Polveriera Cgs, i lavoratori chiamano i nuovi parlamentari e annunciano il blocco dei servizi

Una chiamata vibrante alla nuova deputazione parlamentare e lo sciopero ormai dietro l’angolo. La polveriera del Cgs è sull’orlo di esplodere. Da quasi 3 mesi senza stipendio, gli 80 lavoratori del consorzio addetto, per conto dell’Asi, alla depurazione ed ai servizi nelle aree industriali, con impianti capaci anche di smaltire il percolato da discarica, sono pronti ad incrociare le braccia.

A partire da domani mattina, installeranno una tenda presso la sede dell’Asi, a Pianodardine. Quindi, non appena il prefetto li convocherà – così come da procedura obbligatoria per legge – formalizzeranno uno sciopero che ormai appare imminente. Nell’ultima assemblea di venerdì, burrascosa e con un nuovo muro contro muro con il presidente dell’Asi, Vincenzo Sirignano, sempre intenzionato a proclamare il concordato fallimentare dell’azienda nella speranza che un privato possa tamponare le gigantesche falle, cioè i debiti, dell’azienda oggi interamente pubblica, i lavoratori hanno occupato la sede ed invocato l’arrivo di un commissario.

Esasperati da una condizione che dura ormai da lunghi anni, ora sperano in un intervento dei parlamentari appena eletti e di quelli riconfermati. L’ultimo stipendio, del resto, lo hanno ricevuto a dicembre 2017.

E dire che il Cgs avrebbe grandi potenzialità. Mentre in Regione Campania impazzano ancora gli effetti dell’inchiesta del quotidiano on line “Fan Page”, che ha svelato una serie di intrecci tra politica e malaffare nella gestione dei fanghi tossici e dei rifiuti, tra gli 8 depuratori dislocati nelle aree industriali irpine (a San Mango, Porrara, Lioni, Morra de Sanctis, Conza, Calitri, nel Calaggio, e in Valle Ufita) ben tre sono abilitati allo smaltimento. Una funzione, questa, che il Cgs ha svolto fino a pochi mesi fa, quando, proprio a causa delle pessime condizioni economiche e delle irregolarità sul Durc, le commesse di IrpiniAmbiente si sono fermate. L’aggravante è che le risorse, circa 6 milioni di euro, promesse per l’ammodernamento dei depuratori ormai da 3 anni dalla Regione Campania, non arrivano.

La matassa, al netto dei mancati impegni della Regione, è difficile da sbrogliare. Il Cgs, infatti, ha un passivo di circa 13 milioni di euro e continua a perdere risorse ogni mese. Tutto comincia 5 anni fa, con la riduzione degli importi versati dall’Asi alla sua partecipata: da 250.000 euro al mese si passa alla metà, ma con un aumento significativo delle prestazioni richieste agli addetti del Cgs.

Da allora, la situazione è precipitata progressivamente. La Regione amica, quella che si regge sull’asse tra il Pd e gli ex Udc di Ciriaco De Mita come accade all’Asi, non ha battuto un solo colpo. Ma ormai il tempo è scaduto abbondantemente.



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