INTERCITY: IN LIGURIA UN DISASTRO

Genova – La situazione dei treni intercity e Thello che circolano in Liguria è, a dir poco, disastrosa.
Le carrozze vecchie di svariati decenni, adeguate solo negli arredi, presentano guasti costanti al condizionamento che obbligano a viaggi estenuanti di centinaia di chilometri al caldo, senza alcuna possibilità di ripristino degli impianti durante il percorso.
I locomotori si guastano durante il viaggio con frequenze preoccupanti, e i viaggiatori sono costretti ad attendere ore prima di vedere l’arrivo di una macchina di soccorso che permetta di riprendere il viaggio.
I treni Thello arrivano dalla Francia sporchi e senza rifornimenti idrici, senza contare i guasti alle vetture, le sostituzioni di carrozze di prima classe con vetture di seconda, e gli incommensurabili ritardi per guasti di ogni genere.
La scelta sciagurata di Trenitalia di assegnare ai servizi “non a mercato” solo materiali di seconda o terza mano, anche se “revampizzati” – come si dice in gergo ferroviario – oggi evidenzia il suo fallimento.
La disorganizzazione totale del servizio, basata su tagli ai costi di manutenzione e gestione, oltre al blocco delle assunzioni sul prodotto intercity, determina il totale decadimento della qualità del servizio in una regione come la Liguria che basa la propria
economia sul turismo lungo le due Riviere, servite appunto dai treni intercity e Thello.
Più volte il Sindacato ha suonato il campanello d’allarme. E’ giunto il momento che anche la Regione Liguria si ricordi che, oltre al contratto di servizio per i treni regionali, esiste anche un contratto di servizio universale per i treni a lunga percorrenza, che grida
vendetta per la superficialità con cui viene gestito.
I periodici cambi dei vertici di FSI non possono continuare a costituire alibi per lo stato di totale abbandono di questo segmento di servizio. Non vogliamo pensare che anche in questo caso tutto cambi perchè nulla cambi. FSI è una grande realtà industriale che si
occupa della mobilità di questo paese e garantisce lavoro a 60.000 dipendenti oltre l’indotto. Le questioni da affrontare sono serie, e lavoratori e viaggiatori meritano risposte adeguate, non messaggi su facebook.

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