ndustria italiana autobus, senza regole tutto a rischio

La Fiom ritiene l’incontro di ieri  2 agosto, presso il ministero dello Sviluppo economico, “sia stato utile per i chiarimenti di Invitalia e del Mise sulla situazione di crisi che sta attraversando la reindustrializzazione e la rioccupazione degli stabilimenti di Bologna e Flumeri”.

“In apertura dell’incontro, Invitalia ha confermato il suo coinvolgimento sia nel progetto che nella verifica del contratto di sviluppo. Il governo non ha confermato le indiscrezioni e le dichiarazioni rilasciate alla stampa da imprenditori privati che sarebbero coinvolti nel rilancio di Industria italiana autobus. Inoltre, sulla natura dei nuovi assetti societari. L’esecutivo ha chiarito che non è ancora deciso se l’assetto sarà a maggioranza pubblica”, proseguono i matelmeccanici della Cgil.

“Anche alla luce delle dichiarazioni dell’azienda, ritieniamo la situazione sia ormai al limite, e potrebbe precipitare senza un’assunzione di responsabilità che coinvolga tutte le parti. Pertanto, è fondamentale che il ministro sappia che fra i tempi indicati al tavolo per una soluzione strutturale e quelli indicati dall’azienda non c’è coincidenza. Tale mancata coincidenza rischia di pregiudicare definitivamente la reindustrializzazione e la rioccupazione dei due stabilimenti”, continua il sindacato.

La Fiom ribadisce che “il rilancio di Industria italiana autobus è possibile attraverso la ricapitalizzazione di un’unica società a maggioranza pubblica, anche senza escludere capitali privati. Il raggiungimento di questo obiettivo può avere molte soluzioni attraverso il consolidamento, il coinvolgimento di fondi, società o aziende pubbliche”.

Secondo Michele De Palma, segretario nazionale Fiom, Bruno Papignani, segretario generale Fiom Emilia Romagna e Sergio Scarpa, segretario generale Fiom Avellino, “è quindi utile: un confronto per giungere alla condivisione con la proprietà di un piano industriale che abbia come primo obiettivo la contrattualizzazione delle gare già vinte e l’allocazione della produzione di tali commesse in portafoglio a Industria Italiana Autobus negli stabilimenti di Flumeri e Bologna; la ripresa della partecipazione alle nuove gare che dovranno tenersi; la condivisione di un piano d’investimenti sugli stabilimenti che innovi il processo (industria 4.0) e il prodotto (autobus eco) e di formazione dei lavoratori; la piena rioccupazione del numero di posizioni prevista dall’accordo del dicembre 2014 e la verifica degli eventuali ammortizzatori sociali utili alla continuità occupazionale; il mantenimento dell’integrità e la valorizzazione degli stabilimenti e delle aree su cui insistono, utilizzando gli strumenti previsti dalla normativa vigente.

“Il governo continui a investire con le politiche di indirizzo per le regioni e gli enti del trasporto pubblico locale per supportare il cambio del parco circolante, favorendo quelli a minor impatto ecologico; sempre l’esecutivo favorisca un percorso d’integrazione tra la produzione e il servizio di mobilità pubblica collettiva (autobus e treni); parimenti, incentivi la nascita di una piattaforma della mobilità nazionale che integri e connetta la mobilità, anche per favorire la creazione di una filiera produttiva. A quattro anni dalla partenza della vertenza, siamo a uno punto cruciale. Senza scelte rapide è a rischio l’occupazione”, concludono i dirgenti sindacali.



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