Paola Ferrari : «La violenza giovanile ha raggiunto livelli inquietanti»

«Non sappiamo più cosa passa per la testa dei nostri ragazzi. È chiaro che ogni storia è a sé, ma alla base c’è il più delle volte un forte disagio sociale, e di questo disagio noi grandi siamo sempre responsabili, sia rispetto a chi subisce le violenze e si tiene tutto dentro per paura, sia nei confronti di chi le compie». Commentando con amarezza le notizie di cronaca che arrivano da Siracusa, Paola Ferrari, portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo e doping, giornalista Rai, conduttrice di «90° Minuto», inquadra l’ennesimo episodio di bullismo in un perimetro più ampio, delineando cause e dimensioni di un fenomeno «talmente diffuso in Italia da rappresentare oggi una delle più grandi paure dei giovani insieme all’incubo del terrorismo».

Ogni volta che accadono fatti del genere si torna a parlare di prevenzione, ma è davvero possibile prevenire?

«Dietro il bullismo, come dietro i tanti mali sociali esplosi negli ultimi anni, compresa la violenza sulle donne, c’e un grave deficit culturale. Solo la prevenzione educativa, nella scuola e nella famiglia, può ridurre questo scarto aiutando i ragazzi ad assimilare il valore del rispetto, a non aver paura di denunciare le aggressioni verbali o fisiche, e a capire quanto sia sbagliato perseguitare un coetaneo. Su questo fronte la scuola ha compiuto notevoli passi avanti, ma paga un ritardo di vent’anni, perché è mancato un certo tipo di educazione civica, mentre nelle famiglie si sta diffondendo un altro problema».

Cioè?

«I genitori sono pigri, ogni giorno meno attenti verso i figli e i messaggi di malessere che spesso lanciano. Bisogna ritrovare la voglia di interpretare i loro sguardi, di mettere l’orecchio dietro la porta per ascoltare cosa si dicono con gli amici e cogliere ogni minimo segnale d’allarme. Dovremmo dedicargli molto più tempo, e non solo: bisogna sforzarsi di trovare i giusti canali per comunicare».

In che modo?

«Chiedendoci cosa ascoltano e recepiscono i nostri ragazzi. E non sono certo le prediche. L’Osserva-torio, per esempio, sta provando a dialogare con loro attraverso il linguaggio e le esperienze di vita dei campioni olimpici e paraolimpici come Bebe Vio. Il principio è di non lasciare solo chi si sente fragile, di far sentire vincente chi viene considerato perdente, perché è an-che così, facendo squadra, creando un tessuto sociale positivo, che si toglie terreno al bullismo. Ma per avere successo contro questa piaga bisogna agire anche sui bulli e sul loro disagio»



Informativa sui Cookie

Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

NotizieInUnClick.it utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione.
Per leggere di più su i cookie utilizzati interni e di terze parti visita la pagina dedicata.
Per continuare a navigare questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi