Il restauro del Trionfo della morte di Buonamico Buffalmacco

Si conclude il restauro della scena del Trionfo della Morte di Buonamico Buffalmacco e termina così l’ambizioso progetto di restauro del grande ciclo pittorico che decorava le pareti del Camposanto Monumentale di Pisa. Una storia lunghissima, fatta di innovazioni e momenti di criticità, che ha visto la partecipazione di storici dell’arte, scienziati, tecnici e soprattutto restauratori.
Gli interventi sono stati realizzati delle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana e, a partire dal 2009, con il controllo della Direzione Lavori presieduta dal professor Antonio Paolucci e con la supervisione dei capi restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci. Il Trionfo della Morte sarà ricollocato entro la metà di giungo 2018 nel suo luogo d’origine.
Il ciclo di affreschi del Camposanto Monumentale è un’opera immensa, realizzata dai maggiori maestri del Tre e Quattrocento e costituita da quasi duemila metri quadrati di pittura. Già durante il XV secolo si ha testimonianza di interventi per riparare danni di vario genere. I restauri continuano e si infittiscono nel Settecento a testimonianza di un degrado che probabilmente ne avrebbe cancellato ogni traccia. Ad accelerare in modo sostanziale questo degrado i tragici eventi della fine della seconda guerra mondiale, in seguito ai quali si è scelto di procedere allo stacco dell’intero ciclo dalle pareti della galleria. Di mano in mano, gli affreschi hanno affrontato negli anni numerosi interventi e solo l’ultimo restauro, condotto con estrema perizia dalle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana, ha permesso un pieno recupero delle opere.
L’attuale Direzione Lavori è entrata in scena nel 2009. I nuovi responsabili da allora hanno proseguito il restauro e la ricollocazione in parete di molti affreschi già staccati, ma soprattutto hanno dato un contributo fondamentale per il restauro delle tre grandi scene del ciclo più conosciuto, quello di Buffalmacco: le Storie degli Anacoreti, il Giudizio Universale e l’Inferno e il celeberrimo Trionfo della Morte.
Il migliore stato di conservazione del ciclo di Buffalmacco imponeva, infatti, un ripensamento delle varie fasi di intervento. Si è deciso di cambiare la tecnica di distacco dall’eternit sino a quel momento adottata, che prevedeva molti passaggi e fasi operative che rischiavano di tormentare eccessivamente la pellicola pittorica. Anche il supporto è stato modificato e sono stati adottati supporti in vetroresina e alluminio (aerolam). Per la pulitura si è proseguito con il lavoro dei batteri mangiatori: un sistema innovativo messo a punto dal microbiologo Giancarlo Ranalli dell’Università del Molise. Questi batteri applicati sulla superficie del dipinto per circa tre ore, eliminano totalmente il materiale organico, senza danneggiare il colore originale. Inoltre è stato risolto un problema fondamentale legato alla ricollocazione degli affreschi in Camposanto, e cioè il problema delle condense. Un team composto dall’ingegner Roberto Innocenti, il dottor Paolo Mandrioli del C.N.R. e l’ingegner Giuseppe Bentivoglio dell’Opera della Primaziale Pisana, ha progettato e sperimentato un sistema di retro riscaldamento della superficie dell’affresco, che al verificarsi delle condizioni favorevoli alla formazione di rugiada, ne innalza la temperatura superficiale di 2/3 gradi centigradi sopra la temperatura dell’ambiente, evitando così le dannose condense. Il sistema, assolutamente originale, è gestito da un complesso di sensori che rilevano ogni 10 minuti, umidità dell’ambiente e temperatura delle superfici dagli affreschi e, in condizioni critiche, comandano in automatico l’attivazione del sistema di retro riscaldamento.

Il ciclo del Trionfo della morte fu uno dei primi ad esser stati realizzati, tra il 1336 e il 1341. Dipinto da Buonamico Buffalmacco, protagonista di tante novelle di Boccaccio, si compone di tre diverse scene: le Storie dei Santi Padri, il Giudizio Universale e l’Inferno e il Trionfo della Morte. E’ in quest’ultima scena che il pittore raggiunge la sua massima espressione, combinando diversi nuclei narrativi autonomi, funzionali alla rappresentazione del tema. Il primo vede, all’estrema sinistra, tre cadaveri improvvisamente scoperti da una brigata di giovani elegantemente vestiti, impegnati in una battuta di caccia; al centro un gruppo di storpi e mendicanti nell’atto di invocare la rapida fine che già ha raggiunto laici ed ecclesiastici al loro fianco; sulla destra, infine, si svolge l’amorevole conversazione delle cortigiane raccolte in un rigoglioso giardino. Su tutti incombe la morte, accompagnata da una schiera di demoni alati che lottano in cielo contro gli angeli per conquistarsi le anime dei defunti.

Anche la scena del Giudizio Universale è impostata su due livelli: Cristo e la Madonna in alto, affiancati dagli angeli e la sfera celeste, mentre nell’ordine inferiore i morti vengono divisi tra eletti, trattenuti alla destra di Cristo, e dannati trascinati nei gironi dell’Inferno. La narrazione prosegue con la scena successiva, le Storie dei Santi padri, ovvero gli anacoreti tentati nel deserto egiziaco dal demonio che si presenta in mille travestimenti.

Tutto il ciclo di Buffalmacco risente delle opere del trecentesco Domenico Cavalca, severo fustigatore di ogni vanità mondana, e mostrano sorprendenti affinità con le coeve creazioni di Dante e di Boccaccio. La vivacità narrativa e la vividezza dei colori, che caratterizzava tutte le pareti dei corridoi, catturavano l’attenzione dello spettatore, guidandolo in una continua riflessione sul tema della sofferenza. Un percorso spirituale che avviene in uno spazio chiuso, confinato dietro la severa cortina di marmo bianco che si affaccia sulla Piazza del Duomo.



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