SCENARI– BREXIT, SPRINT FINALE SUL FILO

NONOSTANTE L’EMOZIONE PER L’ASSASSINIO DI JO COX, LA CORSA E’ “NECK AND NECK”.
ENDORSEMENTDI TELEGRAPH E TIMES PER LA POSIZIONE “LEAVE”. MERCATI SCOMMETTONO SU “REMAIN”.
MAL’ESTABLISHMENT ITALIANO ED EUROPEO NON CAPISCE E DEMONIZZA. MARIO MONTI EMBLEMA DI CHI PRIMA HA BUTTATO AL VENTO OCCASIONI SU OCCASIONI E POI SE LA PRENDE CON GLI ELETTORI
La politica italiana (i giornali ne sono un’ennesima desolante dimostrazione) discute con passione del proprio ombelico. A sinistra, se si sia stati troppo renziani o troppo poco renziani. A destra, se serva un centro-destra o un destra-centro. Tutte cose “premiate” dagli elettori come sappiamo: tributando un trionfo a chi è apparso estraneo a questo tipo di dibattito. In particolare, nel centrodestra, ci sono 13 milioni di elettori astenuti: ma i maggiori strateghi (nella versioni di greco del liceo: “oi strategoi”) del centrodestra preferiscono parlare d’altro, preferibilmente di se stessi. Più che mai, serve una nuova offerta politica liberale e riformatrice: e mi fa piacere che ieri il mio amico Raffaele Fitto abbia preannunciato novità in tal senso. Ne riparleremo.
Per ora, concentriamoci su quello che può cambiarelo scenario (non dispiaccia agli interessati) più delle tre o quattro (ho perso il conto) interviste odierne di Giovanni Toti, o degli spifferi dei sofferenti retroscenisti renziani. Mi riferisco al referendum inglese su Brexit.
Prima i fatti, e poi le opinioni. I fatti diconoquesto: nonostante l’emozione provocata dal barbaro omicidio della parlamentare Jo Cox (evento che molti, a partire dalla reazione dei mercati, avevano considerato conclusivo della campagna, nel senso – pensavano – di un’opzione Brexit irrimediabilmente compromessa), la corsa è ancora “neck and neck”. Nelle ultime 96 ore, sono usciti quattro sondaggi: due di essi danno un pareggio assoluto; uno dà a Remain un punto di vantaggio; il più sbilanciato dà ancora a Remain tre punti di margine. Insomma, tutto apertissimo.
I mercati, ieri, sembravano scommettere sullaposizione Remain. Ma attenzione: domenica, i due quotidiani inglesi più autorevoli (forse, a mio personale avviso, i due quotidiani migliori al mondo), cioè Telegraph e Times, hanno con i loro editoriali sposato con un endorsement ufficiale la posizione Leave. E si tratta di commenti (a mio modesto parere) da incorniciare, per la puntualità con cui demoliscono l’attuale Ue e descrivono la necessità di una svolta per ripartire.
Vengo alle mie opinioni. Personalmente, ho il cuorediviso, come ho scritto più volte. Da un lato, vorrei la Gran Bretagna ai tavoli europei, ovviamente, e auspicabilmente per rovesciarli eriapparecchiarli. Dall’altro, credo che solo uno shock clamoroso possa costringere l’Ue a guardarsi allo specchio, e a comprendere gli immensi errori di questi anni.
Inutile girarci intorno. Anche chi ha avuto unagrande speranza europea, oggi vede una Ue che è tecnicamente a-democratica, prigioniera di funzionari non eletti, e soprattutto incapace di gestire qualunque crisi, dalla Grecia all’immigrazione.
Dinanzi a questo sfascio, a questo fallimentoconclamato, nell’ultimo anno ci sono state tre risposte politiche.
La prima è la devastante linea che chiamereiScalfari-Napolitano-Monti: e cioè un elogio totale dello status quo, a cui Monti ha aggiunto anche una sorta di “maledizione” contro chiunque (in questo caso, gli inglesi: in una riedizione surreale di toni contro la “Perfida Albione”) osi chiedere un’opinione ai cittadini. In sostanza, anziché interrogarsi sugli errori di chi ha buttato al vento occasioni su occasioni, di chi ha distrutto nei cittadini il sogno europeo, ora questo establishment se la prende con gli elettori.
La seconda è l’opzione (devastante per motivi ugualie contrari) di chi vuole invece sfasciare tutto. Una specie di “vaffanculo globale” elevato a linea politica.
La terza linea – a mio parere la più saggia – eraquella impostata da Cameron attraverso la rinegoziazione. E per un anno il Governo inglese ha cercato sponde per rivedere regole e trattati. Ovunque, purtroppo, si è detto no (Italia inclusa: e invece quanto avrebbe avuto bisogno il nostro Paese di agganciarsi al carro di una riforma profonda dell’Ue), e ne è scaturito un accordo al ribasso, insoddisfacente per gli elettori inglesi, e che sta determinando la campagna referendaria al cardiopalma a cui stiamo assistendo.
Diciamolo subito. L’Inghilterra non ha nulla datemere, comunque vada. E’ la quarta potenza militare al mondo; è la quinta economia mondiale; da sola, ha prodotto in cinque anni più posti di lavoro degli altri 27 Paesi Ue messi insieme; è un membro autonomo, rispettato e forte della Nato, del G8 e del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Chi ha da temere siamo noi. E due volte: una primavolta, come Paese indebitato, perché se vi saranno tensioni sui mercati, noi rischiamo di pagarle al prezzo più alto. Una seconda volta, perché saremo soggetti passivi delle reazioni di Berlino-Parigi, al cui asse ci siamo ancora una volta (sbagliando) accodati.
Occorre invece, dal 24, qualunque sia l’esito delreferendum inglese, promuovere una nuova rinegoziazione. Sia per tutta l’Europa, sia più specificamente per l’Italia: rifiutando la gabbia finale del ministro delle finanze unico, e invece promuovendo (lo fa la Germania con la sua Corte Costituzionale) un meccanismo per cui i Parlamenti nazionali possano dire no a una norma europea, se non la condividono.
L’Ue non si salverà imponendo a tutti una gabbia diuniformità, dalla Finlandia al Portogallo. Si salverà (forse) se accetterà le diversità, la competizione tra modelli fiscali e giuridici, se sceglierà come bussola non una rigida omogeneità ma una virtuosa flessibilità e un ancora più virtuoso confronto tra soluzioni diverse. Si chiama mercato, concorrenza, competizione: e può funzionare anche rispetto alle istituzioni, contro monopoli e oligopoli.
GRAFFI
Giuditta è una gattinabuonissima, ma ogni tanto graffia. Nel tempo libero, essendo una micia British, è disponibile a dare ripetizioni di inglese al Primo Ministro italiano e ai suoi amici (etruschi e non).
La frase di oggi è: “to laugh up one’s sleeve”
Per dire che uno ride sottoi baffi, gli inglesi immaginano che uno rida su per la manica, immagino più o meno nascondendosi…Esempio: After last Sunday’s electoral results, many Pd rebel party members are laughing up their sleeve at Renzi…
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on. Daniele CAPEZZONE



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