Noah Gordon. Medicus. Milano, Rizzoli, 1988. 692 p. (139)

L’affascinante, magica e intrigante atmosfera del Medioevo in Occidente (Londra 1021 e 1043) e in Oriente (Ispahan – Iran, dal 1033 al 1043) è qui egregiamente descritta, in un romanzo di fantasia con riferimenti ad alcuni personaggi reali della medicina pionieristica (Avicenna – Ibn Sina e al-Juzjani). Conduce la trama un ragazzo che dall’età di 9 anni si appassiona a questa nobile arte dopo aver scoperto di possedere una dote mediante la quale toccando le mani di un ammalato sente il momento in cui la vita lo abbandona; lo fa la prima volta con sua madre, ricamatrice, e lo farà altre volte, sempre con un senso di angoscia e di rispetto, con una sensibilità tesa a lenire in tutti i modi il male e le sofferenze del prossimo. Alla morte del padre, falegname, separato dai fratelli e dalla sorella, è affidato ad un cerusico (figura singolare che con le doti di cavadenti, giocoliere, barbiere e ciarlatano si guadagna da vivere). Con il suo carrozzone girerà l’Inghilterra per molti anni ed in molte piazze, intrattenendo il pubblico col suo “maestro”, dando spettacolo, aggiustando anche ossa e preparando pozioni. Robert G. Cole, questo è il suo nome, apprenderà così non solo l’arte dell’intrattenimento, a cui tiene poco, ma anche l’arte di trattenere la vita e contrastare la morte, che gli interessa di più. Alla morte del suo tutore per caso apprende che nella lontana Persia, nella città di Ispahan, esiste una scuola in cui si formano medici molto preparati, scuola che è anche università o madrassa. Inizia così un lunghissimo viaggio, per mare e per terra, per raggiungerla, dopo aver inutilmente tentato di trovare i suoi fratelli; un viaggio rischioso, pur essendosi unito ad una carovana diretta in Oriente, pieno di pericoli, assalti di banditi alle retrovie, di tempeste di sabbia e mari in tempesta, ma anche il momento in cui conosce Mary Cullen, la donna che diventerà sua sposa e madre dei suoi figli. Giunto in città – avendo appreso che per un ebreo è più facile essere accettato dalla scuola, si finge tale; la narrazione si arricchisce così di tanti momenti di conoscenza del mondo ebraico e di quello musulmano, religioni ufficiali di Ispahan dominata da uno Scià. Interessante a questo riguardo il glossario e la collaborazione che l’autore ha avuto con molte biblioteche americane per approfondire i tre campi principali in questione (sociale, religioso e medico) e meglio descrivere e illustrare, con ottimi risultati, quelle realtà. La lettura scorrevolissima e piacevole questo mix di personaggi, ambienti e situazioni coinvolge il lettore facendogli ricercare continuamente il “come va a finire”. Rob diventerà il prediletto sia del maestro sia dello Scià, a cui sarà legato da un rapporto di amore – odio ed alla loro morte ritornerà in Inghilterra dove dopo varie delusioni prodotte dall’ambiente medico aprirà un suo studio e vivrà sereno con la famiglia.

Dal romanzo nel 2013 è stato tratto un film (record di incassi in Germania) dove invece né il cerusico né lo Scià muoiono ed in cui questo giovane “hakim” (medico), riesce persino ad operare e salvare la vita al sovrano.

Uno dei punti chiave del romanzo, così di attualità in questo oggi che vede ancora rifiutare la scienza delle vaccinazioni, è l’eterna lotta tra la ricerca scientifica e i tabù e il tramandare l’astratto nozionismo senza sperimentazione. In pratica, il cosiddetto “male al fianco” (appendicite, che può portare il paziente alla morte) viene da Rob per primo indagato ed approfondito aprendo cadaveri e comprendendo il problema, a rischio della vita in Oriente (dove per l’Islam il corpo è sacro) e la derisione a Londra, dove viene isolato ed emarginato. Rob rappresenta la “verità” in un mondo in cui molti, se non tutti, ne hanno paura o semplicemente non vogliono conoscerla, ed assume perciò un valore universale e senza tempo.

Franco Cortese Notizie in un click aprile 2018



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