Marche: Ricciatti, imprese e innovazione? Più opportunità per le start up

Se nelle Marche parliamo di “start-up”, ossia di imprese ad alto contenuto innovativo, ci accorgiamo che la regione si sta muovendo presto e bene. Non solo è tra le primissime realtà regionali in Italia per incidenza del fenomeno, seconda solo al Trentino Alto Adige, con 101 start-up ogni 10mila società di capitali, cioè il doppio della media nazionale. Ma anche in termini provinciali, se il podio è di Trento e Trieste, a breve giro seguono Ascoli Piceno e Ancona, rispettivamente a 148 e 137 unità. Tradotto dai numeri, questo mette in evidenza come l’economia regionale marchigiana stia giocando al meglio la carta dell’innovazione tecnologica per spingere la ripresa economica del proprio sistema produttivo, rilanciando manifatturiero e non solo.
“In un quadro di evidenti difficoltà, è compito della politica intercettare e promuovere un segnale come questo. A tal scopo – commenta l’onorevole marchigiana di Articolo 1 MDP, Lara Ricciatti, prima firmataria del provvedimento – ho presentato in questi giorni un disegno di legge al fine di rafforzare la competitività delle start-up, ampliando il quadro degli incentivi pubblici concessi, estendendo il limite di spesa del credito d’imposta per le attività in ricerca e sviluppo, riducendo gli oneri amministrativi e favorendo il potenziamento dell’internazionalizzazione con stanziamenti mirati e la previsione di un Fondo per l’Internazionalizzazione. Ritengo che il panorama di queste nuove imprese innovative assolutamente rappresenti un tessuto produttivo su cui l’Italia debba puntare sempre di più”.
Le misure, della cui richiesta si è fatta portavoce la parlamentare marchigiana nel disegno di legge presentato in queste settimane, intendono promuovere la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, l’aggregazione di un eco-sistema animato da una nuova cultura imprenditoriale votata a innovazione e occupazione in particolare giovanile, nonché a favorire una maggiore mobilità sociale, il rafforzamento dei legami tra Università e imprese, una più forte capacità di attrazione di talenti e capitali esteri nel nostro Paese. Anche per questo, viene previsto il potenziamento del credito d’imposta in ricerca e sviluppo, elevato sino a 35 milioni per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a 30mila euro. E vengono ridotti gli oneri amministrativi, definendo il modello standard di atto costitutivo e statuto per la costituzione di start-up innovative in forma di società a responsabilità limitata o a responsabilità limitata semplificata, nonché il modello standard per l’uso di strumenti finanziari partecipativi, e consentendo al segretario comunale, nel rispetto delle disposizioni notarili, l’autentica di atto costitutivo e statuto, l’atto di trasferimento delle quote di partecipazione e la trasmissione dei documenti al Registro delle Imprese.
Da destinare infine alle start-up una quota pari a 5 milioni di euro annui, dal 2017 al 2020, nella dotazione del Fondo per la promozione degli scambi e l’internazionalizzazione delle imprese. Mentre è prevista una dotazione di 10 milioni di euro per il 2017 – che diventano poi 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023 – per l’istituzione di un Fondo apposito per il rafforzamento delle attività di internazionalizzazione delle start-up innovative.



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