Immigrato morto a Rosarno, il Coisp torna a dare l’allarme

“Sono situazioni che potenzialmente potrebbero verificarsi praticamente ogni giorno, ma nessuno se ne preoccupa. Poi quando ci scappa il morto tutti a criticare”

Roma – “E’ insopportabile dover stare a sentire l’assordante sciamare di critiche e commenti quando purtroppo ci scappa il morto, senza che a nessuno freghi davvero che certe situazioni si possano potenzialmente verificare ogni giorno. Ieri il dramma di Rosarno, mentre nelle 24 ore precedenti, in almeno altri due posti in Italia, altri colleghi si sono trovati in circostanze simili che pure avrebbero potuto finire in tragedia. Eppure, ripeto, a nessuno è importato nulla. L’unica cosa che conta in Italia è dare addosso a chi appartiene alle Forze dell’Ordine pretendendo miracoli senza dare nulla, che si tratti di un compenso equo, dotazioni o protocolli certi per lavorare, tutele adeguate”. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, torna ad esprimere rabbia ed apprensione dopo quanto avvenuto a Rosarno, dove un extracomunitario è rimasto ucciso dopo aver accoltellato un Carabiniere. La tragedia è avvenuta nella tendopoli di San Ferdinando, alle porte di Rosarno, baraccopoli di braccianti che nel periodo invernale ospita migliaia di immigrati impegnati nella raccolta delle arance nella piana di Gioia Tauro. Il militare è intervenuto insieme ad un collega per sedare una lite tra due ospiti del campo, ma alla loro vista uno dei due stranieri, secondo la primissima ricostruzione, ha estratto un coltello e si è scagliato contro un Carabiniere, colpendolo una prima volta. Questi ha reagito, esplodendo un colpo di pistola che ha raggiunto l’extracomunitario. Nelle ore precedenti le cronache avevano dato notizia di altri, non rari, episodi allarmanti. Anzitutto a Cagliari, dove tre cittadini eritrei hanno aggredito i Carabinieri intervenuti per sedare una rissa all’interno del Centro di accoglienza creato nell’hotel Meditur Santa Maria Chiara nel quartiere Pirri. I militari sono stati violentemente aggrediti, tanto che uno di loro ha avuto una prognosi di 15 giorni, e gli eritrei, alla fine, sono stati arrestati. A Milano, invece, sei egiziani hanno dato vita a una violenta rissa, con catene e coltelli, e quando una pattuglia della Polizia è intervenuta non solo non hanno smesso di picchiarsi a sangue (uno di loro è stato poi ricoverato in codice rosso a causa delle coltellate ricevute) ma, lame in mano, si sono scagliati contro un poliziotto, che non ha potuto far altro che estrarre la pistola e sparare un colpo in aria per tentare di sedare gli animi. Solo in seguito si è riusciti a procedere agli arresti. “Episodi come questi – conclude Maccari – sono assolutamente quotidiani. Ogni giorno ci confrontiamo non con cadetti pronti per il ballo delle debuttanti, ma con gente che non ha assolutamente alcuna remora a usare la violenza come unica modalità dialogica concepibile. E questo specialmente in tutte le continue emergenze che riguardano gli immigrati, che non hanno nessunissima remora a scatenarsi fra loro e contro gli Appartenenti alle Forze dell’ordine. E’ ora di smetterla di girarsi dall’altra parte fingendo che tutto vada liscio e affidandosi alla sorte di fronte alle insidie che attendono chi fa sicurezza. E’ ora di smettere di fare le analisi delle tragedie consumate e passare ai fatti perché molte di esse possano essere evitate”.



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