La camorra si vince con la cultura

A Napoli si continua a morire di camorra, è un dato di fatto. Una nuova faida, una ennesima guerra sconvolge i rioni. Durante il vertice tenutosi l’8 di giugno in Questura il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha dichiarato ”è una situazione complessa che interessa la Polizia ma nella quale dovrebbero intervenire anche altri soggetti”, ”C’è un sistema di sicurezza dato dal questore, dalla Prefettura e dagli uomini e le donne della polizia all’altezza della situazione”. La nostra organizzazione sindacale è fermamente convinta che il quotidiano buon lavoro delle donne e degli uomini della Polizia, operanti a Napoli è tanto nonostante le costanti assenze di mezzi. Nelle ultime ore si è tanto parlato delle dichiarazioni fatte a latere del meeting partenopeo, Franco Gabrielli dice: ”Sono convinto, però, che a Napoli, come in altre zone del Paese, bisogna cominciare a dire che queste questioni non attengono solo alla Polizia, anche altri soggetti dovrebbero intervenire”. Giulio Catuogno, segretario generale Coisp Napoli così commenta “E’ vero, la lotta alla camorra, come alle altre organizzazioni criminali di stampo mafioso operative sul territorio nazionale, non è esclusivamente un “problema militare” ma deve coinvolgere tutte le istituzioni politiche e culturali. Insieme si vince, ne siamo fermamente convinti”. “Non basta infatti l’impegno quotidiano di donne e uomini in divisa, lo Stato deve impegnarsi in una lotta nuova senza quartiere e senza tregua per far cambiare la mentalità che sembra essere tornata nella nostra città” continua il segretario Coisp. La “Paranza dei bimbi” è violenza allo stato puro. E’ un nuovo modo di agire il crimine che diventa social, sono pagine e profili, tatuaggi e felpe con caratteristiche uniche tra loro, sono capiclan più simili ad terrorista piuttosto che ad un classico boss, simili ai gangster delle periferie americane per tatoo e abbigliamento, con “guappi” da sembrare miliziani dell’Isis piuttosto che ad un qualsiasi ragazzo di quartiere. Cambia la società forse cambia anche la camorra, quel che non è cambiato è il substrato culturale dove le radici del male vengono poste ed è lì che bisogna agire. Mai lasciare andare il territorio ad un ineluttabile destino che lo vedrebbe piegarsi al malaffare ed al crimine come unica risorsa di cui vivere. E’ questa una mission che deve diventare importante e vitale per tutti. La camorra agisce tra una piazza ed un vicolo, tra un garage ed un basso. Trova spazio dove manca la socialità, quella fatta di biblioteche e spazi comuni. Napoli è una “Metropoli plebea” diceva Pasolini, ma è anche una città creativa e di Cultura, quella vera, quella che vede chiese e monumenti, narrazioni e storie tra le più importanti del Mediterraneo, Napoli è anche il luogo dove costantemente vien praticato un genocidio culturale accentuato dalla crisi economica degli ultimi anni e dalle immagini collettive diffuse come luogo comune dai media e dalla rete. “A Napoli oggi è nuovamente emergenza camorra ma questa volta non può esserlo solo per le colleghe ed i colleghi,” sottolinea Giulio Catuogno “deve esserlo per tutti, per le scuole e le istituzioni culturali, per le municipalità e per le presenze organizzate da Stato e Regione sul territorio” Servono nuove azioni tese a scardinare i vincoli culturali esistenti, serve impegno e lotta alla omertà presente nei quartieri, servono armi nuove, quelle della dialettica e della cultura, della pedagogia da strada e del rafforzamento del tessuto associativo che da sempre svolgono una funzione importante. Serve un esercito, quello nuovo, fatto da ogni napoletano e no che crede di poter cambiare in meglio questa metropoli ad un passo dall’Inferno. La camorra è un cancro in metastasi ed è dovere morale di tutti eradicare il male. A Napoli servono nuove scuole, servono istituzioni capace di coinvolgere la cittadinanza anche dove “è impossibile entrare” serve chi vuole sconfiggere il muro di omertà. Non più massacri quotidiani, non più alibi. La camorra è una organizzazione criminale è una mafia e come tale valgono le parole di Giovanni Falcone: « La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni».



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