Ilva, da ArcelorMittal nuove proposte per limitare l’impatto ambientale dell’acciaieria

L’acquirente dell’Ilva di Taranto, ArcelorMittal, ha presentato oggi al ministero dello Sviluppo economico le proposte di integrazione al contratto relativo alla cessione dell’acciaieria, con i seguenti capisaldi ambientali: riduzione del 15% delle emissioni di CO2 per tonnellata di acciaio liquido prodotto al 2023; riduzione nell’utilizzo di acqua del 15%; taglio del 30% delle polveri e del 50% delle diossine emesse dall’impianto di sinterizzazione; azzeramento polveri al 2020 in riferimento ai wind days; utilizzo di rottami nel ciclo produttivo per ridurre ulteriormente CO2 e consumo energetico; mantenere la produzione dell’acciaieria a ciclo integrato ad un livello non eccedente gli 8 milioni di tonnellate di acciaio liquido annue.

Ad ascoltare queste proposte c’erano, oltre al ministro Luigi Di Maio, 62 delegazioni di varia natura, tra cui regioni, province, comuni, sindacati, associazioni ambientaliste, comitati locali, etc. Un mare magnum che secondo il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci – che ha rifiutato di sedersi al tavolo delle presentazioni – non ha favorito un confronto fattivo, volto a produrre decisioni concrete per i lavoratori Ilva e il territorio. Bollando alcuni dei partecipanti come «una serie di sigle pseudo associative e comitati, tra i quali si rinvengono quelle delle aggressioni in Prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento, sigle dunque spesso inclini al dileggio delle Istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni», il primo cittadino di Taranto ha così dichiarato che il Comune non si sarebbe prestato «a questo dilettantismo spaccone, che il Ministro Di Maio ci spaccerà sicuramente per trasparenza e democrazia, ma in realtà è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio».

A prescindere dal giudizio del sindaco, l’appuntamento di stamattina si è effettivamente concluso con un nuovo rinvio: «Ho chiesto ad ArcelorMittal dei miglioramenti sul piano ambientale e occupazionale e per me non sono ancora soddisfacenti», ha dichiarato infatti il ministro Di Maio.

Nuove indicazioni sul futuro della più grande acciaieria d’Europa sono comunque arrivate da ambientalisti e sindacati. Per Legambiente, ad esempio, valuta, «positivamente l’annunciata anticipazione, in alcuni casi abbastanza sensibile, di realizzazione degli interventi previsti dal Piano Ambientale, tra cui – ma non è una novità – il completamento della copertura dei parchi minerali previsto per gennaio 2020. Una positiva apertura sembra, inoltre, essere quella che l’azienda fa in merito alla decontaminazione del suolo e della falda del sito dell’impianto di Taranto, ma le indicazioni rimangono troppo generiche e Legambiente chiede in merito impegni più precisi e scadenzati». Al contempo il Cigno verde reputa critico un dato fondamentale, quello sui quantitativi di produzione: «Arcelor Mittal dichiara di voler produrre 8 milioni di tonnellate annue di acciaio dal ciclo integrale – commenta il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, intervenuto al tavolo convocato dal ministro Di Maio – mentre riteniamo, sulla base della valutazione del danno sanitario effettuata da Arpa Puglia, che non si debbano superare i 6 milioni di tonnellate come massima produzione possibile senza rilevanti rischi per la salute».

Parallelo il punto di vista del sindacato, che si sofferma invece maggiormente sugli ingenti riflessi occupazionali legati a destino dell’Ilva. «È stato un incontro informativo, in cui ArcelorMittal ha illustrato alcuni miglioramenti al piano ambientale nel solco del precedente – dichiarano in una nota congiunta Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil, e Maurizio Landini, segretario confederale della Cgil – su cui comunque faremo degli approfondimenti. Ma il piano ambientale è strettamente legato al piano industriale e all’obiettivo della piena occupazione. Ci aspettiamo che il ministro Di Maio convochi al più presto un tavolo, perché non c’è più spazio per trattative solo tra le organizzazioni sindacali e l’azienda, che finora peraltro non hanno prodotto nessun risultato. Nel caso in cui si raggiunga un’ipotesi di accordo, dovrà comunque essere sottoposta al voto e all’approvazione di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori».



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