Il futuro di Demanio Marittimo Km-278: 12h di cultura sulla spiaggia

Siamo giunti all’ottava edizione di Demanio Marittimo.Km-278, che quest’anno tratta il tema della “Coesistenza”. Nel programma dell’evento lei ha scelto di parlarne riferendosi a cinque parole chiave: parole, gesto, terra, ricordo e Demanio. Perché questa scelta?
Partirei dalla prima, ‘Parole’. Io sono una di quelle che crede che le parole ci rappresentano: se le parole sono in asse con i nostri pensieri, allora diventano importanti e precise. Poi prenderei l’ultima: ‘Demanio’, dove siamo noi in questo momento. Siamo a pochi metri dall’acqua, in una spiaggia che è solitamente anonima e ora ha un nome e un suffisso – Km-278- che l’hanno tolta dal cono d’ombra accendendo su questo luogo una luce. Poi passerei al ‘gesto’, perché le parole sono fondamentali ma non sufficienti. Per dare contenuto alle parole sono necessari i nostri gesti, affinché non siano solo retorica. Quest’anno il ‘gesto’ si traduce in una parte del programma, ovvero in una serie di performance curate da Davide Quadrio e anche nell’installazione di Sislej Xhafa, che per la prima volta estende la portata di Demanio Marittimo Km-278 al giorno dopo.
In cosa consiste l’installazione di Sislej Xhafa?
Sislej presenta ‘obbobobbobo dul peshku’, un’installazione site specific che porta un nome per noi incomprensibile perché del Kosovo, e che diventa una parola che descrive il nero della distesa del mare che è un percorso, un attraversamento, una piattaforma, un’autostrada liquida. Qui l’artista si misura con una comunità: quella che abita questa spiaggia in occasione dell’evento. In questi otto anni le persone hanno trovato nel progetto un senso di appartenenza. La scelta di proseguire è stata una cosa venuta da sé. L’artista ha conosciuto il lungomare in occasione della settima edizione e ci siamo capiti su una certa lettura del paesaggio, un paesaggio fatto di assi orizzontali paralleli: lungo il mare c’è il lungo mare, lungo il lungomare c’è la ferrovia, lungo la ferrovia il lungomare e la statale adriatica, ancora la A14, c’è una fortissima densità di infrastrutture che di fatto lo disegnano. Lungo questi assi insistono le abitazioni: questa è la città adriatica, con tutto il bene e il male che contiene.

Perché questa estensione temporale?
In qualche modo Sislej ha colto un senso poetico di questo paesaggio, fatto di pensioni a mare del tutto inattuali, dove la colazione è ancora pane, burro e marmellata e le camere hanno la sobrietà per ospitare le famiglie della ‘middle class’. Sono posti inattuali, ma non anacronistici, sono fissi una temporalità infinita, è un posto magico e il punto perfetto per il nostro evento. Questo è un demanio marittimo per 364 giorni all’anno, per 1 è una piattaforma dove ci esercitiamo con delle proposte progettuali ,con un contest dove si può dimostrare il proprio talento e la propria capacità.

Tornando a riflettere sul tema della “Coesistenza”, in una recente intervista di Artribune spiega di preferire “parlare di ‘coesistenze’ al plurale perché non esiste ‘una’ coesistenza, piuttosto esistono le ‘coesistenze’, che di solito hanno almeno due direzioni, per lo meno quelle dei soggetti che le rendono possibili”.
Si, io ho dichiarato subito di preferire il plurale perché il singolare è un gesto di potere, è un ‘tu coesisti con me’, invece no, non sono io che lo decido. Se le coesistenze hanno doppia direzione vuol dire che ci manteniamo aperti. Per noi la coesistenza è un fatto concreto, se noi uniamo quanto detto fin’ ora alla proiezione dei grattacieli adriatici si capisce da che parte stiamo: se qualcuno infatti pensa che i grattacieli siano i luoghi del male contemporaneo, noi pensiamo invece che siano le comunità contemporanee, dove coabitano 30-40-50 inquilini, dove rientrano tutte le cose che fanno parte della natura umana, nel bene e nel male. Senza dare giudizio, ma anche senza avere pregiudizio. Qui cerchiamo di interrogarci anno dopo anno attraverso i programmi, i titoli, i temi, i testi.



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