Parte l’esame delle nuove norme sul turismo

Nella seduta del 28 giugno il Consiglio regionale ha iniziato l’esame delle “Nuove disposizioni in materia di organizzazione dell’attività di promozione, accoglienza e informazione turistica in Piemonte” (ddl 187).
“Il turismo è ormai una delle prime fonti di sviluppo del territorio – ha spiegato il relatore di maggioranza Raffaele Gallo (Pd) – per cui si è reso necessario riscrivere l’attuale l.r. 75/1996. Il testo è suddiviso per capi e il II può essere definito il cuore della riforma con la nascita della Dmo (Destination management organization) Turismo Piemonte che è la fusione delle due Società Sviluppo Piemonte turismo s.r.l. (Spt) e Istituto per il marketing dei prodotti agroalimentari del Piemonte s.c.p.a. (Ima Piemonte). Il capo III riorganizza e ridefinisce la struttura delle aziende turistiche locali trasformate in società consortili a responsabilità limitata”.
Lo scopo della fusione nella Dmo è l’integrazione delle competenze di Dmo Turismo Piemonte con la promozione dei prodotti agroalimentari di qualità, dando seguito, quindi, anche a livello operativo, alla fusione delle due attuali società partecipate.
Il testo prevede, tra le altre, le modalità di programmazione delle attività della Regione mediante programmi annuali, predisposti ed aggiornati con la partecipazione e la consultazione degli enti e delle categorie interessate al turismo e approvati dalla Giunta regionale. È previsto anche un Osservatorio turistico, con compiti di analisi dell’offerta, dell’andamento e dell’evoluzione della domanda e dei flussi turistici attraverso la raccolta e l’elaborazione dei dati.
La prima relazione di opposizione è stata svolta da Francesca Frediani (M5S) che ha affermato come “Già nel corso dei lavori in Commissione abbiamo evidenziato i limiti di questa riforma come lo scarso coinvolgimento degli operatori e l’eccessiva interferenza nei confronti dell’attività degli operatori privati. Inoltre la programmazione sembra di respiro un po’ limitato non potendo considerarsi sufficiente limitarsi alla programmazione annuale. Temiamo un uso eccessivamente discrezionale delle risorse pubbliche, chiediamo trasparenza. Siamo perplessi anche sulla istituzione dell’Osservatorio. Si potrebbe utilizzare l’Ires per monitorare i flussi turistici. Per questo proponiamo in Aula diversi emendamenti”.
A parere del secondo relatore di opposizione, Gian Luca Vignale (FI), “vi è il rischio che una azienda turistica regionale (Dmo) accentri competenze e attività che sarebbero più proprie in una dimensione territoriale. Una situazione che porterebbe ulteriore vantaggio e rafforzamento per le aree già forti, penalizzando quelle già deboli. Pensiamo che con la vecchia legge territori che erano marginali 10 anni fa, come la Città di Torino, ora sono cresciuti e sono diventate aree considerevoli. Non dobbiamo dimenticare l’importanza di tutelare le presenze in quelle valli montane dove poche migliaia di turisti risultano determinanti per la l’economia della valle”.
Dopo le relazioni, in sede di dibattito generale, Mauro Campo (M5S) ha ribadito i concetti espressi da Frediani rilevando che il testo in discussione è a suo giudizio “peggiore della legge regionale 75/1996”  e che si sarebbe dovuto “prendere esempio dal lavoro della Toscana, pur con vent’anni di ritardo, che ha creato un efficace marchio regionale”.
Nel corso dell’esame dell’articolato, giunto all’approvazione dell’art. 9 su 26, il gruppo M5S, intervenuto con tutti i suoi componenti presenti in Aula, ha illustrato numerosi emendamenti, tutti respinti meno una modifica all’art.6, accolta dall’assessore regionale al Turismo, Antonella Parigi, per un maggiore coinvolgimento degli operatori locali nella promozione del prodotto turistico e agroalimentare”.

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