale unica al 15% è un punto d’arrivo, gli studi sono convincenti, ma bisogna arrivarci per gradi. Prima facciamo i redditi incrementali: prelievo al 15% su ogni euro in più dichiarato rispetto all’anno precedente». Come si declina economicamente il patriottismo? «Per esempio nella campagna della Meloni in difesa dei prodotti agricoli, lanciata su Facebook. Ma anche con la difesa dei presepi: preservare la nostra cultura e identità significa porre un argine ai globalisti che vogliono appiattire tutto: spogliare gli italiani delle loro tradizioni è propedeutico a spogliarli delle loro ricchezze e capacità produttive».



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