I giovani ed i “pugnaloni” di Acquapendente

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ACQUAPENDENTE (VT) – E’ opinione comune, presso i più anziani, che moltissimi giovani non sanno fare sacrifici, non sono in grado d’essere altruistici, manca loro il senso della socialità, della collettività e del vivere comune.
Pure, questa parziale verità ha molte lacune e tante imprecisioni.
Un’esperienza vissuta nel corso di un viaggio ad Acquapendente (VT) lo prova, smentendo clamorosamente quel luogo comune.
La festa della Madonna del Fiore è qui celebrata la terza domenica di maggio; un’usanza molto antica ed unica (risale al 1166) che porta alla costruzione/creazione di grandi pannelli a soggetto religioso, composti da foglie e petali di fiori di tutti i colori offerti dalla stagione, che vengono portati in processione per le vie della città, poi valutati, premiati ed esposti in chiesa. La storia/leggenda – in questi casi è difficile stabilire dove finisce l’una e comincia l’altra – narra che le popolazioni locali contadine vessate da Federico Barbarossa non osassero ribellarsi perché in pochi e inesperti d’armi “..nemmeno se fiorisse quel ciliegio ormai secco e morto potremmo vincere…” – avrebbe detto qualcuno – fino a quando due di essi assistettero alla fioritura di quello stesso albero su cui apparve la Madonna. I paesani, saputo del “miracolo”, quasi per una fatalità del destino, trovando il fenomeno di buon auspicio, ebbero il coraggio di ribellarsi, si armarono di pungoni, i lunghi bastoni usati per pungolare i buoi durante l’aratura, e cacciarono il sovrano distruggendo il castello in cui si era rifugiato. Questa festa dunque celebra quella reale battaglia e la riconquistata libertà dedicando il ringraziamento alla Madonna che ha permesso la fioritura e quindi la librazione della comunità. Col tempo i pungoni ricoperti di fiori coi quali originariamente si sfilava dietro la statua della Madonna nelle ricorrenze celebrative divennero “pugnaloni” e si trasformarono in composizioni su grandi pannelli fioriti.
La festa nell’attuale forma iniziò regolarmente nel 1889 e venne celebrata annualmente fino al 1929, quindi fu sospesa e ripresa nel 1958 per iniziativa della Pro-Loco che ancora oggi (850° anniversario dell’ottenuta libertà!) l’organizza in collaborazione con l’amministrazione comunale.
“La particolarità di questa festa…” – dice l’attivo, preparato volontario, vice presidente del Gruppo Archeologico locale, Roberto Pelo (che ci ha messo a conoscenza di questa usanza così interessante) – “è che i 15 (ma possono variare dai 13 ai 18) grandi quadri (2,5×3,5m) realizzati con foglie e petali di fiori sono prevalentemente assemblati da ragazzi e giovani locali che si riuniscono spontaneamente in gruppi che comprendono anche 20 o 30 partecipanti, che hanno capito l’importanza dell’unità sociale della comunità e mantengono attiva e viva questa tradizione nel tempo…” .
Quest’anno ha vinto il “concorso” – si fa per dire, non c’è competizione vera e propria, come ad esempio Siena, alla fine della festa tutti rimangono amici e vanno a mangiare insieme – il gruppo Corte Vecchia (Selecao) su bozzetto di Veronica Regoli – vedasi foto – con 136 punti su 140, distanziando di 18 punti il secondo classificato.
Ma la festa non è solo “pugnaloni” è anche fiera, mercato, eventi culturali di cui la sfilata storica di rievocazione medioevale, la domenica, è sola l’evento “clou”. Ma soprattutto è un evento che unisce, raccoglie la gente in questi tempi di forte individualismo, premia la passione, l’entusiasmo, la bravura, l’impegno indicando una corretta strada da percorrere, è un giusto e meritato momento di riflessione comune che distrae e rilassa facendo per un momento dimenticare le fatiche del vivere.
La foto ritrae il quadro vincitore ed è stata scattata dall’autore di questo scritto.
Franco Cortese Notizie in un click giugno 2016

 



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