“Milite ignoto. Quindicidiciotto” domani a Forte delle Benne

Doppio appuntamento della rassegna “Sentinelle di Pietra” con lo spettacolo di Mario Perrotta “Milite ignoto. Quindicidiciotto”: martedi 26 luglio alle ore 21 a Forte delle Benne e il 29 luglio (sempre alle ore 21) a Forte Cadine.
Lo spettacolo di Mario Perrotta (prodotto da Permar, Archivio Diaristico Nazionale e La Piccionaia) è stato scelto da RAI Radio 3 per il centenario della Grande Guerra ed è stato finalista al Premio UBU 2015 come migliore novità italiana.
L’ingresso agli spettacoli è gratuito.
Scrive l’autore di questo spettacolo:
“Ho scelto questo titolo, Milite Ignoto, perché la Prima guerra mondiale fu l’ultimo evento bellico dove il milite ebbe ancora un qualche valore anche nel suo agire solitario, mentre da quel conflitto in poi, anzi, già negli ultimi sviluppi dello stesso, il milite divenne, appunto, ignoto. E per ignoto ho voluto intendere “dimenticato”: dimenticato in quanto essere umano che ha, appunto, un nome e un cognome. E una faccia, e una voce.
Nella prima guerra mondiale, gradatamente, anche il nemico diventa ignoto, perché non ci sono più campi di battaglia per i “corpo a corpo”, dove guardare negli occhi chi sta per colpirti a morte, ma ci sono trincee dalle quali partono proiettili e bombe anonime, senza un volto da maledire prima dell’ultimo respiro. E nuvole di gas che coprono ettari di terreno e radono al suolo interi battaglioni senza un lamento. E aerei che scaricano tonnellate di esplosivo dal cielo e navi che sparano cannonate a centinaia di metri di distanza. Uno sparare nel mucchio insomma, un conflitto spersonalizzato in cui gli esseri umani coinvolti, sono semplici ingranaggi del meccanismo e non più protagonisti eroici della vittoria o della sconfitta.
E proprio per questo – come sempre accade nel mio lavoro – andrò controcorrente e la mia attenzione sarà diretta alle piccole storie, agli sguardi e le parole di singoli uomini che hanno vissuto e descritto quegli eventi dal loro particolarissimo punto d’osservazione, perché questo è il compito del teatro, o almeno del mio teatro: esaltare le piccole storie per gettare altra luce sulla grande storia.”
Il Corriere della Sera così scrive dello spettacolo: “Perrotta racconta l’esperienza del conflitto – esperienza umana e politica, prima ancora che militare – attraverso una doppia, straordinaria invenzione: da un lato crea una lingua, un particolare impasto di dialetti, veneto, lombardo, toscano, napoletano, sardo, eco della molteplicità, del convergere di un popolo che si incontra per la prima volta in trincea, ma anche metafora di una perdita di identità nell’immane massacro. Dall’altro la usa per evocare percezioni in primo luogo sensoriali, l’impatto uditivo, olfattivo, tattile con la guerra da parte di contadini analfabeti. L’effetto è sconvolgente.”



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