Le fontane di Internet

Nella storia tutti quelli che oggi consideriamo diritti sono stati inizialmente sempre appannaggio di privati. Le monete dei principi, i bagni pubblici di Vespasiano, l’acqua dei fiumi di proprietà del latifondista a monte, il pedaggio per le strade al potente del luogo. Quando il diritto veniva riconosciuto come essenziale e “di tutti”, lo Stato se ne prendeva carico. Come l’acqua nell’antica Roma che aveva fontane in ogni quartiere con 39 fontane monumentali e 591 bacini pubblici. Ogni principale fontana era collegata a due acquedotti diversi in caso di mancato funzionamento. Erano considerate essenziali per la vita della popolazione.

E’ quindi normale che l’accesso alla Rete oggi sia gestito da privati. La consapevolezza che questo sia in realtà un diritto fondamentale dell’uomo, come è successo per gli altri diritti legati a innovazioni introdotte in passato, deve portare verso una pubblicizzazione del diritto. L’ONU ha fatto un primo passo in questa direzione sancendolo come diritto umano nel 2016 e alcuni Stati in giro per il mondo lo hanno confermato nella loro giurisdizione come l’Estonia e il Kerala (uno degli Stati dell’India).

La forza dello Stato consiste nel mettere alcuni oggetti e servizi fuori dalla normale dinamica del mercato proprio perchè non devono essere concesse in funzione della disponibilità economica delle persone.
Per il solo fatto che una persona esiste deve poter bere, respirare, informarsi, spostarsi e collegarsi alla Rete. Il diritto di collegarsi alla Rete deve quindi essere presente dalla nascita. Alcuni Stati nel mondo hanno attuato questo principio con costi del tutto contenuti e con enormi impatti positivi sociali e economici per il Paese. Come ad esempio il risparmio di costi nell’erogazione dei servizi pubblici online, e nelle nuove potenzialità per le aziende di mettersi in contatto direttamente con i propri clienti online. Il Kerala è riuscito a collegare i suoi oltre 30 milioni di abitanti con un investimento di 14 milioni di euro equivalenti con il progetto K-Fon.

L’accesso in casa può rimanere un valore aggiunto commercializzabile. Ma negli spazi pubblici i cittadini devono potersi collegare in modo libero e gratuito. Come in Estonia dove il wifi aperto è presente lontano dalle case private; in parchi, biblioteche e edifici pubblici. O come a Londra e Berlino dove ci si può collegare gratuitamente nelle metropolitane. Se è necessario definire da dove partire a collegare il Paese bisogna iniziare dalle fasce più deboli. Ad esempio in Norvegia da quest’anno la seconda città più grande dello Stato, Bergen, fornisce collegamento gratuito a Internet ai bambini in una misura contro la povertà. In Australia per venire incontro al quinto di popolazione che non è connessa a Internet è stato creato un programma pubblico di formazione e di collegamento pubblico alla Rete tramite hotspot.

Se non ci penserà lo Stato a garantire l’accesso lo faranno i colossi della Rete che hanno bisogno di avere le persone collegate a Internet. Ma in questo modo i navigatori indosseranno gli occhiali delle multinazionali per vedere il mondo. L’accesso a Internet sarà forse gratuito, ma non sarà più libero. Facebook sta attuando piani per collegare gratuitamente gli africani. Ma chi si collegherà vedrà Internet tramite il social network. La gestione del diritto, seppur gratuito, deve passare dallo Stato o da un ente in rappresentanza dei diritti dei cittadini. In caso contrario il controllo di questo accesso sarà indirizzato dalle multinazionali stesse, generando il problema della mancanza di accesso neutrale alla Rete, la cosiddetta Net Neutrality.

Ad esempio quando Google ha voluto collegare gratuitamente a Internet i cittadini di San Francisco, il regalo della multinazionale è stato giustamente intermediato dal comune. I 600 mila dollari donati nel 2013 alla città sono quindi serviti per installare wifi gratuiti in 32 parchi della città. A questi wifi oggi si collegano mezzo milione di dispositivi ogni mese. I privati possono essere anche coinvolti per legge. In Italia è una consuetudine poter avere un bicchiere d’acqua gratuito dal bar, ma non ancora un obbligo. All’estero è spesso legge. Come in Gran Bretagna dove qualunque pub deve fornirlo gratuitamente ai propri clienti. Parlando di collegamento alla Rete a San Francisco, dove solo più il 12% della popolazione pari a 100 mila persone non ha accesso a Internet, chi costruisce palazzi alti più di quattro piani deve garantire un wifi gratuito e aperto per i cittadini dal palazzo stesso oltre ad uno spazio aperto al pubblico dove potersi sedere.

Il primo motore di questo cambiamento di prospettiva nel garantire il collegamento libero e gratuito a tutti i cittadini deve arrivare dallo Stato. Alcuni finanziamenti sono già disponibili, come i 120 milioni impegnati dall’Unione Europea per garantire accessi wifi gratuiti nelle principali città europee in parchi e spazi pubblici. I primi mille comuni che lo chiederanno questo ottobre riceveranno 15 mila euro per installare punti di wifi gratuiti.

La connettività a Internet è un bene primario dell’individuo per poter esercitare i suoi diritti, ma è altrettanto importante per lo Stato che può risparmiare nell’erogazione dei servizi direttamente online ed è una grande opportunità per tutte le aziende che vendono online al cliente finale. E’ una necessità strategica per Stato e industria, ma è soprattutto un diritto di cittadinanza digitale per l’individuo. Il cittadino deve poter accedere on line alla propria cartella sanitaria, cercare un lavoro, leggere il bilancio del proprio comune, formarsi per nuove professioni, acquistare beni e servizi, votare o anche solo cercare nuovi amici con cui incontrarsi. Chi rimane fuori dalla Rete spesso impiega ore o giorni a fare attività di pochi minuti e oggi in molti casi non ha accessi alternativi agli stessi diritti.

Sedici milioni di persone in Italia non si collegano a Internet. Ventisette milioni non si collegano nel mese. E’ ora di porre rimedio. Creiamo le fontane di Internet. Garantiamo l’Internet potabile a tutti.  

di Davide Casaleggio,



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