Scuola dottorato FEM, consegnati gli attestati. 100 neodottori dal 2011

La Fondazione Edmund Mach ha festeggiato ieri nove neo-dottori che hanno completato il percorso di dottorato nell’ambito del programma internazionale di alta formazione“FEM International Doctoral Program Initiative”. Dal microbiota intestinale alle foreste, dalla composizione chimica del vino al miglioramento genetico del melo. Diversi gli argomenti affrontati nelle tesi di dottorato che i giovani dottori hanno presentato oggi e che abbracciano i tre settori chiave della FEM ovvero agricoltura, ambiente e alimentazione.
Dal 2011 ad oggi si sono formati a San Michele 100 dottori di ricerca: 35 nazionalità e più di 50 affiliazioni a università ed enti di ricerca di tutto il mondo. Interessante il dato in base al quale ad un anno dall’ottenimento del titolo, circa l’80% dei diplomati ha trovato un lavoro altamente qualificato.

“Nel ciclo formativo della Fondazione – spiega il presidente FEM, Andrea Segrè- non può mancare il dottorato di ricerca, la tappa più alta e qualificante del percorso di uno studente. Per questo, dopo aver attivato la laurea magistrale in Meteorologia in seno al Centro C3A, stiamo già lavorando a una scuola di dottorato ad hoc che sarà in continuità con il percorso fatto finora, puntando sulla valorizzazione delle nostre risorse e di quelle dell’Università di Trento”.
A conferma del successo degli studi condotti e della qualità del programma internazionale si sono aperte da subito opportunità di lavoro per questi giovani ricercatori sia nel mondo dell’accademia, sia presso prestigiosi enti e aziende nazionali e internazionali quali Instituto Gulbenkian de Ciência (IGC), Università di Padova, Università degli Studi di Catania, CNR, Laimburg Research Centre, Slovenian Forest Service (Slovenia), Instituto Gulbenkian de Ciência (IGC), University of California Davis, Aarhus University).
Nel corso della cerimonia i giovani ricercatori hanno presentato i risultati della loro ricerca. Emily Pascoe e la sua ricerca sul microbiota intestinale; Kaja Kandare e gli studi condotti sulle risorse forestali; Johannes Wilhelmus Maria Pullens e la sua ricerca sulle torbiere nelle regioni alpine italiane; Silvia Ruocco si è occupata di composizione chimica del vino prodotto da una selezione delle varietà tolleranti alle malattie più promettenti; Giulia Chitarrini ha presentato i risultati dello studio sulla resistenza della vite per contrastare le malattie parassitarie. Inoltre erano presenti Valentina Lazazzara con la sua ricerca sui composti volatili aventi attività inibitoria nei confronti di due patogeni delle piante, Federico Carotenuto che ha illustrato gli studi sui flussi microbici, Umberto Salvagnin con i risultati dei suoi studi sul controllo della tignola della vite e Mario Di Guardo con una ricerca sul miglioramento genetico del melo, già insignita di riconoscimenti nazionali e internazionali (Premio come miglior tesi PhD dalla AISSA, Premio come miglior tesi PhD nel campo delle scienze frutticole Premio come miglior tesi conferito dall’Accademia dei Georgofili). Si aggiungono ad essi i neodottori Martina Cappelletti con i suoi studi sui biopesticidi, Rupinder Kaur con una ricerca su Drosophila Suzukii, e Maria Lucia Prazzoli con il suo lavoro sulle risorse genetiche della vite e Annarita Marrano che ha contribuito agli studi sul genoma della vite.
La Scuola internazionale di ricerca, un’iniziativa lanciata nel 2012 dal Centro Ricerca e Innovazione, nasce dalla fusione tra la rete di collaborazione Genomics and Molecular Physiology of Fruit (GMPF) e le attività di formazione di altri settori strategici della Fondazione. Attraverso il finanziamento di circa 180 borse di studio, la FEM ha consolidato la rete di collaborazione internazionale con università presenti nel territorio italiano e all’estero, enti di ricerca italiani e stranieri ed aziende private, favorendo l’incontro tra il mondo dell’accademia e il settore privato.



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