Il bello del ping-pong

Su internet o anche su facebook capita spesso di vedere per caso una foto o un filmato di un argomento inaspettato, cioè non risultante dai soliti siti in cui usiamo curiosare. Così è capitato anche a me alcuni giorni fa, e ho avuto modo di scoprire chi fosse Jean-Michel Saive: un belga campione di tennis tavolo. E che campione! Intanto ha partecipato sette volte ai Giochi Olimpici, per 515 giorni è stato il numero 1 a livello mondiale, ha conquistato sacchi di medaglie a prestigiosi tornei, ecc. Un curioso episodio è successo nel 2008, quando si era qualificato per partecipare ai Giochi Olimpici, ma a pari merito con un altro atleta. Siccome la Federazione lo aveva estromesso, scegliendo l’altro partecipante, ecco che Saive si iscrive ad un torneo a Budapest, qualificandosi di diritto alle Olimpiadi. Ha anche ricevuto un premio Unesco per il suo fair-play. Insomma, qualche volta ci capita di sentire episodi poco edificanti durante qualche incontro sportivo, o di falli simulati… non mi viene in mente di pensare a scorrettezze simili da parte di Saive. Ma quello che mi è piaciuto di lui è che in un torneo vero, quindi non in uno spettacolo preparato, mentre stava combattendo contro Chuang Chih-Yuan al Tai-Ben International, ha dato spettacolo delle sue capacità divertendo sé, l’avversario e tutti gli spettatori. In parecchi momenti dell’incontro Saive ha impostato un gioco lungo, fatto di difese alle ripetute schiacciate dell’avversario, che lo costringevano a superare le transenne in fondo, ad appoggiarsi sulla sbigottita giudice, a far spostare le telecamere… insomma una partita da vedere. Credo proprio che se in trent’anni di attività, come è capitato a Saive, non si aggiungesse qualcosa di strano, impensabile, non ci si divertirebbe più: questa è la sensazione che mi ha dato vedere questo atleta non più tanto giovane gareggiare contro l’avversario.

Qualcosa del genere capita anche in enigmistica: dopo tanti anni, ormai i cruciverba li faccio quasi ad occhi bendati (ho costruito ad esempio uno schema di 11×12 caselle in tre minuti a “Scommettiamo che…?”, con due parole obbligate) e ormai non mi emoziona più creare uno schema nuovo. Invece ci sono altri giochi che senz’altro possono dare nuove idee, ad esempio i rebus. Noi sulle riviste di enigmistica che tutti conosciamo troviamo giochi che sono destinati al grande pubblico, e già questi giochi presentano sempre delle novità, ma sulle riviste di enigmistica per abbonati ci sono ancor più sorprese. In questi ultimi tempi ho visto un bel rebus di Carlo Bisis che prevedeva due immagini, una addirittura alcune pagine prima della seconda, e questo il solutore deve spiegarlo nella soluzione. Un altro rebus di Guido aveva come immagine una cartina della Sardegna, con indicate alcune località, e a pagina 8 della rivista era indicato il Codice di Avviamento Postale di una di queste località. Ebbene, l’ultima parola della soluzione era “cappotto”, in quanto il CAP si trovava a pagina 8, cioè “CAP p. otto”. In pratica vi sto invitando a provare ad accostarvi ai rebus, che forse hanno più spunti per creare (se siete autori) e trovare (se siete solutori) delle novità, rispetto ai cruciverba.

Insomma, penso che in qualsiasi sport o attività siano da ricercare nuove vie, altrimenti… che divertimento è?

www.giorgiodendi.com



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