Uganda: l’Istituto agrario di Jabara, da un sogno di pochi a una realtà al servizio di molti

JAVIK, la scuola agraria di Jabara, realizzata nel Nord dell’Uganda dall’Acav, con il sostegno anche della Provincia autonoma di Trento, passa nelle mani del governo ugandese, che ne proseguirà l’azione al servizio della popolazione della regione di Koboko.
“Jabara Agricultural Vocational Institute Koboko”, è un centro di riferimento per gli agricoltori della regione del West Nile ugandese che, fatte le dovute proporzioni, potrebbe essere paragonato all’istituto agrario di San Michele all’Adige. Uno strumento di sviluppo, un posto dove sperimentare e imparare nozioni fondamentali per passare dall’agricoltura di sopravvivenza a quella commerciale.

JAVIK – come viene familiarmente chiamata la scuola – è una scommessa iniziata da Acav onlus ormai 10 anni fa con una visita dell’associazione a un terreno incolto, dove i partner locali, in particolare il distretto di Koboko, chiesero di realizzare un centro per la formazione degli agricoltori. Niente di simile esisteva e niente esiste tuttora in una regione grande come il Triveneto e con 3 milioni di abitanti. Il progetto è iniziato con le comunità che hanno messo a disposizione i terreni ed il supporto della Cooperazione Italiana allo Sviluppo, ed è proseguito grazie al sostegno della Provincia autonoma di Trento ed UNHCR (l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati).
La scuola è diventata parte del sistema educativo ugandese e potrà proseguire autonomamente. Un intervento che dimostra sostenibilità e pieno coinvolgimento delle comunità locali e delle autorità a livello regionale e nazionale. 10.651 contadini e contadine hanno ricevuto formazione agricola e strumenti per avviare le loro attività a livello famigliare. Quasi la metà dei partecipanti sono state le donne, la vera forza lavoro delle campagne africane, felici di esserci e attente ad imparare il più possibile. L’hanno già detto in tanti da molto tempo, l’istruzione, in tutte le sue forme è la precondizione che rende possibile il progresso e lo sviluppo umano.
Oggi con la presenza dell’Ambasciatore italiano in Uganda Rwanda e Burundi, Domenico Fornara, del Ministro della protezione civile e dell’assistenza ai rifugiati (il West-Nile sta accogliendo 1 milione e mezzo di profughi scappati dalla guerra in Sud Sudan), Hillary Honek e dei parlamentari James Baba e Margaret Baba Diri e delle autorità locali c’è stato il passaggio ufficiale della struttura scolastica all’Uganda, alle sue comunità ed al suo futuro.

Accompagnati da musiche e canti tradizionali, alla presenza di contadini e contadine, provenienti anche dalla Repubblica Democratica del Congo, il Ministro Hillary Honeck ha parlato di “un esempio virtuoso di ciò che dovrebbe fare la cooperazione internazionale allo sviluppo, sottolineando che l’intervento ha rafforzato il processo di pacificazione ed il rafforzamento dello sviluppo locale. Solo così, ha continuato, l’Uganda, ma in generale, l’Africa potrà crescere in pace e dando la possibilità alla sua gente di vivere con dignità”.

L’ambasciatore Domenico Fornara ha sottolineato come il progetto realizzato da Acav sia un buon esempio di ciò che può fare l’Italia, ed in particolare il Trentino. “E’ frutto – ha detto – di una efficacissima cooperazione italiana, sia governativa che decentrata, con uno sforzo encomiabile della Provincia autonoma di Trento. La scuola agricola riassume il meglio di ciò che è l’emergenza e lo sviluppo: mette insieme sia le popolazioni locali che i rifugiati, abbracciando programmi di formazione che creano quel ponte necessario tra l’emergenza umanitaria, la risposta ai bisogni immediati e lo sviluppo di medio e lungo periodo delle comunità locali ed anche di quei rifugiati che decidono di integrarsi. Questa è l’Italia che funziona”.



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