La sanità livornese tra ritardi e occasioni perse

Sono passati ormai quattro anni da quando la nuova giunta si è insediata alla guida di Livorno. Quattro anni in cui il tema della sanità livornese, nonostante i programmi elettorali e le buone intenzioni, non è riuscito a fare un salto di qualità. Quattro anni di giochi di ruolo in cui Comune e Regione, per diversi interessi di parte, non sono riusciti a trovare convergenza nell’interesse comune della città. Quattro anni di rimpalli di responsabilità reciproche.

Nel mezzo un servizio pubblico che pian piano i vertici regionali e nazionali stanno scientificamente smantellando con investimenti inadeguati e progetti che mal si conciliano con le esigenze dei territori. Nel mezzo resta la città che in questi anni non è riuscita ad affermare un reale progetto di miglioramento di tutto il comparto sanitario che a sua volta, ricordiamo, non riguarda solo la fondamentale questione della ristrutturazione del presidio ospedaliero di Viale Alfieri ma anche tutta l’organizzazione dei presidi territoriali delle case della salute e dei medici di base. In questo senso la scelta di sviluppare la nuova casa della salute di circa duemila metri quadri all’interno degli spazi ex Ipercoop a Porta a Terra merita attenta riflessione. Comprensibile da parte dell’amministrazione provare a salvaguardare un contesto occupazionale come quello di Porta a Terra che, dall’apertura del Centro Levante (ennesimo e discutibile progetto ereditato dell’amministrazione precedente) ha perso appeal e clienti. Comprensibile quindi ipotizzare di provare a far vivere il contesto attraverso una circuitazione di utenti diversa.

Meno comprensibili sono i rapporti di interesse tra pubblico e privato che questa operazione si trascina dietro. Restano molti dubbi sull’investimento che l’azienda pubblica dovrà fare in termini di canoni di locazione (al momento non ci sono state date cifre esatte) e di conseguenza resta difficile verificare se le stesse cifre potessero essere capitalizzate su patrimonio pubblico da rigenerare o valorizzare. La cosa certa è che la città ha perso troppo tempo in dibattiti sterili e in mancanza di chiarezza. Il sindaco, invece di affrontare la questione nei primi due anni di mandato affidando la delicata questione a personale specifico (sorvoliamo sull’inadeguatezza dimostrata dall’ormai ex assessora Dhimgjini), nei fatti, ha preferito tergiversare attendendo la scadenza naturale del vecchio accordo di programma (dicembre 2018), delegando alla futura amministrazione che nascerà dopo le elezioni del 2019 la risoluzione dei problemi. Troppo poco per un argomento così delicato come la salute dei cittadini e delle cittadine livornesi.

Con la salute, come diciamo ormai da anni, non si può più scherzare.

Marco Bruciati
Gruppo Consiliare BuongiornoLivorno



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