“Liberi tutti”: Ilaria Caprioglio protagonista a Spotorno per parlare di bullismo

Il sindaco di Savona, qui in veste di scrittrice e avvocato, ha offerto una dettagliata carrellata sulle insidie che oggi devono affrontare i giovani e ha spiegato la sua attività di sensibilizzazione in varie scuole d’Italia

Si è svolto ieri presso la Sala Congressi Palace di Spotorno il primo appuntamento della rassegna “Liberi Tutti”, incentrata sulle tematiche del bullismo e del cyberbullismo. In occasione dell’incontro sono stati consegnati a diverse mamme spotornesi dei questionari nei quali in forma anonima possono essere consegnate agli organizzatori informazioni importanti per contrastare eventualmente questi fenomeni in futuro.

Dopo una presentazione del consigliere alle politiche giovanili, Maximiliano Magnone, che ha spiegato le modalità e le finalità del progetto, e dopo un’introduzione tecnica dell’ideatrice e organizzatrice, la dottoressa Maria Chiara Garofalo, che ha descritto il programma dei vari dibattiti e ha offerto una panoramica sulle varie tipologie di bullismo (verbale, fisico, indiretto e cyberbullismo, questi ultimi due ancora più subdoli, uno perché porta a estraniazione e isolamento, l’altro perché spesso anonimo), la parola è passata a Ilaria Caprioglio, qui nella veste non di sindaco di Savona ma di autrice di libri e avvocato che visita tutte le scuole d’Italia per sensibilizzare su questo tema.

Ilaria Caprioglio domina la scena da protagonista indiscussa, con un eloquio dotto ma scorrevole, piacevolissimo nell’intrattenere il pubblico e denso di citazioni, da Pier Paolo Pasolini, a Zygmunt Bauman, fino a Seneca.

L’avvocato savonese parla delle sue esperienze in prima persona, dapprima tra i rischi e le insidie del mondo della moda e oggi come madre di tre figli adolescenti. E qui tocca il primo punto fondamentale del dibattito: “Noi apparteniamo a una generazione definita di ‘migranti digitali’ – spiega Caprioglio – cioè persone che nella vita sono dovute approdare gradualmente nel mondo delle tecnologie, mentre i nostri figli sono ‘nativi digitali’, cioè sono cresciuti con queste risorse già in mano. Ciò ci porta a commettere due gravi errori: il primo è quello di pensare che i nostri giovani siano già ‘vaccinati’ contro tutte le minacce del web, facendo i ‘cyberstruzzi’ e nascondendo la testa nella sabbia, mentre non è affatto così, i nostri figli devono essere seguiti e tutelati; il secondo aspetto è quello di dare la colpa allo smartphone, al tablet, al computer… Ma essi sono soltanto oggetti inanimati. Il male non è la tecnologia, è l’uso che se ne fa”.

E a proposito di tecnologia, Caprioglio ci ricorda che in realtà bullismo e cyberbullismo sono soltanto due facce di una stessa medaglia: ciò che avviene nel ‘cyberspazio’ in realtà nasce sempre da un conflitto in un luogo fisico e reale. Può essere una palestra, un campo da gioco, un’aula scolastica. Soltanto dopo l’attacco viene esteso da reale a virtuale. E per un ragazzo in piena adolescenza e in cerca di accettazione da parte del gruppo, come è normale a quell’età, se la casa può sembrare un rifugio dalle minacce, dagli insulti, dalle percosse del bullismo verbale e fisico, avere sempre uno smartphone connesso tra le mani gli può dare la gravissima sensazione che in quel momento tutto il mondo fuori dalla sua stanza ce l’abbia con lui.

Tra i consigli che Ilaria Caprioglio, come avvocato, politico, scrittrice e mamma, dispensa agli adulti (genitori e insegnanti) c’è quello di non demonizzare il bullo, il quale di norma a sua volta è diventato così a causa di una situazione familiare e sociale problematica, e quello di insegnare ai giovani la “cultura del rispetto”. A tal proposito Caprioglio ci ricorda che sono i primi gli adulti a dover dare il buon esempio, cosa che oggi, con il proliferare dei fenomeni di “hate speech”, aggressività verbale, sui social network, si sta perdendo. “Impariamo prima di tutto a rispettare noi stessi, ma anche chi ci sta vicino e i nostri interlocutori”.



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