SE RINASCO FACCIO ANCORA L’IMPRENDITORE

IN LOMBARDIA CIRCA LA METÀ SI RIMETTEREBBE IN PROPRIO

Milano – Per il dopo pensione, il 30,3% lascia l’impresa ai figli e il 30,9% vende. Sull’andamento degli affari, i segnali più incoraggianti arrivano dall’industria: il 51,6% degli imprenditori lombardi ha visto un aumento del fatturato tra 2014 e 2015, e il 35,8% prevede un miglioramento delle performance per il 2016. A Milano ci sono i più convinti a voler rinascere imprenditori, meno sicuri a Monza e Brianza. Monza, 3 giugno 2016. Nonostante la crisi, il 43,8% degli imprenditori lombardi, potendo ricominciare si rimetterebbe in proprio. E se il 35% sceglierebbe di “migrare” all’estero, solo il 14,7% inseguirebbe il posto fisso da dipendente. Il futuro dell’impresa per il dopo pensione? È un testa a testa tra lasciare l’impresa ai figli e venderla (scelte rispettivamente per il 30,3% e 30,9%). Anche se il 15,3% degli imprenditori preferirebbe che l’attività chiudesse senza la loro guida. Sulle previsioni di andamento dell’impresa nel 2016, guardando i primi mesi di quest’anno, il 47,8% delle imprese dichiara che, nonostante qualche difficoltà, l’impresa riuscirà a resistere, mentre 1 impresa su 4 prevede persino un miglioramento (25,9%). Solo il 15,9% teme di chiudere. I dati sono comunque migliori rispetto a un anno fa quando le imprese in crescita erano il 23% e il 17% quelle che rischiavano di chiudere. E sul giro d’affari delle imprese lombarde, il 36,6% ha visto un aumento del fatturato tra 2014 e 2015, contro il 45% che ha riscontrato delle perdite (lo scorso anno a registrare diminuzioni era il 47,2% delle imprese). I dati emergono dalla indagine “Economia e imprese: quale futuro?” realizzata dalla Camera di commercio di Monza e Brianza che ha coinvolto circa 300 imprese lombarde nel mese di maggio 2016. I settori a confronto Guardando ai tre macro-settori economici, i più convinti della loro vocazione imprenditoriale sono gli industriali: il 48,4% si rimetterebbe in proprio, potendo ricominciare, mentre a preferire l’estero sono i commercianti (45,7%). E quando arriverà il momento di lasciare il lavoro, se il 48,4% degli imprenditori nell’industria lascerebbe l’attività a figli o ai collaboratori, il 40% dei commercianti preferirebbe vendere, mentre tra chi preferirebbe che l’azienda chiudesse, ci sono gli imprenditori edili: il 20,6% contro circa l’11% di commercio e industria. Sull’andamento degli affari, i segnali più incoraggianti arrivano dall’industria: il 51,6% ha visto un aumento del fatturato tra 2014 e 2015, e il 35,8% prevede un miglioramento delle performance per il 2016. Più incerto lo scenario per il settore dell’edilizia, dove 3 imprese su 5 hanno registrato tra 2014 e 2015 una contrazione del fatturato, e sul 2016 il 38,2% rischia di chiudere l’impresa. I dati emergono dalla indagine “Economia e imprese: quale futuro?” realizzata dalla Camera di commercio di Monza e Brianza che ha coinvolto circa 300 imprese lombarde nel mese di maggio 2016. Milano e Monza e Brianza a confronto A Milano ci sono i più convinti a rinascere imprenditori, con il 49% pronto a sfidare di nuovo il mercato e mettersi in proprio se potesse ricominciare. Meno sicuri a Monza e Brianza: il 19,1% vorrebbe poter contare su un posto fisso. E gli imprenditori brianzoli sono anche i più persuasi, se i figli non continuassero l’attività di famiglia, a chiuderla (17,3%). Sull’andamento degli affari nel 2016, le previsioni a Monza e Brianza sono migliori, dove solo 1 impresa su 10 rischia di chiudere, contro il 17,6% di Milano, e sempre nel monzese la quota di imprenditori che ha registrato un aumento di fatturato tra 2014 e 2015 è più alta rispetto alla città metropolitana: rispettivamente 47,3% contro il 32,4%. I dati emergono dalla indagine “Economia e imprese: quale futuro?” realizzata dalla Camera di commercio di Monza e Brianza che ha coinvolto circa 300 imprese lombarde nel mese di maggio 2016.



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