Psicosi caldo? In questi giorni «non è particolarmente eccezionale», spiegano dal Snpa

In questi giorni il caldo opprimente che è calato sull’Italia fa notizia, e purtroppo non di rado malori quando non vittime. Ma se è vero che le temperature «risultano localmente più elevate anche di 4-6-8 gradi rispetto alla media climatologica», rientrano comunque «nella variabilità dell’estate mediterranea, che quest’anno – spiegano dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) – non si era ancora manifestata appieno: ciò fa sì che l’attuale ondata di caldo sia ad oggi la più intensa della stagione, probabilmente percepita per questo in maniera più intensa».

Difatti fra fine luglio e inizio agosto, in Italia, la colonnina di mercurio può raggiungere facilmente i 30\35 gradi, con alcune zone che si avvicinano e superano la soglia psicologica dei 40°C. L’attuale ondata di caldo che sta facendo sudare “dall’Alpi alle piramidi” non è dunque «particolarmente eccezionale: causata da un anticiclone sub-tropicale che sta interessando in particolare il centro/nord della penisola, fa sentire i suoi effetti “grazie” al ristagno d’aria nei bassi strati dell’atmosfera».

Dunque i cambiamenti climatici non c’entrano? Anche in questo caso semplificare non va a beneficio della realtà. «Se si vuole parlare di eccezionalità – argomentano dal Snpa – bisogna volgere lo sguardo più a nord, dove il persistere di un campo di alta pressione sta facendo registrare temperature record sulla penisola scandinava. Nei giorni scorsi nella zona di Rovaniemi (il paese di Babbo Natale, 66° di latitudine nord, poco sotto il circolo polare artico), le temperature massime hanno segnato i 30 °C, mentre più a sud – si fa per dire, a Stoccolma! – si sono toccati anche i 34°C».

Senza dimenticare che questi giorni di grande caldo non saranno forse anomali per l’agosto italiano, ma i dati – forniti neanche un mese fa da Ispra, che fa parte proprio del Snpa – parlano chiaro e mostrano che il riscaldamento del clima in Italia è già una realtà da molti anni, e anzi prosegue a ritmi maggiori rispetto alla media mondiale (+1,30 °C nel 2017 in Italia, +1,20 °C nel mondo). E le ondate di caldo si inseriscono perfettamente in questo trend, suggerendo di ricorrere ai ripari.

Nel picco di caldo odierno sono 18 le città da bollino rosso secondo il ministero della Salute, con possibili effetti nocivi per la salute, soprattutto per gli anziani e gli ammalati, quando le temperature diurne superano i 35° C e quelle notturne non scendono sotto i 25°C; questo vale a maggior ragione nelle grandi aree urbane, che creano un effetto “isola di calore” a causa del quale la temperatura può aumentare anche di 4-5 gradi. Per dare una dimensione al problema Legambiente ricorda oggi i risultati del suo ultimo rapporto “Le città alla sfida del clima”, dove mettendo i fila i dati si mostra che «tra il 2005 e il 2016, in 23 città italiane, le ondate di calore hanno causato 23880 morti. Nella sola città di Roma dal 2000 sono circa 7700 le morti attribuibili alle ondate di calore».

L’analisi sulle ondate di calore dimostra l’importanza delle politiche di adattamento, perché l’esatta conoscenza delle zone urbane a maggior rischio sia rispetto alle piogge che alle ondate di calore è fondamentale per salvare vite umane e limitare i danni.

«Se vogliamo ridurre i pericoli per le persone e prevenire anche le ondate di calore servono – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – nuove politiche per le città, risorse e un coordinamento nazionale per aiutare i Sindaci di fronte a fenomeni di una portata senza precedenti. Come si sta facendo negli altri Paesi e nelle altre città europee, bisogna accelerare negli interventi che permettono di ridurre l’impatto del calore nei periodi estivi e delle alluvioni negli spazi urbani, oggi estremamente vulnerabili, e dove vive la maggioranza della popolazione. Al Governo chiediamo di approvare quanto prima il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici (di cui da oltre un anno è disponibile solo la bozza, ndr) e di mettere al centro gli interventi che riguardano le città, anche con un regolamento che finalmente fermi l’impermeabilizzazione dei suoli, che è una delle cause del calore nei periodi estivi, e che preveda interventi di recupero dell’acqua, salvaguardia degli spazi verdi, di utilizzo di alberature, acqua e pavimentazioni che riducono l’effetto del caldo nei quartieri e quindi sulle persone».



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