Lilli Gruber. Tempesta. Milano, Rizzoli, 2014. 383 p. (58)

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Nell’avvincente romanzo storico Tempesta Lilli Gruber riprende la narrazione delle vicende della propria famiglia da dove le aveva lasciate al termine di Eredità, pubblicato nel 2012.

In quel volume, apprezzabile per la chiarezza e l’oggettività, aveva raccontato i complessi accadimenti della sua “Heimat” (patria): alla fine della Prima guerra mondiale, con lo smantellamento dell’Impero Austro-ungarico, il Tirolo era stato smembrato e assegnato in parte all’Italia con la conseguenza che, con l’avvento del fascismo, la popolazione di lingua e cultura tedesca – che aveva sempre abitato quelle terre – aveva dovuto subire una forzata e violenta italianizzazione. Attivissima nel ribellarsi a questa imposizione e fiera propugnatrice delle scuole clandestine di tedesco (tanto da essere condannata al confino in Basilicata) era stata la prozia dell’autrice, Hella Rizzolli, che è la protagonista di questo secondo volume che, dice la Gruber, “è il racconto della tempesta che ha travolto la mia famiglia, la mia Heimat e l’Europa intera”.

Hella, la cui vita fu segnata da due dittature (“l’una subita, il fascismo, l’altra sciaguratamente scelta, il nazismo”), era una convinta simpatizzante del Reich perché, come molti sudtirolesi, era sicura che Hitler avrebbe eliminato la divisione del Tirolo annettendolo nuovamente alla grande e prospera Germania. Però, anche quando la tragicità del nazismo e la carneficina della guerra apre gli occhi a molti, continua imperterrita a illudersi che comunque la sua scelta sia stata la migliore.

Le vicissitudini di Hella, il cui mondo a poco a poco crolla distrutto dalla tempesta bellica, si alternano nel libro con la storia del giovane berlinese Karl, oppositore del nazismo che si è rifugiato a Bolzano e che verrà stritolato da un ingranaggio troppo più grande di lui.

L’autrice ricostruisce il tutto con sapienza attraverso diari, lettere, interviste a protagonisti di allora e documenti d’archivio per trasmettere, tramite l’infelice storia della prozia, “una convinzione che nasce dal mio lavoro di giornalista e si è rafforzata in questa prova narrativa: scegliere il Bene dipende solo da ciascuno di noi”.

Luciana Galizia



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