Riforma della sanità regionale: Cgil, ribadiamo nostre critiche

A cosa servono sperimentazioni gestionali pubblico-privato nella sanità marchigiana? Cosa deve contenere una legge che le disciplini? E soprattutto è questo il nuovo orizzonte della sanità delle Marche? Queste sono solo alcune, delle domande che le Segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno fatto alla giunta regionale e al consiglio che si accinge a discutere la proposta di legge n. 145 che disciplina, appunto, le sperimentazioni gestionali pubblico-privato in sanità.

“Abbiamo più volte ribadito alla Regione il nostro giudizio critico e le nostre preoccupazioni rispetto all’impianto di una legge che sembra preludere a un cambiamento degli assetti del Servizio sanitario regionale e dello stesso welfare marchigiano, con un massiccio ingresso di partner privati”, dichiara Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche.

Innanzitutto la legge riconosce alla giunta regionale un’ampia autonomia decisionale, che sfiora la discrezionalità, sull’adozione di sperimentazioni gestionali in tutti gli ambiti del Servizio sanitario regionale, nonché in ambito sociale.

Riconosce poi condizioni di particolare favore ai soggetti privati che presentano progetti di sperimentazioni gestionali e fa un generico richiamo agli enti del Terzo Settore, senza tuttavia “privilegiare nell’area del settore privato il coinvolgimento delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”, come esorta a fare la normativa nazionale.

Inoltre, si ritiene discutibile procedere all’adozione di una legge per disciplinare sperimentazioni prima della definizione di un nuovo Piano sanitario regionale a cui far riferimento per possibili modifiche degli assetti organizzativi relativi alla rete dei servizi ospedalieri, territoriali e di prevenzione.

E’ poi fortemente lacunoso l’aspetto del monitoraggio e della verifica dei risultati delle sperimentazioni: si prevede che la giunta regionale autorizzi l’attuazione di programmi di sperimentazione gestionale di durata fino a 6 anni, condizionata a mere verifiche intermedie, senza che ne sia stabilità alcuna cadenza, peraltro in contrasto con le norme nazionali che stabiliscono verifiche annuali e, poi verifiche al termine del primo triennio di sperimentazione.

Infine, si ritiene indispensabile chiarire bene le modalità di utilizzo del personale pubblico dipendente dal Ssr nelle sperimentazioni gestionali.

Ma c’è un aspetto che lascia sbalorditi: il consiglio regionale ha da poco iniziato a discutere la proposta di legge ma ormai da settimane consiglieri regionali e dirigenti dell’Asur hanno annunciato che sono già state sottoscritte convenzioni con soggetti privati per la gestione di ex ospedali come quello di Cagli e di Macerata Feltria.

“C’è da chiedersi – conclude Barbaresi – qual è il vero senso di questa scelta? Perché, dopo aver tagliato posti letto ospedalieri pubblici, quei posti vengono riattivati e assegnati in convenzione al privato, fuori da un reale approfondimento dei criteri da utilizzare? Quali sono i vantaggi in termini economici e di miglioramento dei servizi sanitari marchigiani?E che fine faranno i dipendenti pubblici delle strutture interessate dalle sperimentazioni? Perché le scelte strategiche di questa Regione continuano ad essere fatte senza alcuna trasparenza e chiarezza?”



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